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Viva il tango, dio degli abbracci
Nella collana “Le librette di controra” un'appassionata ode al sensuale ballo argentino.
Dell'autrice di Dall'anima. Passi di tango, a parte lo pseudonimo Dudù non si conosce neanche il vero nome.Ma bastano le splendide gambe ritratte dalle foto in bianco e nero che punteggiano i capitoli, a rivelarci tutto il necessario su di lei…
«Che cos'è per lei il tango, Signora?». «Una discreta obiezione alla luce; il delizioso ricamo del nulla».
Con questa frase di Anna K. Valerio si chiude Passi di tango, e c'è da dire che tra le tante definizioni e interpretazioni della musica da ballo argentina questa è non solo la più appropriata, ma anche la più poetica. Il volume in questione fa parte delle “Librette di controra” (www.lelibrettedicontrora.it), collana di letteratura erotica ormai di culto presso i numerosi conservatori libertini della penisola; e a pubblicarlo non potevano che essere le edizioni di Ar di Padova, che da oltre trent'anni si dedicano a sondare, con i loro preziosi volumi, le più svariate declinazioni della spiritualità antica e moderna, orientale e occidentale. Perché non c'è alcun dubbio che l'erotismo sia un'alta attività spirituale, aveva anzi ragione Jean Baudrillard a definirlo «un rituale sacro, che si svolge in un sotterraneo».
L'uomo contemporaneo si aggira sgomento tra le macerie del sesso, reso noioso e banale dalla pornografia diffusa, che ha insinuato nelle menti un progressivo calo del desiderio. Risultato di tutto questo è il patetico fenomeno del turismo sessuale verso Paesi dove ancora vige il tanto vituperato “comune senso del pudore”, e di conseguenza il desiderio gode ancora di ottima salute. Qui da noi invece, per dirla con Michel Houellebecq che sull'argomento la sa lunga, «ormai anche gli omosessuali più che a far sesso si dedicano ai corsi da sommelier e alle degustazioni di vino in campagna».
C'è insomma un gran bisogno di rieducazione all'erotismo autentico e soprattutto, come andiamo predicando da anni, di pervenire a forme inedite di oscurantismo, oscurantismo glam e fetish; come si dice nella frase citata innanzi, «una discreta obiezione alla luce»: l'illuminismo ha progressivamente portato il bagliore dei riflettori ovunque - ma sono il segreto, il mistero, l'ambiguità a generare qualsiasi forma di fascinazione erotica e il tango contiene in sé tanti elementi di tale fascinazione. Esso è armonia di opposte pulsioni dello spirito come marzialità e lascivia, dominio di sé e oblio - ma soprattutto oblio, come ci dice ancora la Valerio: «Il tango è oblio. Sfugge a ogni assillo, sfugge a ogni costanza, sfugge a ogni peso, a ogni dover essere, modo smodatamente alato di traversare la vita, impertinente, ozioso, bel sognatore all'ombra di un sigaro, di un sorriso a metà, di un cenno, di un'iride umida, di una gamba di donna che si stende e indica dove la notte si fa abisso - e non si può più parlare…».
Come tutti ben sappiamo, il tango (che nel libro è chiamato tra l'altro: esteta dell'impossibile, stilista del sogno, signore dei sensi, stella dei trivi, infero paradiso) è tornato prepotentemente di moda anche in Italia; non c'è città che non abbia i suoi club di appassionati, che promuovono concerti e innumerevoli corsi di ballo. Crediamo però che un notevole contributo a questo revival l'abbia dato il successo del gruppo musicale “Gothan Project”, che ha contaminato con ottimi esiti il tango con l'elettronica più pop e accattivante. Antesignana di questa tendenza era stata la leggendaria Grace Jones negli anni Ottanta con il brano Libertango (cover da Astor Piazzolla). A ben vedere, è un po' il meccanismo che presiede a tutto il fenomeno della musica etnica o world music: contaminare la tradizione folkloristica con l'elettronica - ma com'è ovvio non sempre i risultati sono all'altezza delle aspirazioni.
È difficile negare la lontana parentela del tango con il flamenco e la corrida, ravvisabile perfino nella scenografia: saloni dai vistosi arredi, costumi sgargianti al limite del pacchiano (ma l'arte non è - come diceva Picasso - continua lotta contro il buon gusto?). Le movenze serpentine della donna che balla, il tango «farfalla nei piedi, tigre nel viso, gatta nel dorso», non rimandano forse a quella mescolanza indissolubile di grazia e alterigia, tenerezza e malinconia, così propria del matador? E che dire dell'indiscutibile somiglianza tra il suono del bandoneón, «pensiero triste di uno strumento - lama, che, invece di torturare, piange», e la straziante melodia del cante hondo nel flamenco, che più che un canto è un pianto modulato?
Passi di tango è un libro praticamente scritto a quattro mani: il testo principale è dell'esordiente Dudù, che mescola diverse tecniche letterarie (racconto, teatro, poesia); interessante il personaggio del prete che va a ballare il tango di nascosto, mascherato. Una volta scoperto da un sottoposto, formula una poetica ipotesi del tango come musica sacra, il cui ritmo è una preghiera e un sacramento. Dudù è anche il soggetto delle belle foto in bianco e nero - veramente sexy - che corredano il testo. “Preludio” e “Rapsodia” sono invece a carico di Anna K. Valerio e, come abbiamo detto, costituiscono una filosofia del tango di notevole profondità e acutezza. D'altronde, è il minimo che ci si poteva aspettare da questa misteriosa femme fatale da anni oggetto delle più diverse curiosità metapolitiche, metamondane.
Valerio Zecchini , in "Area" di Dicembre 2008
A suon di Tango l'eros sposa la morte
Il Tango bacia Regina, la morde, la fa gemere; lo aiuta il Bandoneon, vecchio Signore un po' satiro e un po' santo, docile come un cane da grembo ma capace di ogni perfidia. È la sfida più sensuale, il mistero di un suono che è gioia e morte, carne e sogno, Lucifero e Cristo. Dall'anima. Passi di tango (Le librette di controra, pagg. 61, euro 10) è il pamphlet provocante e provocatorio della misteriosa Dudù (di cui ammiriamo la forza narrativa e le belle gambe fasciate di nero fotografate qui e lì) che racconta il fascino di una musica, splendore del popolo, nell'epos di due donne; l'una estrema signora delle passioni, l'altra, vergine, ammalia persino Belzebù, che la invia sulla Terra a trovare l'immortalità ballando e rigenerandosi con i fluidi maschili.
Antonio Lodetti, in "Il Giornale" del 10 agosto 2008
Mario
Mariani il precursore di "Lolita"
"Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima
mia. Lo-li-ta: la punta della mia lingua compie un percoso di tre passi
sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo.Li.Ta" Alzi la
mano chi non ricorda questo incipit. Povero prof. Humbert Humbert
innamorato pèrso di una dodicenne, fascinosa e sciocchina!
Ma ben prima che Vladimir Nabokov si abbandonasse a trasalimenti
estatico-libidinosi dinnanzi alle acerbe grazie della sua incantatrice
("Lolita" fu pubblicato nel 1955) e prima che l'estro italico si
scatenasse con le seduttive ninfette cinematografiche (icona per
eccellenza del proibito e del peccato anni sessanta una giovanissima
Catherine Spaak con film di culto come "I dolci inganni" e "La voglia
matta"). A seminare scandalo ci aveva pensato Mario Mariani.
Giornalista, scrittore ed alfiere del libero amore. Nonché
feroce avversario di quei moralisti, "imbecilli" e "cattivi" che
costringono "meravigliose bambine a consumare in smanie solitarie
infiniti tesori di piacere che potrebbero, senza danno alcuno, godere e
profondere". Lui, invece, alle "bambine" dei suoi ricordi
così si rivolgeva: "voi vivrete ancora, creature
d'antelucane, rose in boccio, aliti marzolini, rugiade d'aurore.
Porterete per il mondo le vostre trecce annodate, brune e bionde, i
vostri grandi occhi dolci, socchiusi, pieni di desideri insoddisfatti,
le vostre caviglie sottili e nervose provocanti, più delle
caviglie delle eterèe bellissime, i vostri corpi elastici e
snodati dalle movenze precocemente voluttuose, i vostri seni ancor
saldi, i soli seni saldi e piccoli che stanno in una mano e sono tepidi
e freschi e hanno la pelle fina e vellutata come petali di gardenia".
Pedofilia d'antan visto che queste prelibatezze erotiche sono targate
1920, dunque con un bell'anticipo sulle lolitesche imprese raccontate
da Nabokov? Di sicuro lo scandaloso Mario Mariani si beccò
fieri cipigli censori, quando, per l'appunto in quell'anno "ruggente",
dette alle stampa "Le adolescenti" (ora riproposto da Ar nella collana
"Le librette di controra", pp. 192, euro 19,00), offrendo al suo
pubblico, lo stesso che si deliziana dinnanzi a languore e
voluttà del dannunziano Guido da Verona, il serto di teneri
fiorellini letterari di cui vi abbiamo fatto sentire il profumo.
Infatti, la ottava Sezione del Tribunale Penale di Milano lo
condannò per il reato di offesa al pudore a quindici giorni
di reclusione e a 100 lire di multa. La stessa sanzione venne inflitta
ad Icilio Bianchi, editore del pruriginoso volume, e a Renzo Ventura,
raffinato illustratore con compiacenze osé.
Perché, c'è poco da dire, qui l'osé lo
si spande a piene mani, e con dichiarato intento provocatorio. Non
solo, infatti, il libertario e libertino Mariani elegge a protagonista
delle sue storie maliziose fanciulle in fiore - Maria, Rosella, Nella,
Gina - ma lancia polemici appelli alla liberazione della donna. Da che
cosa? ma dai ceppi del moralismo borghese, s'intende. Attenzione,
però: nello spudorato Mario Mariani, non c'è
nulla di ideologico, nulla che puzzi di femminismo militante, e di
sciamannati uteri autogestiti. Qui siamo di fronte alla pagana,
dionisiaca ebrezza di un anarchico che con fervore ribellistico -
futuristico - anticlericale rivendica i diritti della carne, se ne va
in Brasile quando il fascismo sposa la borghesia e, tornato nel
dopoguerra in Italia, spara irriverenze contro i piagnoni
Diccì e Piccì.
Mario
Bernardi Guardi, in "Libero" del 2 gennaio 2008
Sofri,
Freda e la sua Musa
Che dire di una
ragazza bionda
con gli occhi azzurri penetranti che ama Platone e
Nietzsche, legge e traduce classici, fa figli e filologia
classica, allatta ancora il suo ultimogenito
all'età di quasi tre anni, ama l'eterea Cristina
Campo e cura letteratura erotica; che si definisce boreale e coltiva il
pathos della distanza (liebe der terne, diceva Evola) e conversa con un
linguaggio perfetto, armonioso e colto, ironico e
uranico ed è perfino dolce e attraente? Che non
esiste, direte voi. E invece esiste, ha ventott'anni, vive a Padova e
collabora col diavolo in persona, fino a essere la sua Musa e la sua
collaboratrice principale. Coetanea di coatti e sgallettate,
di veline e bamboccioni, viene da un'altra galassia e giudica un
complimento essere poco umani. "Onore ai differenti".
Si chiama Anna K. Valerio, è di origine friulana ed aveva
qualche ritrosia la prima volta che la vidi, a incontrarmi nei
paraggi della stazione di Padova, abitata ormai quasi esclusivamente da
immigrati clandestini e neri. Mi disse testualmente:
"sono una fanciulla di spiccate fattezze boreali, eviterei di spingermi
in stazione dove si aggirano troppi ceffi".
In effetti, soprattutto la
sera, alla stazione di Padova sembra di essere in Namibia. Ci siamo
rivisti una sera nella piazza della stazione padovana, all'ingresso, di
un hotel che si chiama Grand'Italia ma che in quel contesto sembra una
battuta ironica e quasi il consolato di una nazione straniera.
Se vedi un connazionale ti viene quasi voglia di abbracciarlo, come
accade tra compatrioti in paese straniero.
Ad Anna K. Valerio in fondo non dispiace sentirsi straniera,
nel luogo e nel tempo in cui vive, coltivando l'amore per la lontananza
e il gusto aristocratico dell'Inattuale. Scrive libri, tra cui uno
assai recente, di feroce eleganza, di
puntualizzazioni e stroncature, intitolato Infierire.
Ed uno dedicato a Nietzsche, intitolato "Per grazia, con
grazia". E cura, anzi trascrive i testi di una misteriosa
signora, forse pugliese, Fiammetta Oselladori. Alcuni
sospettano che sia un suo noni de plume, come quando si firma Arianna
de Giorgio; invece lei giura sull'esistenza reale benché
nascosta della Mitica Scrittrice, definendola una chimera che usa i
suoi polpastrelli; insomma lei traduce in pagina la fonte
misteriosa. Cura libretti ricercati, a volte un po' esoterici,
che trascorrono dalle dovizie erotiche del corpo alla
filosofia pugnace di Nietzsche, dall'Evola più
tosto, quello di Vita Italiana, alla narrativa più
inconsueta, passando per gl'Iperborei e gli indoeuropei. L'ho scoperta
per un infame equivoco.
Conoscevo una sua omonima pugliese e
pensavo che fosse lei; melo confermava il titolo della collana
che dirige, le librette di controra, che pensavo alludesse alla mitica
controra pugliese, di cui ho scritto anche su Libero. Ovvero l'ora
della siesta, il pomeriggio incantato del nostro sud. E invece
la pennica non c'entrava affatto, il sud nemmeno, e la curatrice era
boreale, altro che meridionale. Ma gli errori, a
volte, sono sms degli dei.
Ma io sto girando intorno a un Mostro che non vi ho ancora nominato. Il
suo Maestro e Ispiratore, l'uomo che nulla ha di umano, come lei dice
con celeste ammirazione. Insomma, il diavolo di cui vi dicevo.
È Franco G. Freda, che è il suo editore, che
viene letto e magari plagiato di nascosto da lettori ed editori
raffinati. Le mitiche, temibili edizioni di Ar, che sono un po' come
l'Adelphi in tenuta militare. Edizioni di gusto e di disgusto verso
l'umanità, nemiche dell'egualitarismo e del gregge,
animate da uno spietato e anticristiano aristocratismo, che
sconfina nella riscoperta del tabù più tremendo
della nostra epoca, la Razza. Ecco, sono arrivato fin qui per proporvi
un enigma della sfinge o un giochino, fate voi. Vi propongo un
identi-kit: "Fiero e altero leader dell'estremismo radicale in lotta
contro il sistema, colto e carismatico, autore di scritti e
curatore di iniziative editoriali, finito in carcere per
diversi anni per un crimine infame degli anni di piombo, non si
piegò mai a chiedere la grazia o il perdono e non ha mai
dato segni di pentimento". Domanda: parliamo di Adriano Sofri
o di Franco G. Freda? Di ambedue.
Vite parallele, anche se agli
antipodi. Ma uno è diventato
un eroe e un maestro, celebrato, corteggiato e ospitato nei
media, sconfinante da sinistra a destra, da Repubblica al Foglio;
l'altro è un maledetto, felicemente emarginato. E
dire che il primo fu condannato in via definitiva per
l'assassinio Calabresi; il secondo, benché abbia
scontato ben 15 anni di galera, invece fu scagionato per la strage di
Piazza Fontana. Fu poi duramente condannato per un suo
iperminoritario movimento, il Fronte nazionale, in
virtù della legge Mancino che colpisce i reati
d'opinione, con motivazioni filosofiche, ontologiche e misteriche che
l'avvocato Carlo Taormina che lo difendeva, tuttora ripete
sbigottito. Non conosco di persona Freda e mi sarebbe
facile sottolineare la lontananza dalle sue idee; ma sarebbe
scontato e poco elegante, vero ma vile.
