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L’ULTIMO TANGO DELLA SEDUZIONE - Mario Bernardi Guardi, in "Liberal", 25 marzo 2009

Viva il tango, dio degli abbracci - Valerio Zecchini, in "Area" di Dicembre 2008

A suon di Tango l'eros sposa la morte - Antonio Lodetti, in "Il Giornale" del 10 agosto 2008

Mario Mariani il precursore di "Lolita" - Mario Bernardi Guardi, in "Libero" del 2 gennaio 2008

Sofri, Freda e la sua Musa - Marcello Veneziani, "Libero" del 5 dicembre 2007

Un amore in guerra - Bruno Pampaloni, "Il Foglio" del 28 maggio 2007

LA COSACCA DEL BARONE VON UNGERN - Alessandra Iadicicco, "Il Foglio", 21 maggio 2007

IL BARONE NERO - Mario Bernardi Guardi, Libero, 11/01/2007

RITORNO ALL’EROS - “Vademecum” – Università di Verona – luglio-agosto 2006

INTERVISTA CON ANNA K. VALERIO - Area 51 Magazine, aprile 2006

EROTISMO CON CLASSE, CONTRO MELISSA P. - L'Indipendente, 9/03/2006

IL TEMPO DELL’HORA LASCIVA - L'Indipendente, 26/02/2006

A CHI L'EROS DIONISIACO? A NOI - Corriere della Sera, 6/01/2006

LETTERATURA ED EROS - www.macadam.splinder.com, 13/12/2005

INTERVISTA AD ANNA K. VALERIO - www.macadam.splinder.com, 5/12/2005

«MELISSA P.» REGINA DEGLI INCASSI - Corriere della Sera, 22/11/2005

KÂMA-LOKA, O DELL’EROS PAGANO - Mauro Curcuruto, La Cittadella, n. 18

99+1 BAGNINI & BAGNINE - Panorama, 27/6/2005

L'EROS A PROVA DI SENSI DI COLPA - Il Friuli, 17/6/2005

ME NE FREGO DEL PECCATO - Area, maggio 2005 n. 10

ANNA KAPPA E SPADA - Urban, aprile 2005 n. 37

I CINQUE SENSI - Numagazine.it, 23/3/2005

L'EROS (DALLE NOSTRE PARTI) - Ilcannocchiale.it, 16/3/2005

INTERVISTA DI ANNA K. VALERIO AD ALESSANDRA MUGLIA, PUBBLICATA SUL SITO DEL CORRIERE DELLA SERA - Corriere.it, 11/3/2005

L'ESPERTA DI NIETZSCHE SCRIVE DI MELISSA P. - Panorama, marzo 2005 n. 12

MELISSA P.: IL FILM DELLA NERI MI OFFENDE - Corriere della Sera, 9/3/2005

«LA GAIA EROTICA VS QUELLA CUPA DI MELISSA» - Corriere.it (Corriere della Sera), 11/3/2005

PAMPHLET CONTRO FILM DI MELISSA P. - Ansa del 8/3/2005

UN FILM SU MELISSA P. E IN LIBRERIA UN PAMPHLET - Ansa del 7/3/2005

LIBRI: ARRIVANO L'EROS DI DESTRA E UN ANTI-MELISSA P - Ansa del 29/1/2005

L'EROS DI DESTRA PROPOSTO DALLE EDIZIONI DI FRANCO FREDA - Ansa del 28/1/2005

DESTRA EROTICA - L'Espresso, 27/1/2005

LIBRETTE DI CONTRORA - www.clubghost.it, 28/1/2005

L'EROS TRA RACCONTI LICENZIOSI E SONETTI ANTI-EDUCANDE - La Città, 1/10/2004

 

L’ULTIMO TANGO DELLA SEDUZIONE

Mario Bernardi Guardi , Liberal, 25 marzo 2009

Nella poesia “ El tango”, tratta dalla raccolta “ El otro, el mismo” ( “L’altro, il medesimo”,1964), Jorge Luis Borges evoca, nostalgico, un’Argentina che non c’è più, antiche immagini, volti dispersi.

“Dove saranno?”, si chiede il poeta. Richiamandoli da una regione in cui l’”Ieri” possa essere l’”Oggi”, l’”Ognora” e il “Tuttavia”.

Borges,  di ascendenza altoborghese, con avi ispanici e sassoni, nutrito da una cultura fortemente europea e classica, rimpiange un mondo fiero, feroce, ferino anche, ma tessuto di passioni, che non è il suo, ma che sente vivo e vero, e di cui quasi invidia