Vedete in che antro ci ha condotto la sua Ninfa, Anna K. Valerio. Siamo
partiti da una fanciulla boreale, letterata e filologa, che
allatta ancora la sua creatura di tre anni, e siamo arrivati
all'inferno. Ma come dice un aforisma di Gomez Davila, che lei m'ha
offerto in anteprima: "Chi non mira le stelle si perde nella storia".
Per chiudere con una citazione da Nietzsche o dal Tribunale: e
il caos nero della stazione di Padova partorì una stella.
Marcello
Veneziani, "Libero" del 5 dicembre 2007
Un
amore in guerra.
Esperienza dei
sensi, guerra
levatrice di uomini impreparati all'orrore, follia e riscatto di eroi
anonimi o allo sbando: tutto è concretamente reale in queste
pagine di Bacchelli, forse le migliori mai scritte sulla ritirata
dell'esercito italiano da Caporetto al Piave (1917). "Un amore in
guerra" è anche una lezione di stile, un piccolo capolavoro
se confrontato, oggi, con le migliaia di volumi scribacchiati spesso
senza cuore, senza arte, senza coraggio. Lui è fra i
più fecondi letterati italiani. Dopo aver disertato gli
studi accademici, fece fino in fondo la Prima guerra mondiale, come
ufficiale volontario.
"Scrosciavan le mazze sugli elmetti leggieri dei nostri, e rompevano
elmi e capi; la baionetta cercava i visceri dei tedeschi. Si
formò un groviglio furioso, un risucchio di uomini
(…) Rantolavano, bestemmiavano, si prendevano per il collo.
Un tedesco altissimo e membruto levava a due mani su De Nada sommerso
nel groviglio fino alla cintura una mazza spropositata. Nel-l'atto
alzava il mento, e sotto la visiera la luna gli scopriva il riso a
denti stretti (…). Scopriva il collo, e lì gli
sparò a bruciapelo il fiorentino, afflosciandolo
giù. (…) De Nada si storse per gettare un grazie
al compagno, e non lo vide mai più". I tempi cambiano, la
lingua evolve e in pochi racconterebbero - adesso - la morte in
battaglia con tanto accanimento stilistico e rigore formale. Tuttavia,
quella mischia, densa di ritmo, di grida e di rumori, sembra fatta
apposta per il cinema. Quel tedesco smisurato, fermato un attimo prima
di calare la sua poderosa arma di morte, non è un nemico
qualsiasi, ma un gigantesco guerriero che semina terrore, come un
Achille omerico o il Golia biblico. Carne e sangue del nostro passato.
Il semidio pare invincibile, ma basta uno spiraglio di
vulnerabilità - il collo scoperto - affinché la
pallottola di un piccolo soldato fiorentino lo faccia precipitare nel
freddo mondo degli uomini.
La guerra di Bacchelli, autore de "Il mulino del Po", opera che ha un
posto di rilievo nella storia della letteratura italiana, non
è però una morbosa collezione di valorosi, ma la
poetica trasformazione di una tragedia in esperienza umana, salvata
dall'oblio. Non vi è dunque alcun compiacimento nella
descrizione delle sassaie del Carso, dove ogni tanto "soffia un vento
di cimitero", dei pensieri che mostrano "l'osso del teschio", o di un
grappolo d'uva strappato al tralcio durante una pausa dei
combattimenti, poiché rappresenta la "disperata
soavità d'autunno e d'abbandono di quella campagna prostrata
sotto il cielo stanco, sotto la sconfitta e la sorte avversa della
patria". Resta, infine, solo la promessa di un "amore in guerra", di
una donna incontrata per caso, simulacro di pace in mezzo all'orrore.
Bruno
Pampaloni, "Il
Foglio" del 28 maggio 2007
LA
COSACCA DEL BARONE VON UNGERN.
Lui, il
soggetto del
ritratto, è il Barone Nero, il Barone Pazzo, il Barone
Sanguinario. Il nobile baltico Roman Fiodorovic von Ungern Sternberg:
di stirpe germanica, di sangue vichingo e magiaro, di fasto e ferocia
barbarica. Di una fede monarchica e zarista decisa dagli accidenti
della storia, professata per una più oscura vocazione
teocratica, affermata in missione controrivoluzionaria nell'Eurasia del
primo dopoguerra.
Lei, l'autrice del ritratto, è una figlia "del fiore dei
popoli russi": una cosacca. "Bianca! Bianca! Bianca!", esulta lo
scrittore Mario Appelius, viaggiatore avventuriero nell'Oriente degli
anni Quaranta, che ce la presenta con il nome di Olga. Bianca come
l'esercito di cui il suo eroe, luogotenente al servizio dell'atamano
Semenov nella fase guerreggiata della rivoluzione sovietica,
guidò la divisione asiatica di cavalleria per difendere la
Siberia e la Mongolia contro le armate rosse di Blücher.
Arrossisce appena del suo biancore la ragazza mentre si spoglia degli
stracci e le pellicce che goffamente la vestono e si infila in una
tinozza piena d'acqua sotto gli occhi di Appelius che la osserva. Ma il
rossore basta a far avvertire la sottile vibrazione erotica che
percorre tutto il suo racconto. Potentemente erotica è,
infatti, la figura del guerriero esaltato e spietato di cui dice.
Divorato - ne scrisse Julius Evola - "da una passione che ne
bruciò ogni elemento umano". Ed è figura
sovrumana, fantastica, epica quella che si staglia negli occhi di Olga
e di Appelius. O dell'ingegnere Ferdinand A. Ossendowski: ministro
delle Finanze nel governo di Kolcak e autore dell'inquietante "Uomini
Bestie e Dei" che di von Ungern profeticamente raccontava. In lui
ciascuno di loro riconobbe il profilo del cavaliere spirituale
obbediente al Re del Mondo, dedito al culto del Sole e sceso in campo
controsole per imporre al mondo il suo progetto mistico e grandioso. Lo
aveva concepito come un "mandala celeste" e immaginava di proiettarlo
sulla geografia terrestre compattando in un blocco i tre imperi -
russo, mongolo-manciù e cinese - perché
montassero di guardia "in Asia e in Europa alla civiltà
umana contro l'Occidente corrotto e avvelenato". Mito, leggenda, sogno
o follia, il progetto (e il fantasma) del Barone - che fu catturato e
fucilato nel settembre del 1921 - ebbe in tutti i casi i suoi ritorni e
i suoi avatar.
Alessandra
Iadicicco, "Il Foglio", 21 maggio 2007
IL
BARONE NERO.
CACCIA ALL'ARMATA ROSSA NELLE STEPPE DELLA MONGOLIA.
Esce la biografia di von Ungern, capo dell’esercito russo
controrivoluzionario.Un personaggio leggendario che ha ispirato anche
romanzi e fumetti d’autore
[...]
Viene
evocato, per bocca di una nobile cosacca sfuggita ai rossi, un tipo
“estremo” come Roman Fiodorovic von Ungern
Sternberg. Alias, il Barone Nero: crociato antibolscevico
nell’Eurasia del primo dopoguerra, combattente feroce e
spietato, mistico e visionario. Il suo suggestivo ritratto ci viene ora
riproposto nelle ‘Librette di controra’ delle
Edizioni Ar (Mario Appelius, “La cosacca del barone von
Ungern”, pp. 58, euro 10).
Ma che ci fa il Barone Nero in una, sia pur raffinata, collana di
letteratura erotica? “Come tutti i guerrieri con intenzione,
von Ungern è una figura in sé erotica”,
spiega la curatrice Anna K. Valerio. Beh, di sicuro sprigiona fascino
da tutti i pori, proprio per la sua straordinaria
irregolarità. Nasce a Graz, in Austria, nel 1886, da una
famiglia di tedeschi baltici. Ma nelle vene gli scorre sangue magiaro e
vichingo. Cresce a Tallin, in Estonia, che fa parte
dell’impero zarista, e frequenta la Scuola militare di San
Pietroburgo. D stanza in Siberia, rimane affascinato dallo stile di
vita nomade dei Mongoli e dei Buriati. Durante la Grande guerra,
combatte valorosamente sotto le insegne dello Zar in Galizia e in
Volinia, conquistando onorificenze come la Croce di San Giorgio e la
Spada d’Onore.
Allo scoppiare della rivoluzione bolscevica, raggiunge
l’atamano Semenov nei territori orientali della Siberia, tra
il Baikal e la Manciuria, diventando capo di stato maggiore del primo
esercito “bianco” e organizzando una divisione di
cavalleria, composta da mongoli, buriati, russi, cosacchi, caucasici,
tibetani, coreani, giapponesi, cinesi. Il suo ardire è senza
limiti come lo sono la sua crudeltà e il suo carisma. I
nemici lo chiamano “Barone sanguinario”; i seguaci,
il severo “Piccolo padre” (come lo Zar). [...]
Il Barone, nemico non solo del bolscevismo, ma di tutte le ideologie
moderne, accarezza il disegno di una grande reazione politica e
spirituale che si fondi sulla restaurazione della monarchia e su una
santa alleanza tra imperi: quello russo, quello
mongolo-manciù e quello cinese. Contro il comunismo e contro
“l’Occidente corrotto e avvelenato”. [...]
Mario
Bernardi Guardi, Libero, 11/01/2007
RITORNO
ALL’EROS.
Era
ora che
qualcuno si prendesse la briga di rispondere ai racconti fintamente
erotici di Melissa P., tornando a chiarire la dimensione vera di un
eros ormai decaduto a biologia d’accoppiamento. Nello
splendido Metafisica del sesso, Julius Evola, nel 1958, con rara
lucidità indicava la via della decadenza che le cose
dell’amore stavano imboccando nel mondo occidentale, divise
tra i pianti da soap opera e la pornografia dilagante, il tutto condito
da remore protestantistiche. Ora, la giovane Anna K. Valerio,
direttrice de Le Librette di controra, ritorna su questi temi cruciali,
a mezzo della forma agile del pamphlet, lanciato come un macigno contro
Melissa P., «uno scherzo dei tempi, una fumigazione delle
coscienze, un frammento di omelia recitato a luci
rosé» (p. 11). Con un incantevole favellare, e
sulla scia di Dante ed Eliot, la Valerio afferma che un
«sentimento non lo si deve raccontare. Occorre descrivere
cose che lo suscitino, intentare situazioni oggettive che lo evochino,
incollanare suoni che lo ricordino, segnare atmosfere che lo impongano.
[…]; ma il corpo, la carne, il sussulto, il soprassalto, il
sollievo, non possono essere né biascicati, né
urlati. Vanno evocati, narrati: creati» (pp. 14-15).
Questo ciò che Anna K. chiede ad un bravo narratore erotico,
perché «ci infastidiamo di fronte
all’eros insano, contromoraleggiante; all’eros dei
rimorsi: all’eros «malriuscito». Quando
incontriamo i semi della pura gioia nell’aura di un amplesso
narrato è per noi scoprire un’oasi di
delizia» (p. 19). Invece, la letteratura erotica
contemporanea si divide tra il surrealismo immaginifico e i manuali di
anatomia; così, per trovare qualcosa di buono è
necessario tornare ai classici, agli scrittori latini e medievali. Un
po’ come in tutte le arti e le scienze? Forse…
Le quaranta pagine, poco più, della Valerio non sono
però solo un attacco alle intimorite Melisse, pronte a farsi
violare e a pentirsi, in un gioco letterario noioso e per nulla
stimolante. Tre le cose che ci spingono ad inserire questo testo nel
piccolo olimpo della nostra rubrica. In primo luogo Anna K. compie un
vero e proprio esercizio di stile; in questo senso ricalca il narrare
del Vate, luogo dove nessuna parola “accade” per
caso, tutto è ritmo e armonia; il fatto di essere uno stile
pone di certo l’Autrice dove deve essere, tra coloro che
scrivono per davvero. Secondo punto: la Valerio non si limita ad una
critica ironica e sferzante, ma risistema dopo aver demolito tutto a
colpi di mitraglia; dalle rovine di Melissa P. sorge una nuova luce per
chi volesse ancor raccontare eros. Infine: la scrittrice cammina nel
solco di una Tradizione, sulla via di chi ha sempre voluto affermare
che l’eros «può farsi, nei suoi esiti
più alti, sacramento, mezzo per raggiungere il sacro:
‘grazia’» (p. 41).
Carmelo
Ferlito, “Vademecum” – rubrica
dell’Università di Verona –
luglio-agosto 2006.
INTERVISTA
CON ANNA K. VALERIO
Come
nasce
l'idea della collana “Le librette di controra”?
Nasce
dall'intenzione di coltivare un campo fecondo, come quello dell'eros,
con gli umori e le parole che più gli si addicono. E da una
felice casualità, che mi ha fatto incontrare le fantasie
narrative di Fiammetta Oselladori, l'audacissima autrice con cui
abbiamo inaugurato la nostra collezione.
Quando
si
è accostata alla letteratura erotica?
Leggendo
il Fedro
di Platone: al liceo.
E'
ormai storia
la sua polemica contro Melissa P.: come è iniziata?
Cento
colpi di... rappresenta per me il compendio di tutto
ciò che un libro erotico non deve mai essere: tristezza,
moralismi dissimulati, fiumi di lacrime. Un'erotica giusta, le lacrime
deve trarle da altra fonte che gli occhi superiori, se mi si concede la
metafora...
E'
ancora di
questo parere?
Purtroppo
il mio
disprezzo per Melissa P. ha avuto modo, non già di
smorzarsi, ma di aumentare.
E
perché, secondo lei, un romanzo come 100 colpi di spazzola
ha colpito così tanto l'opinione pubblica; per i contenuti o
per l'età dell'autrice?
Com
e tutte le
trovate furbette, ogni ingrediente di quel composto ha fatto la sua
parte. Ma, soprattutto, ciò che ne ha decretato il successo
è la sua capacità di chiamare in causa il lettore
chiedendogli compassione. Non la passione, la compassione!
Ma
esiste
davvero un erotismo di destra e uno di sinistra? Qual è la
differenza?
Io
mi arrischio
a dire di sì, che esiste eccome la differenza. L'eros
‘di sinistra' è più tristemente
materialistico, più moderno (nel senso peggiore che questo
aggettivo possiede), più tendente al basso,
all'abbruttimento. L'eros ‘di destra', il nostro Eros, vuole
invece ricordarsi e ricordare continuamente di essere un dio.
Quali
sono le
caratteristiche che rendono uno scritto o un autore pubblicabile da
“Le librette di controra”? Seguite delle linee
giuda nella scelta dei testi?
Di
solito,
consideriamo gli scritti per la qualità letteraria che
esprimono, o per il potenziale provocativo che possiedono, o per la
capacità fantastica che rivelano. In genere, non ci piace il
piagnisteo, né il sentimentalismo esasperato da diario
adolescenziale, né la sciatteria.
Secondo
lei, da
cosa è determinato questo alone di sensi di colpa che
gravita attorno all'erotismo in It alia? Disinformazione o retaggio
culturale?
Direi
da quel
tossico che Nietzsche chiamò “moralina”.
La morale, questa beffa millenaria, questa falso millenario, rovina
tutto ciò che tocca. E la gente, ahimè, subisce
la sua impostura in tutti gli àmbiti - scuola, cultura,
giornali -, fino a perdere completamente la propria libertà
e a farsi opprimere dalla preoccupazione per la disapprovazione
possibile.
Lei
ha solo 27
anni: cosa fa oltre a scrivere libri ?
Allevo
i miei
due esigentissimi figli.
Per
l'imminente
futuro de “Le librette di controra”, cosa bolle in
pentola?
Due
novità di tono diversissimo. Un libro-intervista dove mi
trovo a sottoporre a inquisizione un sagace libertino fino a
strappargli le formule essenziali della caccia erotica. E il romanzo
meravigliosamente saporoso e terragno di Giuseppe Costantino Budetta, Vento
di terra : una vera fantasmagoria sensuale.
Area
51 Magazine, aprile 2006
EROTISMO
CON CLASSE, CONTRO MELISSA P.
Anna
K. Valerio con la collana “Le librette di controra”
(edizioni Ar) ripropone classici e novità della letteratura
erotica.
Parrebbe
quasi
una storia d'oggi, visto quel che circola nel mercato del porno.
Dunque: un uomo si imbestia e si trasforma in asino, una vogliosa
femmina si accende di bestiali voglie per il mammifero, viste e ben
ponderate le “proporzioni” del ragliante, i due,
ebbri di goduria, si abbandonano ad erotici furori, ma ecco che lui,
diventato bestia per un prodigio, da un altro prodigio è
restituito ad umane fattezze, e la donna, anziché mostrare
il suo apprezzamento per il bel giovanotto, non solo fa la bocca storta
di fronte ai ridotti ammennicoli, ma, indispettita, lo scaccia.
Perché, non immemore delle asinine prodezze, sa che da
quell'eccitato ragazzetto potrà ricavar poco. Sì,
il tutto potrebbe esser anche utilizzato per un filmetto "hard", ma la
storia è di antica e nobile fattura. Infatti, l'ha scritta
Luciano, nato a Samòsata, nella pianura dell'Eufrate, nel
120 a .C. e morto sessant'anni dopo. Un porno-autore ellenistico?
Tutt'altro.
Perché fu abile avvocato ad Antiochia, brillante retore in
Grecia, Italia e Gallia, acuto filosofo sofista ad Atene dove
dimorò per venti anni, valente funzionario imperiale in
Egitto, legato alla corte di Lucio Vero. Nonché autore di
più di ottanta opere, soprattutto dialoghi e saggi, dove
riversò sapienza e irriverenza, crudezze realistiche ed
estri fantastici, con beffe e sberleffi a iosa contro la
società del suo tempo. Nulla risparmiando a nessuno,
soprattutto agli intellettuali, ai politici, a quelli che predicano
bene e razzolano male. Insomma, Luciano fu uno scettico e un moralista,
che vide, visse e descrisse, con disincantata eleganza. E proprio
perché aveva raffinata cultura ed era avvezzo alle umane
cose, seppe mescolare gli ingredienti del mito con quelli di un
realismo nudo e crudo che non esita di fronte a descrizioni a tinte
forti. Dove l'orrido e l'osceno – dunque, purtroppo, il
troppo umano e cioè il bestiale, con tanto di aberrazioni
zoofile – la fanno da padroni.
Come, appunto, in Lucio e l'asino, l'aurea
operetta lucianèa, che, affidata alla cura di Eugenio
Corinaldi, viene ora riproposta nelle Edizioni Ar.
E, per essere più precisi, nella collana erotica "Le
librette di controra", diretta da Anna K. Valerio, filologa
classica di rara competenza e lettrice di Nietzsche, animata da sacro
zelo per l'indagine testuale ma da altrettanto sacra vocazione per le
extravaganti scorrerie intellettuali (si veda il suo Per
grazia, con grazia, firmato con lo pseudonimo Arianna De
Giorgio).
Decisamente provocatoria l'idea della fascinosa Anna (così
ce la mostrano le foto che la effigiano) di contrapporre ai tranci di
carne un tanto al chilo-tette, chiappe, con venusiano pelame e
vulveschi itinerari – della corrente pornografia, patetica
anziché no, noiosa e tristolina anziché no,
marchettistica e macchiettistica anziché no, tra mosce
lascivie tartufesche e maleodoranti perversioni da latrina; di
contrapporre, dicevamo, a tutto questo squallore di onanistiche turbe,
una raccolta di pagine dichiaratamente lussuriose nella loro allegra
opzione dionisiaca, nel loro irriverente libertinismo, nel loro eros
così sfrontato da apparire innocente. Ma già ci
par di udire acute strida, alti lai, aspri rimbrotti. È la
Destra ben pensante che insorge. E ha pieno diritto di sparare raffiche
di "vade retro Satana" contro la sinuosa e insinuante Anna, e contro il
suo appello alla sediziosa gioia dei sensi. I ben pensanti tengano
però conto che esistono e sono attivi da sempre circuiti
mentali e circoli intellettuali "alternativi" in cui lo
“scandalo” non diventa mai moneta corrente,
spicciolo massmediatico, esibito consumismo trasgressivo, ma si
propone/contrappone in termini di orgogliosa separatezza, rivendicata
distanza, elegante spezzatura (usiamo il termine nell'accezione che gli
dava l'impavida cattolica tridentina Cristina Campo) per tutto quel che
passano conventi e mode.
I libri pubblicati – da circa quarant'anni a questa parte, se
non andiamo errati – dalla Casa Editrice Ar
sono i segni visibili e tangibili di un aristocratico sentire che,
proprio perché tale, ha in gran disdegno la
volgarità di tutti i conformismi e, proprio
perché tale, non fa proselitismo. Casa editrice di nicchia
per lettori eletti, Ar va fiera della sulfurea
aura che spira sul capo del suo ideatore, Franco Giorgio Freda, e che
dunque traspira dai libri che pubblica e dai messaggi impolitici o
transpolitici che lancia a chi ha orecchi per intendere. Splendido
isolamento di luciferini Narcisi? Vero, ma fino a un certo punto, visto
che alcune iniziative di Ar hanno trovato
sostegno in settori accademici che, evidentemente, non temono il
contagio. O che amano sfidare l'avversario. In questa dimensione dell'
“azzardo” – divertito e colto –
si pongono "Le librette di controra". Preso alla
sprovvista da quest'insolito nome di battesimo, sgomento dinnanzi al
lessico raro e prezioso, il lettore tace turbato, immerso in
«quella parte bianca del giorno che da noi chiamano la
controra, l'ora avversa, quando il sole ha appena cominciato la
china». L'inquietudine aumenta dinnanzi al malizioso avviso:
«La controra è, nella giornata, l' “hora
lasciva”, avversa alla progressione faustiana del lavoro, ora
ideale e ideativa, è l'ora morbida (morbosa?), panica,
misteriosa e misterica, dove tutto è ebbro e
inebriante». Noi abbiano dato qualche cenno dell'operetta di
Luciano compresa nella collezione (al lettore che ne traesse diletto,
suggeriamo di confrontar “L'asino”
di Luciano con quello di Apuleio e magari col Pinocchio-asino di
Collodi, inconsapevole collezionista di simboli), ma val la pena di
leggere anche le altre "Librette". A partire da Contro
la P. Melissa, con cui Anna K. Valerio smonta la fanciullina
fornicatrice, «nutrita a lacrime e cannoli
siciliani», «panetto australe di carne appena
tornita», «scherzo dei tempi»,
«fumigazione delle coscienze», «frammento
di omelia recitato a luci rosé», massacrando con
garbo feroce un altro bel po' di tenere scrittrici viziosette
dispensatrici di gemiti e guaiti per l'immaginario erotico odierno.
Decisamente sottosviluppato, tra abbecedari porno e complessi di colpa
ricorrenti. E forse bisognoso di ben altri suggerimenti:
perché l'eros ha bisogno di eleganza, di lieve e lieta
grazia, di ammiccante leggiadria: decisamente, insomma, il peccato non
è cosa democratica. E allora – e proprio
perché "suggerisce"– anche il linguaggio deve
essere suggestivo. I sensi hanno bisogno di parole acconce
perché si crei l'incantamento; il giuoco sottile del detto e
non detto rinvia a uno "stile" mai dismesso né dagli accorti
amanti né dai tessitori di letterarie malìe; la
giostra delle allusioni/provocazioni vede la conquista dell'ambito
trofeo come opera dell'intelletto che ha dato alla passione le giuste
armi. Insomma, nelle " Librette di controra "
non c'è posto per la cafonaggine sguaiata. E sì
che in queste letture c'è di tutto e di più, si
scherza con i fanti e con i santi, non si alza mai il cartellino rosso
per sanzionare ed espellere un desiderio che ti accende. Apologia
dell'amoralità? È quel che ti offre una
novellatrice saporosa di Boccaccio, Aretino, d'Annunzio, Guido da
Verona come Fiammetta Oselladori (Il sorriso di Lulla o del
peccato della carne, I cinque sensi o le cinque
forme di piacere). O un esoterista della
sensualità come Mauro Meriggi (Kâma-Loka)?
E sono incontinenti ebbrezze, libidici trasalimenti, voli e
disvelamenti di sensi, raffinatezze tattili con simbolici ammicchi,
quelli di Valeria Incantalupo ("Lievemente") e
Corinna Furlanis ("I canti del desìo")?
Se colpa v'è, è colpa di natura, della controra e
del suo languore.
Mario
Bernardi Guardi, L'Indipendente, 9/03/2006.
IL
TEMPO DELL’HORA LASCIVA
«LA
CONTRORA è, nella giornata, l’hora lasciva,
avversa alla progressione faustiana del lavoro, ora ideale e ideativa,
è l’ora morbida (morbosa?), panica, misteriosa e
misterica, dove tutto è ebbro e inebriante». La
controra e le sue librette invitano a lasciarsi andare e a concedere
del tempo alla morbidezza dell’erotismo.
Il tempo necessario per non accontentarsi del sesso spicciolo di
Melissa P., alla quale Anna K. Valerio ha dedicato una delle librette
più note: Contro la P. Melissa. Elogio e invettiva.
Nota per l’immediata risposta polemica dell’autrice
siciliana, messa spalle al muro da una critica brillante. Nella piccola
collana dalle copertine di colore pastello Fiammetta Oselladori (nom de
plume di una misteriosa giovane autrice) ha pubblicato I
cinque sensi o le cinque forme del piacere, Sclip.
La prigione del vizio, e Il sorriso di Lulla o
del peccato di carne: «Qui, si respira e si impara
l’eros. All’ombra di temerarie
fanciulle in fiore, o dalla sapienza di sacerdoti ispirati da una musa
pagana. I tabù del nostro tempo, le tentazioni e i tentatori
meno confessabili: finalmente trovano le loro parole di
seduzione». Di Mauro Meriggi, studioso di esoterismo e
religioni pagane, è Kama-Loka, un
romanzo nato dalla curiosità di sapere quale romanzo avrebbe
mai partorito una Liala proprio audace che avesse letto Evola e Eliade.
M.G.,
L'Indipendente, 26/02/2006
A
CHI L'EROS DIONISIACO? A NOI
L’eros
è di destra o di sinistra? Secondo il
Secolo d’Italia è possibile fare una netta
distinzione, almeno per quanto riguarda la letteratura. In
più, ci sono buone notizie: infatti si può dire
basta all’eros «piagnone e pentitista»,
come sostiene Gabriele Marconi nell’intervista uscita ieri ad
Anna K. Valerio, direttrice editoriale delle “Librette di
controra”, collana erotica delle edizioni
“Ar”. Per la sinistra, spiega Marconi,
l’energia liberata dall’eros dionisiaco
è uno choc insopportabile. Così
l’erotismo slitta nella pornografia senza la
dignità del porno dichiarato, e con il sovrapprezzo di una
cura psicanalitica comminata da un ibrido mostruoso: Savonarola allievo
di Freud. Al contrario, «questo nuovo ozio
editoriale», come lo chiama la Valerio, vuole celebrare il
trionfo del buon gusto sopra il buon costume. Per esempio, i primi tre
volumi della collana dell’autrice che si firma con lo
pseudonimo Fiammetta Oselladori hanno intrecci molto scabrosi ma non
sono «manuali anatomici della scopata seguiti da confessione
e penitenza, come un dessert andato a male». Studiosa del
filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, la giovane scrittrice friulana,
fa tesoro della sua esperienza di filologa per dar voce a una
letteratura che in Italia ha di solito poca visibilità,
cercando di contribuire alla liberazione dei sensi di colpa non solo di
un genere letterario ma anche della gente. Già il nome
“Le librette di controra” riecheggia una morbida
eleganza e abbandoni d’istinto arcaico. «Chiamare
libri i nostri testi di indole e aspetto così femminile,
maliziosi, ammiccanti, non era possibile». Per cui sono
diventate librette. Controra «è
quell’ora in cui la luce del sole filtra da persiane
accostate». Il termine evoca il momento del piacere che non
è visto fermo come un’estasi ma lento, suggestivo
e vibrante. All’iniziativa non sono mancate le critiche che
però vengono respinte in quanto espressione di bigottismo e
di fondamentalismo marxista. Eros di destra o di sinistra? Come diceva
Gaber: «Ma cos’è la destra,
cos’è la sinistra».
Ilda
Bassi, Corriere della Sera, 6/01/2006
LETTERATURA
ED EROS
A "Le librette di controra" ho già dedicato qualche post,
compresa un'intervista a Anna K. Valerio. Adesso è giunto il
momento di una piccola recensione. Piccola perché il
libretto, così com'è giusto e com'è
dichiarato, è effettivamente di dimensioni inferiori a
quelle di un A5 ed è di sole 55 pagine.
Già alla prima lettura - avvenuta sfogliando il libretto in
un'osteria padovana - ero rimasto piacevolmente colpito dai
contenuti di questo "I canti del desio" di Corinna Furlanis. Non
racconti erotici, così come si potrebbe immaginare,
bensì sonetti amorosi. Cinquanta, per l'esattezza.
Corinna Furlanis non esiste, o meglio non esiste un riferimento certo
su chi sia effettivamente l'autrice. Si ignorano il nome, il periodo
nel quale visse "e come e dove trascorse la propria esistenza.
Conosciamo soltanto la grafia impetuosa ma composta con cui la Signora
fissò sulla carta i cinquanta sonetti". Così,
almeno, è scritto nel risvolto di copertina.
Leggendoli, l'impressione è quella di essere trasportati in
un ottocento manierato e composto che a sua volta fa riferimento a un
tardo duecento e a una lezione - quella del Dolce Stil Novo - assorbita
e assimilata con amore e dedizione. Non so se effettivamente sia
così - o se si tratti di una grande capacità di
imitazione - fatto sta' che ogni sonetto esprime con parole lievi e
rigorose tanto uno stato amoroso quanto una pulsione più
ampia verso l'ignoto. Il Cosmos, per intenderci. E questi sono temi
perfetti per un riscontro con le poetiche di Guinizzelli, di Cavalcanti
o di Alfani.
Eccone, per il permesso di Anna K. Valerio, un esempio.
XIV
(Dove l'io raggiante si sente parte dell'ordine del cosmo, e sente
quasi di sancirlo egli stesso)
No, non è un caos l'universo, vivo
è il suo sordo, eterno movimento,
che come fonte gaia, come rivo -
non come l'imprudente, inutil vento -
sempre si sa se scende o se risale.
Io l'ho compreso alfin, quando, sognando,
entro la notte mulinar di ale,
con tutta la coscienza vaneggiando,
mi colse amor di un sì acuto fiotto
che dirlo non so più senza tremare,
e quello ch'era sopra e quel che sotto
intorno a me scandiva il proprio stare:
regola a ognun pel mio dolce male,
tornita perla al filo universale.
www.macadam.splinder.com,
13/12/2005
INTERVISTA
AD ANNA K. VALERIO.
Qualche tempo fa, avevo ricevuto una curiosa newsletter de "Le librette
di Controra". Ne avevo già parlato qui. Ho avuto
recentemente il piacere di incontrare di persona Anna K. Valerio per
fare qualche chiacchiera assieme e da quella discussione ne
è nata l'intervista che, di seguito, vi riporto.
MacAdam: Perché sono nate 'Le librette di controra'?
Anna: 'Le librette di controra' sono nate, si parva licet, come la
filosofia secondo Aristotele: dalla meraviglia. In questo caso, dalla
mia meraviglia nei confronti delle audacissime novelle di Fiammetta
Oselladori, autrice della trilogia con cui abbiamo inaugurato la
collana. Ho sentito la necessità di contribuire a rendere
pubbliche, a offrire al lettore, le scritture di questa autrice e
l'impressione che mi comunicavano: di un eros del tutto diverso da
ciò che attualmente si trova sugli scaffali delle librerie,
nei loro lubrichi Enfers. Un'erotica priva di grevità
moralistica e di introflessioni autodenigratorie, scritta in modo
calligrafico (per riferirsi agli organi del piacere la Oselladori
dispiega una varietà di immagini tale che varrebbe la pena
farne un repertorio: anzi, una 'rubrica'); un'erotica schietta e sana e
lucente. Ho voluto definirla, con formula di ascendenza nietzscheana,
la gaia erotica.
M: Che cosa significa 'controra'?
A: Per noi: l'hora lasciva. 'Controra'è voce tipica delle
regioni meridionali. Sancisce il momento che segue al pasto del
mezzodì e si esaurisce intorno alle cinque di sera con il
riprendere delle attività lavorative. E' un tempo estatico,
di sospensione. E' il fervore 'bianco' di una luce 'che abbaglia',
eppure è anche 'l'ora avversa, quando il sole ha appena
cominciato la china': il punto più metafisico del giorno.
M: Che senso ha una letteratura erotica a tutt'oggi?
A: Quello di confermare, suggerire, plasmare i motivi per cui eros
merita di essere celebrato.
M: Cos'è per te la letteratura?
A: Domanda infinita (o indefinita?). Potrei rispondere con trasporto
personale: uno dei migliori motivi per agire in un certo modo, anzi per
agire in assoluto. E' la letteratura che ci ha abituati ad ammirare la
buona riuscita, l'eccellenza, a pensare alle cose come a
possibilità di un intreccio narrato, a far sì
quindi che tutto ciò che attraversa le nostre vite possa (o
debba) desiderare di essere parte di un buon racconto. Naturalmente,
qui intendo per eccellenza anche un ramo di glicine, o un lampo di
rotaia.
Tutto ciò che ci capita abita una sua storia. L'autore
è colui che la capisce. Il lettore è colui che la
sa leggere anche quando l?autore nomina soltanto un ramo di glicine, o
un lampo di rotaia.
Letteratura è, perciò, il luogo delle parole che
raccontano anche dove tacciono. Tanto più un autore riesce a
raccontare, pur tacendo, tanto maggiore e migliore è la sua
qualità letteraria.
M: Erotismo e impegno culturale si conciliano?
A: Si integrano e si rispettano, e anche si compenetrano. L'erotismo,
per gli umanisti del Quattrocento, era un esercizio di stile naturale.
Se si pensa: quale più grande sfida, per uno scrittore, che
evocare degnamente la carne lieta? Non capisco perché un
filone che, fino a non troppo tempo fa, raggiava di sontuosi esempi di
ottimo stile dovrebbe vedersi ridotto a ricettacolo di piagnucolii e
mugolii e sospiri. Io intendo questo genere letterario appunto come una
provocazione al virtuosismo dell?espressione. Nei miei fantasticari di
novizia del mestiere, immagino la storia dell?ultima letteratura
italiana spogliata del pudore...
www.macadam.splinder.com,
5/12/2005
«MELISSA
P.» REGINA DEGLI INCASSI.
Ma
è polemica sul lancio tv e una «rivale»
denuncia l'autrice
Tutti pazzi per Melissa. Melissa P. s'intende, il film di Luca
Guadagnino ispirato al libro-scandalo di Melissa Panarello, Cento colpi
di spazzola prima di andare a dormire. Opera prima di una
diciassettenne siciliana che vi racconta le sue precoci e
autobiografiche (?) esperienze erotiche. E poiché Melissa
non si nega niente, dalle orge con gli sconosciuti ai rapporti
omosessuali e sadomaso, eccola diventare la Lolita del nuovo millennio.
Meno maliziosa ma più trash. Perfetta per vendere libri
persino agli adolescenti e mandarli al cinema in tempi in cui il grande
schermo sembra faticare sempre più a catturarli.
Così, ai primi turbamenti anglosassoni del maghetto Harry
Potter, i ragazzi nostrani preferiscono di gran lunga lei, la
sporcacciona Melissa. Che, nella prima settimana di uscita nei cinema
subito conquista la vetta della classifica Cinetel con un incasso nel
weekend di 1.844.256 euro e la più alta media per sala
(6.231 euro.)
Scodinzolanti dietro di lei i pinguini imperiali di Luc Jacquet. Il
documentario La marcia dei pinguini totalizza 1.087.654 euro
realizzando anche la seconda media più alta per sala (3.475
euro), mentre al terzo posto rimane stabile La seconda notte di nozze
di Pupi Avati (729.629 euro).
Un successo inatteso, che riporta un film italiano ai vertici del box
office, e che lascia prevedere una serie infinita di epigone: Vanesse,
Luane, Samanthe. Tutti rigorosamente con diari niente affatto segreti
da spifferare. Tutti rigorosamente con l'iniziale del cognome puntato.
Che fa tanto proibito. La torbida «O» dell'Histoire
scandalo anni '50, insegna.
Ma, proprio mentre Melissa ascende ai vertici del box office, la sua
autrice, la birichina Panarello si guadagna una querela. Altro grasso
che cola nel battage pubblicitario. A citare in tribunale Melissa
è l'Antimelissa, al secolo Anna K. Valerio (anche lei con
una lettera puntata, e che lettera), 26enne autrice di un pamphlet
emblematico fin dal titolo Contro la P.Melissa. Elogio e invettiva.
Panarello contro Valerio, P. contro K.
K. accusa P. di aver dato alle stampe un erotismo pieno di pruderie
moralistica di stampo cattolico. P. ribatte sul sul blog che K., almeno
per la foto del risvolto di copertina del suo libro, sembra un viado e
dunque come fa a parlare di erotismo al femminile? E aggiunge perfida
giocando sempre sul cognome: Valerio è la sua vera
identità. Se si guarda bene la foto si ha l'impressione di
guardare un viado e non una donna che si ritiene custode suprema dei
piaceri e dispiaceri dell'erotismo»
«Ma se avevo scelto quella foto proprio per la sua
austerità che faceva da "pendant" agli argomenti scottanti
del mio libro...», ribatte Valerio, furiosa anche per altre
accuse, stavolta dell'autore del blog, Emiliano Bugatti, di essere di
destra dato che la casa editrice dove lavora è di
proprietà di Franco Freda.
E alla fine, per smentire ogni sospetto «en
travestì», K. Valerio allega sul blog una sua foto
molto molto femminile, che la ritrae mentre allatta uno dei suoi due
bambini. Meno viado di così. Tra le due litiganti, intanto
gode la produttrice di Melissa, Francesca Neri: «In cuor mio
me lo aspettavo, anzi ne ero abbastanza sicura. Anche se non
è stato facile ? dice a commento del successo del film ? A
vedere Melissa sono andati i ragazzini ed è quello che
volevamo. Un pubblico dai 14 ai 25 anni». Avete persino
battuto i pinguini... «Sì ma è diverso
- ribatte Neri - . I pinguini avevano un altro pubblico. Noi abbiamo
preso i giovani». Più qualche altro esemplare di
età un po' più avanzata come quel tizio beccato
in sala a far cosacce e denunciato per atti osceni.
Infine, altra raffica di proteste e polemiche congiunte dal Moige,
l'osservatorio tv del Movimento genitori, dal senatore Bonatesta di An
e da Antonio Marziale, presidente del comitato scientifico dell'
Osservatorio sui Diritti dei Minori. Tutti concordi nel deplorare la
scelta di promuovere il film-scandalo in quel contenitore per famiglie
che è «Domenica In» e per di
più proprio nella giornata dedicata ai diritti
dell'infanzia. Replica di Mara Venier: «L'intervista a
Francesca Neri era delicata e garbata. Sul film si è parlato
pochissimo e senza toni scabrosi». Ma come avrà
fatto?
Giuseppina
Manin, Corriere della Sera, 22/11/2005
KÂMA-LOKA,
O DELL’EROS PAGANO
Premessa redazionale. Nel mese di Aprile - romanamente mese di Venere -
nella collana di scrittura erotica Le librette di controra
(www.lelibrettedicontrora.it), diretta da Anna K. Valerio e promossa
dalla Libreria Ar, è stato pubblicato il romanzo breve
Kâma-Loka, scritto da un nostro saltuario collaboratore,
Mauro Meriggi. Definito da Pietrangelo Buttafuoco su
“Panorama” (n° del 30 giugno 2005, p. 67)
“il libro dell’estate rorida”, ci
è sembrato il caso - anche per la presenza in questo stesso
numero dell’elogio di Eros scritto da Alfonso Piscitelli - di
dedicare qualcosa di più di una recensione al bel volumetto
di Meriggi, per cui abbiamo chiesto ad un altro Mauro, Curcuruto, il
nuovo grafico de “La Cittadella”, acuto ed ironico
esploratore di testi letterari, di svolgere per noi il ruolo di Lettore
di Kâma-Loka, che forse è l’unico
romanzo pagano di questo 2005.
***
Il Lettore predilige la lettura della Poesia, e quindi parte
sfiduciato. Gli è stato chiesto addirittura di scrivere del
Kâma-Loka, e la sfiducia così è duplice.
“Sai - lo si è avvertito -, è stato
pubblicato per una collana di letteratura erotica, Le librette di
controra…”. Ah, quantomeno in questo libro si
scopa! Parte in quarta, anzi dalla quarta di copertina per capire cosa
significhi il titolo. Roba indiana: “Il regno del desiderio
sensuale”.
Stefania, la protagonista, è una specie di suora laica
presso una missione nel Sud dell’India. Ma prima faceva
l’archeologa e ha smesso il suo sogno di scavaruderi e pure
un poco la sua femminilità, poiché affetta da una
‘dubbia’ dermatite che la chiazza di rosso se un
maschio si provi a toccarla. Una rude e virginea bellezza da
‘soldato Jane’, insomma. Poi, una notte, sogna di
essere letteralmente fagocitata dal Vesuvio, o meglio
dall’umore bollente e vischioso del vulcano.
Il Lettore non mette in dubbio che Shiva, il Dio che la fa da padrone
nel primo capitolo, sia spaventoso come vien detto, ma non lo conosce,
e non dà quindi importanza ai titoli divini. Frattanto che
si aggira diffidente tra le pagine della missione indiana, arrivano
frotte di miliziani indù sulle tipiche (dunque topiche)
jeep, pronti all’assalto della missione. In men che non si
dica la missione è compiuta, anzi
‘fatta’. Violenze e violazioni a destra e a manca,
neanche le suore meno avvenenti vengono risparmiate… Povera
suor Emily (madre superiora) pensa il Lettore, ma il karma è
karma, e senza alcuna karma (siciliano = calma) i guerriglieri
‘tridentini’ procedono tra grida e
‘strap!’ di vesti religiose. Intanto nel silenzio
dell’infermeria Stefania, da dentro a un armadio, ascolta
incapace.
Qui succede qualcosa, qualcosa che il leggituro non si aspetta:
Stefania ricorda quanto accaduto alla mistica tibetana Yeshe Tsogyel
(donne, leggete!) durante il suo stupro brigantesco, episodio che le
ingenera una calma improvvisa e totale. Spalanca dunque
l’armadio, spalancando così le sue porte
più segrete. Eppure, prima che i turgidi rostri dei
miliziani la ghermiscano, entra in scena il capo della falange
indù, rigorosamente bello e misterioso come un Sandokan. I
quattro rinfoderano le armi e a teste basse escono di scena.
Il Lettore è assalito da una sensazione lieve, di
rigonfiamento del lingam, che in codesto e in quel preciso punto lo
prende, lo prende e non lo lascia intanto che in Stefania si compie una
rivoluzione. Lei ora incarna la Passività dice Meriggi, che
con molta creanza, e non senza gli opportuni particolari, racconta la
ritualità di quell’amplesso. E il Lettore ora non
è più diffidente, ma non sa che valore attribuire
a quel ‘rigonfiamento’ del lingam: positivo, ossia
il romanzo funziona, negativo ergo il romanzo è
‘fallace’…
“Ma il medico […] vide sul seno e sulle cosce di
Stefania i cinque segni d’unghia lasciativi dal suo
defloratore. Vi riconobbe quello che il Kâmasûtra
chiama il ‘pegno del ricordo’. Capì che
Stefania era stata amata come una dea”.
Stefania ritorna in Italia, dove nei seguenti cinque capitoli si
susseguono una serie di eventi all’insegna della
vitalità e di “un desiderio di gioire con tutti i
sensi”. Eventi legati a viaggi e a scopate mitiche (anche nel
senso dell’abbraccio col mythos) che si concluderanno con un
incontro che, richiamando enigmaticamente il primo (quello indiano),
chiude ad anello il romanzo.
Ora il Lettore comincia a capire. Collega e colloca e giustappone le
tessere del “mosaico cittadino” (Stefania
è di Palestrina ed è vissuta
nell’incanto del suo mosaico egizio) e comprende di non
essere per nulla di fronte al romanzetto erotico che per accattivare
vuol far rima con esotico. Piuttosto emergono, e senza che la lettura
ne risulti appesantita, figure e concetti che fanno di
Kâma-Loka una libretta originale e godibilissima. Meriggi ha
il pregio di una prosa piana e pertinente, dissimula per evitare la
volgarità vestendo il racconto di immagini punzecchianti e
consone, e il suo è un libro che non avrebbe potuto trovare
collocazione migliore della nuova, raffinata collana di Ar.
Kâma-Loka è un libro che riesce a trattare con una
semplicità sconcertante temi che non lo sono per nulla, come
ad esempio: il divino, che si manifesta nel e per l’uomo come
forza vivificatrice, quell’eros che diventa chiave unica e
totale per la comprensione di se stessi e delle leggi del mondo. E poco
importa che sia Shiva o Priapo o Dioniso il nome del Dio evocato: esso
funziona e agisce a prescindere. Per Meriggi il ricorso -fin nel
titolo- alla religiosità indiana ha senso perché
essa fa da discrimine tra Occidente e Oriente:
“Ma Dioniso per gli occidentali non era più che
una voce del vocabolario erudito, roba per mitografi, studiosi delle
religioni e delle arti figurative. In India, invece, Shiva era una
presenza e una potenza divina, visibile e invisibile”.
L’Occidente è incapace di parlare a se stesso, di
far parlare quel fondo mitico che ‘funziona’
infallibile e preciso nella realtà. Ma Stefania, grazie
all’India, trova poi proprio nel suo ritorno in patria
l’Occidente perduto, sommerso, come il Mitreo sotterraneo
dell’ultimo capitolo, dal trionfo del cristianesimo a-mitico
e sessuofobico.
Il topos del viaggio assai bene s’intona con
l’iniziazione di cui Stefania fa esperienza. I luoghi sacri
(dalla Pompei misterica ed erotica alla Sardegna nuragica, dai Monti
Sibillini al Lazio segreto) usati come costituenti la trama del
racconto, sono i luoghi sacri del passato remoto (pozzi, scavi
archeologici, antri), e vanno appunto a tessere la trama mitica del
narrare e del viaggiare. È proprio grazie all’aver
vissuto carnalmente quei luoghi che in Stefania avviene la metamorfosi
e il raggiungimento della coscienza dell’io (Shiva
e/è l’autocoscienza).
Scelta indovinata quella del tempo della narrazione: il presente.
Meriggi, infatti, non si rifugia nel tempo passato, e ciò
è indice di una precisa volontà, quella di
dimostrare che nel tempo presente il sacro e il mito vivono. E poi,
egli ci offre il piacere del racconto schietto nella lingua e nella
forma, ma pertinente, scorrevole e per nulla sofistico e/o sofisticato.
Borges nel suo testamento spirituale dice: “Quanto alle
teorie estetiche, torno a ripetere […]: quali teorie avevano
gli Indiani, i Persiani o gli Arabi che scrissero le ‘Mille e
una Notte’? Una sola, principale e fondamentale idea
[…] chi ha scritto le ‘Mille e una
Notte’ si è semplicemente abbandonato al piacere
di raccontare”. Il Lettore di Kâma-Loka ci ha
sentito lo stesso piacere e trovato conferma al motto che la Curatrice
ha dato alle sue Librette: “Era ben dolce il far quella
novella”.
C’è un senso, profondo e mitico nelle cose lette,
una trama ordita non dalle circostanze, né tanto meno dai
luoghi in quanto tali. I luoghi che la ‘goduta dea’
visiterà sono luoghi originali ed originari, siti
archeologici e di culto e perciò sacri. In
Kâma-Loka si sostanzia un’Italia infera (nel senso
di non emersa), assai più sacrale per i pozzi e per i suoi
archeositi che per le cose emerse: bel colpo Meriggi! Il Lettore sa ora
pertanto quale valore attribuire al rigonfiamento di cui sopra: questo
è sì un romanzo che fa gonfiare il cazzo (gli sia
consentito nominarlo, ché Meriggi riesce a non farlo mai),
ma in senso erotico, bello.
Mauro
Curcuruto, La Cittadella, n. 18
99+1
BAGNINI & BAGNINE
Intellettuali, politici, giornalisti, imprenditori, divi e starlette,
sacerdoti... Saranno i 100 protagonisti della lunga estate italiana.
Alcuni, inevitabilmente, si presteranno volentieri agli obiettivi
indiscreti dei paparazzi da spiaggia. Altri, più schivi,
cercheranno rifugio in luoghi remoti. Ecco i vezzi, i vizi e le manie
dei personaggi di cui si parlerà nei prossimi mesi sotto gli
ombrelloni.
BARBARA D'URSO
Scollata, ciaciona, tutta da ciaciare, ornata di sorriso matriarcale,
D'Urso è ruscellante nel corpo, e la verità
fotografica la rende primordiale. Se l'estate la libera dall'orrore del
«Grande fratello», con le sue apparizioni cartacee
nel recinto dei veramente famosi farà valere nella controra,
nell'hora lasciva del Kama-Loka buddista, quando il desiderio libera
gli eserciti del suo regno, l'allucciolio dei sensi. Finirà
che scriverà una libretta di Controra.
MELISSA P.
Non ci fu ombrellone senza Cento colpi di spazzola, il barone Titta
Rosso, comodo tra i dolci flutti mediterranei, ne fece glossa su
glossa, e così non ci sarà sdraio senza L'odore
del tuo respiro. Tutti vorranno leggere il nuovo libro della Brancati
al femminile, nella copertina la signorina Panarello ha voluto far
mettere una specie di zanzara modello elicottero e i suoi fan,
obbedienti, non s'ungeranno d'alcunché, si faranno
punzecchiare e suggere da calabronesse, zanzaresse, mosche e vespe, pur
di aderire ai desideri della maliziosa scrittrice.
L'erotismo tira sempre, specie se con varianti di pallida innocenza,
non vorremmo comunque risultare fissati, sempre contro Melissa P., ma
il libro dell'estate rorida è Kama-Loka di Mauro Meriggi,
edizioni di Ar, Le librette di Controra.
Pietrangelo
Buttafuoco, Panorama, 27/6/2005
L'EROS
A PROVA DI SENSI DI COLPA
La riscoperta della letteratura erotica, raffinato espediente
letterario che racconta la gioiosità e la libertà
del sesso visto come un incontro privo di costrizioni e di inibizioni,
passa attraverso le opere di una giovane scrittrice friulana, Anna K.
Valerio. Direttrice della collana dedicata alla letteratura erotica
“Le librette di controra”, Anna K. Valerio
è nata a Gemona nel 1979, ma in Friuli la sua opera
è pressoché sconosciuta. Il suo
“pensiero dominatore” (parole
dell’autrice), finora, è stata l’opera
del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, cui ha dedicato uno studio
critico “Per grazia, con grazia. Nietzsche: una forma di
lettura” (Edizioni di Ar, 2004), pubblicato con il nom de
plume di Arianna De Giorgio. Per ribadire i suoi amori
filosofico-letterari, ha inoltre curato, insieme a Franco G. Freda, il
volume de “L’anticristiano” di Nietzsche
con testo originale a fronte (Edizioni di Ar, 2004).
Scrittrice poliedrica e affascinante, con le
“Librette” Anna Valerio vuole dar voce a una
letteratura che in Italia ha di solito poca visibilità,
fatta eccezione per pochi casi commerciali e magari anche di dubbia
qualità. Come il caso letterario di Melissa P. e del suo
“100 colpi di spazzola prima di andare a dormire”.
La scrittrice friulana, invece, non punta a creare
“casi” ma, attraverso la letteratura erotica, vuole
dimostrare come sia possibile contribuire alla liberazione dai sensi di
colpa e dai complessi d’inferiorità non solo di un
genere letterario, ma anche della gente.
- Lei mette sotto accusa la letteratura erotica moderna criticando
apertamente il “caso” Melissa P., adolescente
giunta al successo con un romanzo in cui l’eros è
ancora una volta dipinto come una malattia dell’anima. Cosa
contesta di questo tipo di letteratura erotica?
“La mancanza di innocenza e la cattiva scrittura. Il dire
tutto con voce querula...”.
- Chiariamoci subito: che differenza c’è tra eros
e pornografia?
“La pornografia è una vivace provocazione fatta
attraverso l’esibizione dei luoghi organici del piacere.
L’eros, l’erotismo, è una provocazione
al desiderio molto più alta, che però non si
limita alla sfera fisico-sessuale. Può venire da un gesto,
da uno sguardo, da una voce, da una voluta di fumo o di parole, da una
voluta di pensieri. Perciò lo amiamo. L’erotismo
precisa un sentimento del mondo fondato sulla naturalità (e
la naturalezza), sull’istinto, sulla massima del piacere, che
in se stesso prova se stesso.”
- Lei ha parlato di una distinzione tra eros di sinistra ed eros di
destra. Il primo sarebbe caratterizzato da un senso di colpa frustrante
e l’altro libero da pregiudizi e creativo: è
questa la differenza?
“La differenza che io ritengo di conoscere è
più ipotetica che altro. In un clima dove si vanno sopendo
quasi tutte le contrapposizioni, volevo saggiare il tono delle
categorie di ‘destra’ e
‘sinistra’. Resistono, anche se estenuate. Neanche
un mese dopo che avevo lanciato la mia sfida è infatti
venuto fuori che in America c’è chi la pensa come
me: Michele Zipp, l’ex direttrice di
‘Playgirl’, ha dichiarato che i repubblicani sono
‘più sexy’ dei democratici. Comunque: i
postulati tipici della sinistra sono la vanificazione delle differenze,
dei privilegi, un pensiero ‘debole’. Al contrario,
gli istinti della destra sono (o dovrebbero essere) robusti, vigorosi,
acuti. Parlando di ‘eros di destra’, io pensavo a
Marte che fa i complimenti a Venere...”.
- In che misura l’impostazione cattolica, o più in
generale religiosa, influisce sulla sessualità e sulla
concezione peccaminosa del sesso?
“La moralina cristiana è un tossico per il gioco
dei sensi. Ma di buono c’è che esalta, in chi sa
compiacersene, il gusto del peccato”.
- Nel ventunesimo secolo esistono ancora molti tabù legati
al sesso che si riflettono anche sulla letteratura erotica, rimasta
“di nicchia”. Pensa che l’esplosione di
casi commerciali possa nuocere ad un genere letterario raffinato e, per
certi aspetti, elitario?
“L’eccessiva popolarità è
sempre pericolosa. Per incontrare i gusti delle masse bisogna spesso
rinunciare alle migliori qualità. ‘Uno di
noi’ è la formula con cui la gente ama salutare e
scegliere i propri beniamini. Ma un vero autore non è
‘uno di noi’. E’, invece, chi sa scrivere
come gli altri non sanno ancora scrivere, sentire ciò che
gli altri non sanno ancora sentire, vedere ciò che gli altri
non hanno ancora visto. Un grande autore è necessariamente
impopolare. Qualunque sia l’argomento che tratta”.
- In Friuli lei è quasi sconosciuta. La sua è una
scelta voluta o è la conseguenza del fatto che, forse, nella
nostra regione l’argomento sesso è ancora
tabù, ancor più se scritto da una donna?
“Certo: è una scelta di discrezione (anzi, di
pudore...). Credo che quello che faccio e che dico, se vale, possa
prescindere da me che lo dico”.
- Da osservatrice esterna, come valuta il rapporto dei friulani con
l’eros e la propria sessualità? La nostra regione
sarà anche la capitale dei sexy shop, ma si ha
l’impressione che ci sia una concezione del sesso
“a porte chiuse”, ancora estremamente riservata.
“I friulani hanno una qualità, secondo me,
meravigliosa: la selvatichezza, il riserbo, la sicurezza di chi le cose
proprie le vuole fare in modo proprio. Vede? Sono riusciti a puntellare
la loro regione di sexy shop senza che, in Italia, quasi nessuno
indovinasse i loro gusti privati. Da invidiare!”
- A cosa sta lavorando adesso?
“Un pamphlet che ha da essere scritto. E poi, insieme a un
amico e a un manipolo di amatori (del buongusto), desideriamo mettere
mano a un libro in cui si compia davvero il periplo dei confini
dell’eros”.
Marta
Rizzi, Il Friuli, 17/06/2005
ME
NE FREGO DEL PECCATO.
[…]
All’insegna del
che-palle-non-ce-la-facciamo-più-conquesta-lagna, le
Edizioni di Ar di Giorgio Freda hanno dato voce ispirata
all’eros che piace a noi. Lo hanno fatto con una nuova
collana, “Le librette di controra”, che fin dal
nome riecheggia eleganze morbide e abbandoni d’istinto
arcaico… Perché la controra è
“quella parte bianca del giorno”…
“l’ora avversa, quando il sole ha appena cominciato
la china” e le convenzioni borghesi si addormentano e
allentano la loro presa sulla modernità
obnubilante… quell’ora in cui la luce del sole
è un bagliore che filtra da persiane accostate,
riacquistando la consistenza della penombra di boschi antichi, dove
l’odore di Dioniso cacciatore è tanto forte da
annullare quello della vergogna. Quell’ora che introduce a un
tempo torrido, lento, sensuale… a una chiave che apre porte
altrimenti sbarrate…
“Questo nuovo ozio editoriale”, come lo ha chiamato
Anna K. Valerio, studiosa di Nietzsche e direttrice delle Librette,
vuole celebrare il trionfo del buon gusto sopra il buon costume.
Tant’è che i primi tre volumi della collana
– novelle e racconti scritti, si dice, da una giovane autrice
che si nasconde sotto lo pseudonimo spiritoso di Fiammetta Oselladori
– sono ricchi di intrecci scabrosissimi, allo stesso tempo
espliciti nell’immaginazione e solo metaforici
nell’esplicitazione dell’immagine. Non manuali
anatomici della scopata seguiti da confessione e penitenza come un
dessert andato a male… Gioiose calligrafie erotiche, invece,
libere davvero, eleganti e selvatiche anche nello stile, al modo di
Apollinaire e della Nin, dove la curiosità archetipica di
Ulisse è magnificata dalla voglia di scoprire
l’altro… in tutti i sensi e per tutti i
sensi… anche il più irraggiungibile. Un viaggio
arditissimo dal quale si può tornare perfettamente innocenti.
Eros senza peccato e senza rimorsi. Non per indifferenza incosciente,
quindi, ma per cosciente differenza.
G.
M., Area, Maggio 2005, n. 10
ANNA
KAPPA E SPADA .
Ventisei
anni, solida cultura classica, una passione per Nietzsche e
una sincera vversione per l'erotismo colpevole di Melissa P.
L’invettiva
è un genere semidimenticato. Perché
rispolverarlo, con toni così colti, contro
un’operazione furbina come il libro di Melissa P.?
Per le stesse motivazioni che mi hanno spinta a scrivere il libro. Sono
da sempre innamorata della parola e della letteratura, del loro potere.
Provo per la parola una vera attrazione. Non riesco ad accontentarmi.
Vedere assurgere a caso di erotismo letterario un libro moralista nei
toni e sciatto nel linguaggio mi ha portato a reagire con
un’invettiva, scritta in un soffio. Non pensavo di attirare
l’attenzione: una studiosa di Nietzsche che guadagna
notorietà per un pamphlet contro Melissa P…
Qualcuno si indignerà.
D’altra
parte il sesso tira. Specie di questi tempi. A proposito: come mai?
Siamo in uno dei periodi più caotici della Storia. Una
deriva nella politica e nei costumi cui però corrispondono
la continua promessa del migliore dei mondi possibili e una continua
provocazione erotica che si ferma sempre sulla soglia, al guardare e
non toccare, non a caso funzionale alla società
dell’immagine.
Ma
il tuo libro attacca soprattutto il livello scadente
dell’erotismo letterario. Del sesso in serie di tv e cinema,
del sesso banale dei video musicali o delle hotline non parli.
Né di Internet. Niente sesso tecnologico.
Un po’ è per deformazione professionale: mi
intendo di parole scritte, rimango in quel campo. Ma poi, da un libro
mi aspetto di più. Un libro è più
organico rispetto a uno spot pubblicitario, al baluginìo di
provocazioni provenienti da altri mezzi di comunicazione. Proprio
perché deve raccontare più compiutamente, ha
capacità di suggestione molto maggiori. Certo,
l’immagine ha impatto immediato. Ma il potere di penetrazione
della parola si insinua nel fondo dell’anima e sconvolge.
Nietzsche diceva: “Non definire sapiente una persona che non
ti abbia turbato”. Ed io sono convinta che un libro possa
turbare mille volte più di un’immagine.
L’immagine ha una data di scadenza,
tant’è che l’erotismo su pellicola
risulta spesso datato. Il libro invece non si colloca in un tempo
preciso. Se è un libro che vale, s’intende. Invece
Melissa e i suo diario pieno di lacrime sono la punta
dell’iceberg di un erotismo raccontato con intenti
moralistici, col senso di colpa sempre in agguato, la punizione
inevitabile tipica della cultura religiosamente e ideologicamente
corretta dominante in Italia.
Quindi
ci sono altri esempi?
Parecchi. Si va dal disagio di Porci con le ali a
una recente raccolta di racconti di 14 autrici, alcune anche piuttosto
note, pubblicata da Einaudi: si intitola Ragazze che dovresti
conoscere. Non so come gli sia venuto in mente il titolo:
sono ragazze che il lettore preferirebbe non conoscere affatto. Lo
schema è sempre quello: una morbosità continua e
autopunitiva, nevrotica. Invece l’eros è una forza
solare, nonostante si esprima – o proprio perché
si esprime al meglio – la notte.
Allora
che libri consigli?
Elogio delle donne mature,
dell’ungherese Stephen Vizinczey. Un libro del 1965 gioioso e
affascinante, in grado di coinvolgere veramente i sensi di chi legge.
Ma
forse è giusto confrontare Melissa e le altre con libri
recenti, e scritti da donne. Che tra l’altro, sono quelle con
maggiore visibilità, come dimostrano i successi de Il
macellaio o Diario di una ninfomane.
In effetti negli ultimi anni tutti i best seller erotici sono firmati
da donne. O da uomini con pseudonimo femminile, per vendere di
più. La donna che confessa la propria vita intima
è ancora un fatto inaudito, attrae. Io consiglio la francese
Sarah. Il suo libro ha la leggerezza e il candore del sesso vero, e si
intitola, semplicemente, Ho goduto. Ma troppi
libri sono solo civettuoli, arrivano a un passo dal dunque, poi ti
lasciano insoddisfatto.
Perché,
secondo, te oggi il sesso ha tanta visibilità, mentre prima
era nascosto? Non sarà per tenerci tutti allo stadio
adolescenziale?
Bella ipotesi. Forse sì. Però nel ragazzino
c’è un impeto sano, naturale verso le questioni
erotiche, che nei ringiovaniti a forza non ci potrà mai
essere.
A
un certo punto del libro dici che solo lo zòon
erotikon,
l’animale erotico ci potrà salvare. Esattamente di
chi stai parlando?
E’ una mia invenzione, derivata dall’animale
politico di Aristotele. “Animale” è
inteso come “dotato di anima”, non certo in senso
bestiale.
Da
cosa è riconoscibile un animale erotico?
Intanto, dalla voce, elemento di sensualità sottovalutato.
Esteticamente è piacevole ma non un bambolotto. Deve farti
pensare che entrare in confidenza con lui dischiuda esperienze
illuminanti, mondi che non conosci, cose che vanno oltre la
realtà ordinaria per arrivare all’ignoto. Poi, una
libera sensualità si esprime apertamente, non in forme
nascoste e magari sadiche - uno che gode frustando è per lo
più uno zòon nevrotikon.
Fai
dei nomi. Tanto per dire, la tv ha eletto ad animale erotico Costantino.
Bell’animale, sì… ma lasciamo perdere.
Tra gli idoli attuali non amo Brad Pitt, troppo bambolotto. Nemmeno
Johnny Depp, se non nel gitano senza complessi e inibizioni di Chocolat.
Né George Clooney, con quella sua aria beffarda e
compiaciuta. Mi vengono in mente Richard Burton in Cleopatra
e poi, accidenti, Marlon Brando… Brando nei panni di
Napoleone in Desirée e in Ultimo
tango a Parigi. In Italia, imprevedibilmente, ha recitato in
modo sensuale Diego Abatantuono nel Testimone dello sposo.
Di cinema mi intendo meno che di libri, quindi mi vengono in mente
molte scene sensuali, ma non erotiche. Così su due piedi
citerei alcuni momenti di Lezioni di piano, che
però ha un finale lugubre che suggerisce un legame negativo
con l’eros.
Musica
ad alto tasso erotico?
Direi il tango argentino. Non tanto la musica, quanto il gesto, il
ballo, l’abbraccio. Ma a parte il ballo, come canzone potrei
citare una ballata di Leonard Cohen, intitolata Tonight will
be fine, ha una cadenza di ninna-nanna ma un argomento
“sensuoso”. Il cantante italiano più
sensuale, da quando non c’è più
Fabrizio De André, è Vinicio Capossela. Mi piace
la sua sfrenatezza, consiglio l’ascolto di brani come Ultimo
amore o Rosamunda.
Torniamo
alle immagini: la pittura?
Io ho una passione per gli ex libris, e uno dei più
evocativi l’ho usato come copertina del mio libro: una
fanciulla morbidamente nuda vista da dietro, un’anti-Melissa
che si pettina davanti allo specchio. Altrimenti, certi dipinti di
Klimt, alcune ragazze in atteggiamento di esplicito autocompiacimento.
La pittura ha vita più facile nel rappresentare
l’erotismo: il libro, forse per esigenze di trama, deve
contenere delle svolte. E alla fine va contro la sensualità
delle pagine precedenti. Un pittore non può pentirsi verso
la fine del quadro.
Parliamo
di Sex and the city… C’è una
città che ha una particolare carica erotica?
La mia graduatoria è: Napoli (non fosse altro che per il
clima), Milano (non fosse altro che per l’ostentazione della
propria “urbanità”, così
decadente), Torino (una Signora che sotto l’abito di broccato
nasconde la guepière), Bologna (abitata da gente di
elettrizzante amabilità, con quelle nebbie che fanno da
mantello di Don Giovanni).
Aggiungo, tra le città che conosco meglio, la bella Verona,
le riviere di Padova e, se si ha il gusto dell’intrigo,
Trieste. Ma preciso subito che sono ritrose: rivelano la propria anima
solo quando le si attraversa adeguatamente ispirati da un amante al
fianco…
Ultima
curiosità: il tuo editore è Franco Freda.
Accusato di diversi reati, tra cui la strage di piazza Fontana, per la
quale è stato assolto.
E’ una persona molto diversa da come è stata
dipinta, che ammiro immensamente. E’ un estremista
rigorosissimo – estremista di parole e di pensiero, non di
ideologia. Personalmente, credo che senza estremismo non sia possibile
fare niente di buono.
Paolo
Madeddu, Urban, aprile 2005 n. 37
I
CINQUE SENSI
di Fiammetta Oselladori.
Edizioni Ar, Salerno, 2004.
Collana “Le librette di controra”, pagine 96, euro
7,00.
La
controra
è quella parte del giorno in cui il sole inizia appena la
sua china. Richiama assolati e oziosi momenti nella calura pomeridiana,
quando il pensiero vaga e s’insinua in ambiti morbosi. Detto
questo giusto per definire il nome della collana in cui escono le
novelle di Fiammetta Oselladori raccolte in questo volumetto, in
libreria per i tipi delle Edizioni Ar di Franco G. Freda.
***
I cinque sensi o le cinque forme del piacere: una scrittura piacevole,
dai toni “passati” dove si evita di chiamare le
“cose di sesso” con il loro banale nome, ma si
coniano suggestive metafore e allusioni.
Una stesura felice nella forma, quella di Fiammetta Oselladori, che
denuncia preparazione e cultura pur senza
“appesantire” mai la narrazione. Un raccontare con
onestà di fantasie, soprattutto laddove si avventura nella
malizia adolescente.
Storie non sulla realtà, ma in una irrealtà
possibile... O almeno immaginabile. Nella tradizione erotica classica.
Non diari e prese dirette di avvenimenti come pare ovvia moda in tanta
letteratura odierna, ma discorsi, fantasie e ingenuità fuori
dal tempo.
***
Cinque novelle come cinque i sensi.
La prima dedicata alla vista: “Bocche di lupa”. Due
ragazzini spiano da sotto la grata di bocche di lupo le grazie delle
passanti: «C’erano quelle con le autoreggenti, le
fanciulle più alla moda, a volte fin troppo polpose, con
gambe come colonne e carni che debordavano intorno alla fascia elastica
di pizzo. E poi quelle che portavano il reggicalze. Gli occhi dei due
amici si precipitavano sul lembo di pelle, sull’isola nuda,
tra l’inguine e la coscia inguainata. Riuscivano anche a
intuire il gonfiore del boschetto, e a indovinare il suo colore da quei
peluzzi che fuoriuscivano dalle mutandine».
L’udito in “La caduta del muro”. Chiara
vive nel nuovo miniappartamento e, al di là della parete,
abita un ragazzo con le sue conquiste: «Sera dopo sera,
settimana dopo settimana, Chiara apprendeva varianti nuove.
“La cicetta... la novellina... la bietolina... el
momòn... il nervo... il barone”. Spezzoni di
parole ardenti continuavano a sfregolarle la carne».
“La lingua batte” tratta il gusto come non si
immagina subito. Semìra deve prepararsi agli esami di
maturità. Il suo insegnante la conduce nei meandri
più morbosi della lingua latina: «Per comprendere,
e quindi apprendere, una lingua, è importante avvertirla
come cosa viva, percepirla, gustarne i sapori».
Il tatto in “La via della mano sinistra”, dove la
massoterapista Sophie ha una strana particolarità nel
lavoro, non usa mai la mano sinistra: «La mano di Sophie,
intanto, studiava il suo dorso e gli cingeva il collo non
più dolente. Sempre una sola, la destra».
Infine l’olfatto. In “Il fratello di Dio”
c’è suor Adele, l’unica delle cinquanta
suore dell’abbazia di clausura a conoscere antiche ricette
medicamentose, segreti decotti, infusi, essenze e pregiati nettari
aromatici.
«Sognò i campi attorno al convento e la strada
bianca che tagliava i frutteti. Lei la stava percorrendo e gustava una
nespola sugosa. Intorno, il tripudiante frinire dei prati. Il caldo la
indusse a cercare riparo all’ombra di un faggio. [...]
Sollevò le sue vesti. Inspiegabilmente, era nuda, sotto la
gonna nera, e non faceva nulla per coprirsi. [...] Le farfalle
bottinavano i fiori. Una si posò sul pistillo del suo fiore
roseo. Con la proboscide sottile, l’essere alato batteva
ritmicamente, dandole una voluttà soffocante».
Silvio Andrei, 23/3/2005
http://www.numagazine.it/phpversion/viewrecensione.php?id=179)
L'EROS
(DALLE NOSTRE PARTI)
"C'è
un eros di sinistra, pieno di rimorsi, e uno di destra, pieno e
innocente". Lo scrive Anna K. Valerio, giovane scrittrice di Gemona del
Friuli che dirige la collana Le librette di controra delle Edizioni di
Ar, dedicata alla letteratura erotica.
La
collana
nasce, spiega Anna nella pagina di presentazione del sito Web
www.lelibrettedicontrora.it,
"A che l’eros non sia più il campo cui il grande
scrittore si avvicina
malvolentieri - o addirittura, per pudore, non si accosta proprio - ma
divenga qualcosa da coltivare come un lievito dell’avventura
umana". E
continua spiegando come nelle librette vi siano: "Più
eleganza e meno
sguaiatezza nello stile, più
‘zoiosità’, più
levità, più grazia negli
intrecci, più malizia nell’alludere, e,
d’altra parte, più sicurezza
nell’infrangere luoghi comuni e abitudini". Una letteratura,
quindi,
opposta a quella vasta e diffusa in cui la dissoluzione, l'umiliazione
dell'uomo, la sessualità autodistruttiva vorrebbero
rappresentare
l'eros essendone, invece, la negazione.
La
trasgressione, quella autentica (e non quella che il Leviatano
vorrebbe far credere che sia tale), continua da decenni ad essere
tratto distintivo della casa editrice del reggente del Fronte
Nazionale. La neonata collana erotica, in una società in cui
eros e
sensualità sono stati vinti dalla pornografia, conferma tale
tendenza.
È una notizia che accogliamo con gioia.
P.
P. 16/3/2005
http://www.ilcannocchiale.it/blogs/style/acquario/dettaglio.asp?id_blog=5248
INTERVISTA
DI ANNA K. VALERIO AD ALESSANDRA MUGLIA, PUBBLICATA SUL SITO DEL
CORRIERE DELLA SERA
Anna
K. Valerio contro Melissa P.: perché?
Per vari motivi. Essenzialmente, una divergenza di stile. Mi sento
contraria allo sdilinquimento emotivo di cui abbonda il testo di
Melissa, contro quel tono pieno di rimorsi - che li dichiara o li
lascia sottintesi -, contro il senso di cristianesimo, molto cupo,
molto moralizzante, che traspira da quelle pagine. Pur volendo
risultare provocanti, sottintendono appunto una forma di pentimento
continuo. Contro questo tono, prima di tutto. Noi ci sentiamo molto
più vicini a ciò che definiamo, con formula
nietzscheana, la “gaia erotica”: l'erotica
compiaciuta di sé, fiera, metaforica nei suoi toni
però esplicita nei contenuti e negli intendimenti. In ogni
caso, innocente. Questo è il punto fondamentale su cui
discordiamo. E poi contro un eros che in fin dei conti sa di poco. Ci
azzardiamo a dire che la figura stessa che traspare dal testo di
Melissa P. è una figura di bambinetta che ancora deve
acquisire i suoi sapori. E crediamo pure che gran parte della sua
fortuna venga dall'aver posato da bambinetta fin dal titolo, da
fanciullina quasi che invitava a essere violata, in tutta la sua verde
innocenza.
Eppure
piace tanto: come mai, secondo lei, è un fenomeno letterario?
Secondo me, c'è sopratutto un punto che gioca a suo favore e
cioè quello di ostentare il sentimento, di dichiararlo
talmente tanto che uno in fondo si trova a dire “Ma pensa un
po' quanto è palpitante questo cuore!”.
Perciò c'è una sorta di compassione; ma non di
passione, e questo per l'erotica mi pare sia sminuente.
Lei
ha parlato di eros ‘di destra’ e ‘di
sinistra’, quindi ha contrapposto l'eros di Melissa come eros
‘di sinistra’ e il suo come eros ‘di
destra’. Ma veramente esiste questa differenza?
È essenzialmente una provocazione. Uno può anche
dedurre una differenza tra erotica di sinistra ed erotica di destra, ma
rimane sempre più una provocazione che una verità
effettiva. Non esistono categorie ontologiche per cui c'è
‘l'erotica di destra’ e ‘l'erotica di
sinistra’. C'è una divergenza di stile.
Secondo
lei, c'è qualche personaggio che incarna oggi l'erotismo
‘di destra’ e invece qualcun altro che incarna
quello ‘di sinistra’?
Che incarni l'erotismo di destra, per ora, potrei citare una mia buona
amica che scrive per pseudonimo novelle veramente squisite: Fiammetta
Oselladori. Nella collana ‘Le librette di controra’
delle Edizioni di Ar (dove è apparso anche il pamphlet a mia
firma), abbiamo pubblicato una trilogia di novelle sue.
Per l'erotica di sinistra, si può prendere un testo
fondamentale che è Porci con le ali, del quale io ho una
certa simpatia (non la nascondo nemmeno nel pamphlet). Si tratta di
un’erotica molto più sapida, tra l'altro, di
quella della Melissa P., però con sempre questa mania
dell'autodenigrazione, del tendere al basso. L'erotica di destra
dovrebbe invece poter tendere all'alto, addirittura alla
sacralità, ai suoi vertici, ma non necessariamente.
Ma
cos'ha ‘di destra’ la sua erotica?
Da un lato, il pretendere uno stile conforme a certi canoni del buon
gusto. Soprattutto il buon gusto che trionfa sul buon costume. E poi
sfrenatezza negli intrecci, provocazione estrema in certe situazioni
che vengono proposte (per esempio, nelle novelle che citavo poco fa, ci
sono delle vicende veramente scabrosissime, che farebbero inorridire i
benpensanti). Noi crediamo che sia dovuto da parte di un autore che si
confronti con il genere erotico trattare anche di argomenti estremi,
come possono essere la sensualità delle giovinette, delle
fanciulle in fiore. L'importante è usare il tono giusto, lo
stile adeguato: uno stile più metaforico, meno anatomico,
pieno di nuance, però esplicito, e soprattutto senza la
mania di pentirsi subito dopo di quello che si è fatto o si
è raccontato. Questa è la differenza. Si potrebbe
definire ‘calligrafia erotica’ quella che noi
sosteniamo essere la scrittura dell'eros ‘di
destra’, o ‘da’ destra. Per cui,
un'erotica nichilistica, sulla traccia segnata da Nietzsche.
Lei
è un'appassionata di Nietzsche: al filosofo tedesco lo
scorso anno ha dedicato un libro a firma Arianna De Giorgio. Ma qual
è il suo vero nome?
Il mio vero nome è Anna Valerio. La “K”
non c'entra: è un secondo nome che mi è stato
regalato e che io, per gratitudine, conservo sotto forma di iniziale.
Sottintenderebbe un nome greco.
Arianna
De Giorgio chi è?
Arianna De Giorgio è uno pseudonimo che mi sono scelta, uno
pseudonimo nietzscheano. Arianna era una figura molto presente nella
mitologia di Nietzsche.
Come
mai questo sdoppiamento?
Credo che sia una forma di coerenza. Non mi dispiace, una volta che si
cambi genere letterario, mascherarmi di una identità
diversa. Usare lo stesso nome per trattare della Melissa P., o di
Nietzsche, mi pareva non conforme, anche se alla fine l'ho fatto.
Ultimamente, è uscita una nostra versione de L'anticristiano
di Nietzsche, fatta con estremo rigore filologico, che io firmo appunto
come Anna K. Valerio. Si potrebbe rimanere smarriti di fronte a
interessi così apparentemente divergenti. In
realtà, c'è appunto, come accennavo prima, una
specie di naturale conseguenza. Da Nietzsche all'erotica si
può arrivare senza nemmeno chiedere aiuto a Bataille o ad
altri esegeti nietzscheani che già hanno fatto questo
percorso.
Lei
ha ventisei anni: che cosa fa oltre a scrivere libri?
Ne ho venticinque: non li ho ancora compiuti. Per ora, scrivo libri e
dirigo questa collana. Adesso sono sommersa da manoscritti da valutare,
da profferte di collaborazione, e dato che abbiamo fatto questo
proclama per cui vogliamo che il nostro sia un erotismo canonico, sono
molto severa nella selezione: cerco di escludere gli scritti che non
siano in linea con certi canoni di stile e con certi nostri
intendimenti. Ultimamente, ho avuto modo di valutare le scritture
autobiografiche di un individuo che si è trovato a fare
esperienza del mondo della prostituzione. Nonostante non ci sia nulla
di edulcorato, provo una notevole ammirazione per il suo genere di
scrittura, che non ha niente di metaforico e molto poco sottintende, ma
che racconta senza rimorsi e senza piagnistei, senza lo sdilinquimento
sentimentale tipico della giovane Melissa.
Il
suo editore è Franco Freda, imputato nel processo di Piazza
Fontana e poi assolto. Capisce più di politica o di libri,
secondo lei?
Prego? Beh, di libri senz'altro ne capisce: ne capisce anche molto
più di me. Direi che è un editore straordinario.
Collaboro con lui da tre anni e ne ho imparati di trucchi del mestiere
- di qualità, soprattutto, del mestiere -, da lui. La mia
gratitudine certamente va al suo magistero.
Come
vi siete incontrati?
Io sono una lettrice e una ammiratrice di Nietzsche da sempre e
così anche per lui. Per cui, casualmente. Il testo cui prima
accennavo, la versione de L'anticristiano,
l'abbiamo curata insieme, io e lui.
Alessandra
Muglia, 11/3/2005
L'ESPERTA
DI NIETZSCHE SCRIVE DI MELISSA P.
Donna
di
inaudita audacia è Anna K. Valerio. È una giovane
signora padovana, è bionda, è spiritosa,
è ornata di riflessi sulfurei, giusto sùffuru,
professa la dottrina pagana, abita in centro tra il Bo e il Santo, e ha
scritto un libro che non va contro Melissa P. piuttosto Contro la P.
Melissa (titolo del libro). Della P., infatti, Anna K. Valerio, che
traffica con una prosa degna dell’ozio editoriale (e del
vizio), ha fatto un elogio e un’invettiva: ne ha lamentato il
gusto ordinario, il perdersi nella routine, e ne ha elogiato il
tentativo di trovare una chiave all’erotismo. Ma sono i
pagani gli unici che possono rivolgersi all’eros liberi da
sensi di colpa e da complessi di inferiorità, specie in
ambito letterario, perciò nulla può il consumo
pornografico, anche se rigirato in salsa cinematografica: povera P.,
inutilmente M.
Filologa classica, direttore di Le librette di controra che sono perle
del catalogo Ar, il gioiello di Giorgio Franco Freda, Valerio
dà da assaporare ciò che ogni lettore non osa
prendersi.
La signora, che ha curato con Freda una delicata edizione di Der
Antichrist, «L’Anticristo», è
infatti tra le più attrezzate conoscitrici di Friedrich
Nietzsche, ha pubblicato uno studio critico sullo stesso, Per grazia,
con grazia, se non è dionisiaca lei, chi altri? Solo la
signora con la sua K. inquietante sa spargere sulle diagonali della
bianca controra gli uncini del desiderio o di ciò che si
descrive come deliquescenza. Poi arriva un prete e vi mette mano per
portare pace a un gorgo senza misericordia. E poi dice che uno si butta
su Nietzsche.
Pietrangelo
Buttafuoco, ‘Panorama’, marzo 2005 n. 12.
MELISSA
P.: IL FILM DELLA NERI MI OFFENDE
[…]
Ma la stessa Panarello è stata a sua volta oggetto di
un’altra invettiva: Anna K. Valerio, già esperta
di testi erotici, ha scritto un pamphlet intitolato proprio Contro la
Melissa P. , edito da AR di Franco Freda, sottolineando che nel romanzo
della catanese «c’è sempre un moralismo
piagnucoloso, un tono dolente, pieno di rimorsi, una sorta di erotismo
confessionale che non si esaurisce nell’appagamento dei
sensi: nel suo libro, insomma, si vive l’erotismo come una
colpa»[…]
Emilia
Costantini, Corriere della Sera 9/3/05
Parla
l'autrice di un pamphlet contro il libro erotico della Panarello
«LA GAIA EROTICA VS QUELLA CUPA DI MELISSA»
Anna K. Valerio: «C'è un eros di sinistra, pieno
di rimorsi, e uno di destra, pieno e innocente»
MILANO - «C'è un eros di destra e uno di sinistra
come quello di Melissa P». Giorgio Gaber non l'aveva
considerato quando cantava che «fare il bagno nella vasca
è di destra far la doccia invece è di sinistra,
un pacchetto di Marlboro è di destra di contrabbando
è di sinistra». A sostenerlo è Anna K.
Valerio, giovane scrittrice friulana: nel suo pamphlet di fuoco
(«Contro la P. Melissa. Elogio e invettiva»,
edizioni Ar, pp.45, 6,50 euro) punta il dito contro il libro erotico di
Melissa Panarello, il best seller «100 colpi di spazzola
prima di andare a dormire», da cui è tratto il
film «Melissa P.». Un film che fin dal primo ciak
nei giorni scorsi ha sollevato polemiche: la Panarello ha protestato
contro la produzione, che «ha stravolto la sua storia e il
suo personaggio» (critiche rinviate al mittente dai
produttori Francesca Neri e Claudio Amendola).
«GAIA
EROTICA» - Poi sono arrivati gli strali contro
l'«erotismo confessionale e piagnucoloso» di
Melissa firmati dalla Valerio. Un erotismo di sinistra, lo definisce
lei, perché la «trasgressione è vissuta
solo come anticonformismo ed è piena di rimorsi».E
aggiunge: «In questo libro si vive l'erotismo come una colpa.
Tanto di cappello se parlasse di certe cose e non avesse poi tanta
voglia di pentirsene». Per la Valerio, l'eros è
autodenigrazione anche in un libro di culto della sinistra degli anni
Settanta, «Porci con le ali», che peraltro, per la
Valerio, è «mille volte meglio di
Melissa».
Tutt'altra esperienza ovviamente l'eros di destra: «Pieno e
leggero perché si esaurisce nell'appagamento dei sensi,
pagano perché non ha il senso del peccato» spiega.
La giovane scrittrice parla di «Gaia erotica»,
parafrasando la «Gaia scienza» di Nietzsche, autore
di cui è grande appassionata (lo scorso anno ha scritto due
saggi dedicati al filosofo tedesco).
Un
gioco e una
provocazione: perché anche quando si parla di eros, per
dirla con Gaber, cos'è la destra e cos'è la
sinistra? E comunque, a questo punto, si cercano sostenitori dell'eros
bipartisan.
Alessandra
Muglia, Corriere.it (Corriere della Sera), 11/3/2005
PAMPHLET CONTRO FILM DI MELISSA P. La scrittrice Anna K. Valerio
parla di 'erotismo colposo'
'Contro
la
Melissa P. Elogio e invettiva' e' il pamphlet della scrittrice Anna K.
Valerio sul film '100 colpi di spazzola' di Melissa P. Nessun tono
moraleggiante da parte dell'autrice, anzi le accuse rivolte a Melissa
sono proprio di troppo moralismo piagnucoloso.'In lei c'e' sempre un
tono sofferente, pieno di rimorsi, un erotismo confessionale che non si
esaurisce nell'appagamento del sensi', spiega Anna K. Valerio. 'In
questo libro si vive l'erotismo come una colpa'.
Agenzia
Ansa del 8/3/2005
UN
FILM SU MELISSA P. E IN LIBRERIA UN PAMPHLET
Partono le riprese di 'Melissa', quasi una consacrazione
cinematografica del best-seller '100 colpi di
spazzola prima di andare a dormire' a firma di Melissa P., ma
c'e' chi non riesce proprio a sopportare la ragazzina siciliana
e lo stile dei suoi racconti erotici. E cosi', come ha fatto
Anna K. Valerio, mette mano alla penna e scrive un pamphlet
'Contro
la P.
Melissa Elogio e invettiva'
(Edizioni
Ar, pp.45,
E. 6,50).
Ma nessuno si aspetti toni moraleggianti da parte
dell'autrice, anzi le accuse rivolte a Melissa sono proprio di
troppo moralismo piagnucoloso. ''In lei c'e' sempre un tono
dolente, sofferente, pieno di rimorsi, una sorta di
incristianamento, un erotismo confessionale che non si esaurisce
nell'appagamento del sensi''.
Insomma, spiega Anna K. Valerio: ''In questo libro si vive
l'erotismo come una colpa. Tanto di cappello se parlasse di
certe cose e non avesse poi tanta voglia di pentirsene''. La
fortuna di questa ''fanciulla scrivente viene dal fatto che
rappresenta una giovane illibata e in questo senso è
un'istigazione alla pedofilia. E questo fin da titolo 'Cento
colpi di spazzola' che sa tanto di bambinetta in fiore''.
Tra le altre accuse del pamphlet che traccia, al di la' di
Melissa P., un excursus sull'erotismo pagano, il fatto che alla
ragazzina manca ''una sana, sugosa e appagante erotica, senza le
inibizioni del buon costume. Vi si trova invece una neu-erotica,
ovvero un erotica piena di nevrosi, che non tiene conto del buon
gusto, ma solo del buon costume''.
Anna K. Valerio, che è anche la curatrice de 'Le
librette di
controra', testi erotici pubblicati sempre dalla Ar di Franco
Freda, in questo sostenere l'erotismo di destra, quello pagano
senza il senso del peccato, un po' a sorpresa una forma di
ammirazione ce l'ha per un testo della modernita'. E anzi per un
libro di culto della sinistra degli anni Settanta come 'Porci
con le ali'.
''Porci con le ali indica una buona educazione sensuale,
mille volte meglio di Melissa P.. C'e' un erotismo piu' pieno,
piu' sapido, piu' avvincente''. Ma quello che manca all'erotismo
di sinistra: ''E' che resta solo anticonformismo, mentre quello
di destra e' rivoluzionario ed aperto al trascendente, al dio
Pan, alla vegetazione, agli odori del muschio''.
Agenzia
Ansa del 7/3/2005
LIBRI:
ARRIVANO L'EROS DI DESTRA E UN ANTI-MELISSA P.
(ANSA)
- ROMA,
29 GEN - (di Francesco Gallo) Arriva
l'erotismo di destra. Quello pagano, quello orfano del senso del
peccato cristiano, quello che faceva ''dire di si' alla vita''
al malinconico Nietzsche. E' una collana con gia' tre titoli
pubblicati dalle Edizioni di Ar di Franco Freda a firma di
Fiammetta Oselladori, nom de plume di una venticinquenne che
vuole restare anonima, e che prepara un phamplet anti-Melissa
P., considerata la piu' becera rappresentante dell'eros
contraffatto da pruderie.
Gia' in libreria si trovano, per la nuova collana, 'Le
librette di controra': 'Il sorriso di Lulla o del peccato di
carne', 'I cinque sensi o le cinque forme del piacere' e 'Scilp.
La prigione del vizio', dedicata alla letteratura erotica.
Autrice di queste tre opere dallo stile settecentesco e colto
appunto una giovane esordiente che, spiega la direttrice della
collana, Anna K. Valerio, sua coetanea e amica, ha un background
di ''cultura classica e uno stile elegante, retro', ma non
retrogrado''.
Erotismo di destra? ''Certo, e' quello senza il senso del
peccato, quello che nega alcuni aspetti della morbosita'
cristiana come quelli del contrasto tra anima e corpo, mentre un
corpo felice ospita sempre un'anima felice''. Insomma l'esatto
contrario di Melissa P., la ragazzina siciliana che ha sbancato
le librerie con i suoi '100 colpi di spazzola prima di andare a
dormire', diario delle sue spregiudicate avventure erotiche per
lo piu' con uomini maturi.
Contro quel tipo di erotismo e quello che
rappresenta, spiega
Anna K. Valerio, ''sto scrivendo per la stessa collana un
libretto dal titolo 'Contro la P. Melissa. Elogio e invettiva'
perche' e' davvero insopportabile il suo stile confessionale che
ricorda il cristianesimo piu' ammorbante''.
E di questo libretto che non fara' piacere alla ragazzina
siciliana ecco un breve estratto dedicato alla forma diaristica
utilizzata da Melissa P.: ''Non serve più il prete con le sue
fragranze e i suoi luoghi: al posto del prete inquisitore c'e'
il Diario - inquisitore sommo perché proviene da te,
depositario
autentico del costume morale - collettore dello sconforto, dei
'mi sento così rovinata, ora che mi sono concessa!' (al
travestito, alla lesbica, al sado e al maso, al giovane e al
vecchio: chissà perché...). Pettiniamoci, allora,
i lunghi
capelli, e ritorniamo le principesse che fummo. Le fatine buone
dei cartoni animati. Perché Melissa ha una intenzione
precisa,
mentre compila il suo Diario. Desidera trasmettere di sé una
e
una sola immagine. Si propone come il surrogato della bambina.
Piacerebbe, sennò? Non è appetitosa, non
è sapida, non è niente:
è una bambinetta, appunto, verzura da serra... Questa piccola
bread-and-Butterfly, con il suo musetto imbambolato, ne ha
alimentate di fantasie. Lo diciamo senza indignazione, però
va
detto: la bambolina Melissa è quasi una istigazione alla
pedofilia...E tu, Maschio, come hai potuto essere così
crudele
con lei? Lei che, sì, che ti si concedeva: ma sperando
l'Amoreþ''.
Agenzia
Ansa del 29/1/2005 - 13:11
L'EROS
DI DESTRA PROPOSTO DALLE EDIZIONI DI FRANCO FREDA
(ANSA)
- ROMA, 28 GEN - Le Edizioni di Ar, di Franco Freda,
hanno appena inaugurato, con la pubblicazione di una trilogia di
Fiammetta Oselladori, una nuova collezione editoriale, 'Le
librette di controra' ( www.lelibrettedicontrora.it
<http://www.lelibrettedicontrora.it> ), dedicata
alla letteratura erotica. L'iniziativa - spiega un comunicato -
intende rappresentare i toni e i modi dell'eros di destra.
La collana, curata da Anna K. Valerio, non ospita
testi di
repertorio, ma inediti, a cominciare da quelli scritti da questa
giovanissima autrice che, per ora, vista l'audacia del
contenuto, preferisce lo pseudonimo.
I tre volumi della trilogia della
Oselladori, dal nome
evocativo, sono: 'Il sorriso di Lulla o del peccato di carne',
novelle che sono, come le presenta l'editore, ''una esortazione
come poche al gusto del proibito. Scritte in uno stile sensuoso
ma lieve, audacissimo ma elegante, inaugurano una erotica
lucente, dove non trova spazio la grevita' del dubbio morale,
del rimorso'' - 'Scilp, la prigione del vizio' racconta di ''una
ricca e raffinata signora della Repubblica calvinista ginevrina,
estenuata dalla fiacchezza degli amanti della sua classe, che un
giorno esclamo': Solo i criminali sanno fare l'amore!. Di che
altro si nutre, infatti, eros? Se non di coraggio, di orgogliose
passioni, di lieta incoscienza? Una prigione che vibra di
sensualità fa da sfondo a questo racconto lungo e...
criminale,
in cui la satira sociale duetta con la celebrazione del gioco
lascivo'' - 'I cinque sensi o le cinque forme del piacere'
raccoglie un racconto per ciascuno dei cinque sensi. L'autrice
ci mostra, con la mediazione di due giovani maschi nascosti
sotto una grata a guardare i tesori delle femmine, la potenza e
la seduzione della vista; in una studentessa stordita dai
dialoghi erotici del vicino di casa, che le giungono attraverso
la parete, l'imperio dell'udito, e cosi' via.
Agenzia Ansa del 28/01/2005
- 15:44
DESTRA
EROTICA
Una
signora
della Repubblica calvinista ginevrina, stremata dalla mollezza dei suoi
amanti, decide di darsi ai criminali. Un sacerdote, ispirato da una
musa pagana, esorta i fedeli alle pratiche di piacere. La falce che
ammicca, come metafora del delta di Venere. Eccoli i toni e i modi
dell’eros di destra, secondo gli intenti delle Edizioni di Ar
di Franco G. Freda, che ha appena lanciato una nuova collana editoriale
intitolata “Le librette di controra”. E che
propone, contro l’impoverimento dei sensi dell’uomo
democratico, letture audaci per la “controra”:
l’ora avversa, quando il sole ha cominciato a declinare.
Autrice dei primi tre volumi Fiammetta Oselladori, nome de plume di una
scrittrice esordiente (www.lelibrettedicontrora.it).
L'Espresso,
27/01/2005
LIBRETTE
DI CONTRORA
«Le
librette di controra, questo nuovo ozio editoriale dedicato alla
letteratura erotica, vogliono non essere solo una collezione di buoni
libri e di buone scritture, ma contribuire a che un tale genere
letterario si liberi da sensi di colpa e complessi di
inferiorità verso dimensioni artistiche più
‘rispettabili’. A che l’eros non sia
più il campo cui il grande scrittore si avvicina
malvolentieri - o addirittura, per pudore, non si accosta proprio - ma
divenga qualcosa da coltivare come un lievito dell’avventura
umana.
Più eleganza e meno sguaiatezza nello stile, più
‘zoiosità’, più
levità, più grazia negli intrecci, più
malizia nell’alludere, e, d’altra parte,
più sicurezza nell’infrangere luoghi comuni e
abitudini: quella che si chiama ‘trasgressione’
è, nelle librette, esaltata. Si tratta di pagine ricche di
pregio letterario e piacevolezza, ma pure di notevole, inaudita
persino, audacia.»
Questo scritto di presentazione de Le librette di controra - una nuova,
seducente, iniziativa editoriale - possiede la forza espressiva di un
manifesto. E noi, persuasi da una tale dichiarazione di intenti, siamo
andati a indagare…
Abbiamo rivolto alcune domande all’ideatrice del progetto,
Anna K. Valerio, e al responsabile della Libreria Ar di Salerno, Pietro
Carini, che si occupa della distribuzione dei volumi.
1. Le librette di controra: un nome che suona
esotico e arcaico allo stesso tempo. Che cosa L’ha spinta a
scegliere questa denominazione per la Sua nuova iniziativa editoriale?
A.K. Valerio: Come sempre, le parole non si scelgono solo per
il loro significato semplice, ma per un aroma, un sapore cui rimandano.
Chiamare ‘libri’, al maschile, i nostri testi di
indole e aspetto così femminile, maliziosi, ammiccanti, non
era possibile. Così, sono diventati
‘librette’, voce informale e segreta:
perciò più intima.
E ‘controra’, negli idiomi del Sud, è
quell’ora che è sottratta al tempo:
l’ora meridiana del sole che trepida ma comincia il declino,
delle cicale ebbre, che il poeta Sinisgalli chiamò:
“bianca”. Il momento del piacere, così
come ce lo raffiguriamo noi, è torrido e sospeso: non fermo
come un’estasi, ma lento e suggestivo e vibrante.
2. Quale rotta seguiranno le Sue librette nel burrascoso mare
magnum della letteratura erotica odierna? Riusciranno a
stare a galla? O già si trovano in profondità,
come tesori sommersi?
A.K.V.: Più che ‘burrascoso’,
direi che il mare magnum della letteratura
erotica di oggi è – salvo rare, preziose eccezioni
– monotono, prevedibile. Si ripetono le cose di sempre, si
ricreano gli intrecci di sempre, con un linguaggio più
smozzicato e triviale. Tutto qui. Salvo – lo ripeto
– casi particolari. Noi, con le
‘librette’, abbiamo voluto procedere al contrario:
presentando situazioni erotiche assolutamente inaudite, e cesellando
all’infinito le parole per descriverle. Si prenda uno
qualunque dei nostri testi, e si può collezionare un intero
repertorio di varianti per gli stessi gesti, per le stesse forme
dell’anatomia. “Il dito della fanciulla schiuse
l’occhiello delle mutandine, e fece trapelare
l’asola di Venere…” Non si era
già sentito: vero?
3. Può presentare i primi volumi freschi di stampa e svelare
qualche dettaglio delle prossime uscite? Quali sono i criteri che
determinano la scelta delle opere pubblicate?
A.K.V.: Abbiamo inaugurato la collezione con una trilogia di
Fiammetta Oselladori, giovane autrice che si vela di uno pseudonimo
‘parlante’. Finora, sono uscite due sue raccolte di
novelle: Il sorriso di Lulla o del peccato di carne
e I cinque sensi o le cinque forme del piacere.
Seguirà, sotto Natale, un racconto lungo: Scilp.
La prigione del vizio. Difficile descrivere i testi della
Oselladori: sono beffardi ma gentili, divertiti e perversi, di sapore
antico ma straordinariamente nuovi. Riprendono un po’ il tono
della novellistica boccaccesca, dove tutto, ogni connubio, ogni voglia,
veniva presentato in innocenza. Ma cosa non succede negli intrecci! Si
può imparare, davvero, l’arte del piacere senza
freni.
Giusto per stemperare un po’ la tensione, la trilogia
oselladorica verrà seguita da una raccolta di poesie: I
canti del desio, di Corinna Furlanis. Sonetti di sapore
arcaico, dove l’io, il tutto, il desiderio, si confondono.
Immediatamente dopo, Elena Gualdana illustrerà la sua Educazione
sensuale. Catechismo erotico per fanciulle in fiore, una
specie di manuale di seduzione per lo spirito e per il corpo.
Questi testi non sono, in realtà, il frutto di una
selezione: sono nati prima loro. Poi, il carattere che dimostravano ci
ha spinti a costruirvi intorno una casa editrice.
4. Quale tipo di lettore si aspetta per i Suoi testi? E quali lettori
desidererebbe avere? A chi sono rivolte le librette?
A.K.V.: Tutti. Non sono alla cerca di un particolare lettore.
Queste scritture possono piacere al letterato e all’uomo di
scienza, alla ‘giovin principiante’ (che
così prende coraggio) come al libertino consumato.
5. Oggi assistiamo al verificarsi di quella che può essere
ben definita ‘pandemia sessuale’: chi vive nel
mondo occidentale si trova sommerso da una sovrabbondanza di
riferimenti espliciti alla sfera sessuale. A ciò
corrisponde, secondo me, una diffusa incapacità di vivere in
modo consapevole il rapporto tra i sessi. Può, secondo Lei,
una certa letteratura erotica contribuire a invertire questa tendenza?
Oppure è destinata esclusivamente ad accelerare
ciò che è già in moto?
A.K.V.: Sul carattere educativo della lettura non posso
essere né troppo ottimista né esageratamente
pessimista. Diciamo che un libro non cambia il mondo: sennò
tante volte già lo avrebbe dovuto trasfigurare. Ma la
lettura può ben ispirare singole condotte di vita,
può mostrare la via al lettore che ne sia destinato,
può folgorare a talune scelte piuttosto che ad altre. Certo
è che uno che legge Il sorriso di Lulla
lo ama – cioè, lo assume come modello –,
oppure, altrettanto drasticamente, lo condanna.
6. Platone insegnava che Eros, figura demonica intermedia fra gli
uomini e gli dei, aspira alla vera Bellezza. A che cosa aspira
l’eros delle librette? Tende a una pienezza illimitata?
Esiste un afflato mistico che pervade le esperienze dei personaggi?
A.K.V.: Appunto alla Bellezza. Attraverso la mistica del
corpo e dello spirito, di sensi e sentimenti.
7. La Libreria Ar è specializzata in testi che riguardano
esoterismo, religione, filosofia, storia, cultura politica. Signor
Carini, come si diventa distributori di una casa editrice che si occupa
di letteratura erotica?
P. Carini: Non mi sembra che vi siano
incompatibilità tra i settori di cui ci occupiamo da quasi
due decenni e questo nuovo impegno (o diletto?) che ci vede partecipi.
Sono evidenti, anzi, le correlazioni dell’erotismo con
l’esoterismo e le religioni, e, per alcuni aspetti, con la
filosofia. Ma, al di là delle coincidenze di
‘settore’, la cosa più importante a me
sembra un’altra. Le ‘Librette’ usano
l’erotismo come un campo di applicazione della
‘bella scrittura’; in questo campo,
l’erotismo è il seme, e la scrittura il frutto. Il
seme – l’erotismo – è la
zattera che si usa per attraversare, per evitare di rimanerne sommersi,
il mare inquinato da due millenni di morale e di tristezza; la bella
scrittura è quella che cattura il lettore, lo rapisce, gli
restituisce lo spirito allegro, leggero, naturale... lo disintossica...
Non Le sembra che a un libraio questo possa bastare per aderire a tale
proposta?
8. Quanta importanza ha la provocazione in una iniziativa come la Sua?
Secondo Lei è possibile veicolare contenuti alti attraverso
un genere come quello proposto dalle librette?
P.C.: La provocazione sembra tale solo se ci si fa
imprigionare nel gioco delle parti, che oggi vige in molti dei campi
della vita. Le librette di controra sono una
provocazione se osservate dal punto di vista della morale dei
cristiani; altrimenti, si tratta di una delle applicazioni
più nobili della scrittura, cui tutte le grandi
civiltà del passato hanno dato il loro contributo.
Se Lei mi parla di ‘veicolare’ contenuti, non sono
d’accordo... Le Librette trasmettono un
metodo: la scrittura; e attraverso di essa contribuiscono a mantenere
vivo il patrimonio della fantasia – della immaginazione
creatrice – che appartiene all’uomo (come promessa
di superamento del suo stesso essere uomo). I libri hanno una funzione
troppo importante per limitarsi a trasmettere contenuti.
Indirizzo ufficiale della casa editrice: www.lelibrettedicontrora.it
Recensione
apparsa su:
http://www.clubghost.it/clubghost/articoli/dati/incontri/l/librette,a
cura di Antonio dall'Igna, 28/01/2005
L’EROS
TRA RACCONTI
LICENZIOSI E SONETTI ANTI-EDUCANDE
In
principio
furono i “Carmina Priapea” che molti attribuiscono
a Petronio (quello già incline nel
“Satyricon” al gusto per il licenzioso). Poi
vennero racconti e novelle, quartine e sonetti, dal
“Decamerone” di boccaccesca memoria alla sfrenata
filosofia del boudoir di cui il Marchese de Sade fu profeta
incontrastato.
Tra crapule e velluti, incesti e incensi, osannazioni del vizio e
denigrazioni dell’educanda virtù, il partito degli
autori e dei consumatori della letteratura erotica sembra non aver mai
conosciuto periodi bui. E l’unica oscurità, ben
lontana da quella della crisi editoriale, è stata semmai
regalata dal carattere sotterraneo di certe pubblicazioni.
Oggi, in un clima di liberalizzazione da discount, l’eros
torna prepotentemente a rioccupare gli scaffali delle librerie. Con
pubblicazioni che, senza inciampare nel volgare, offrono al partito dei
vouyeur letterari, lavori nuovi o vecchi cult rivisitati.
[…] Il filone fa proseliti e così anche Pietro
Carini della Libreria Ar di largo Dogana Regia (Salerno, n.d.r.) ha
deciso di investire energie. Lasciati a riposo, temporaneamente, Evola
e Guénon, i librai–editori del centro storico si
rimboccano le maniche per diffondere, sul territorio nazionale, una
nuova collana editoriale della padovana Anna K. Valerio, “Le
librette di controra”. Il primo volume, “Il sorriso
di Lulla”, di Fiammetta Oselladori (nome de plume di una
misteriosa scrittrice italiana) arriverà a breve sugli
scaffali. “L’eros è stato spesso
trattato in modo approssimativo da un punto di vista stilistico e
paradossalmente, in maniera poco spregiudicata nei contenuti
– commenta la Valerio – Noi abbiamo deciso di
invertire la rotta”. In pentola bolle anche una raccolta sui
cinque sensi e, della stessa autrice, un romanzo breve ma focoso
ambientato in carcere. A seguire, cinquanta sonetti di Corinne
Furlains, dalla metrica petraccesca ma dai contenuti decisamente hard
ed un catechismo erotico per fanciulle in fiore che fa il verso a
Flaubert ed alla sua educazione sentimentale. […]
Barbara
Cangiano, la Città, 1/10/2004
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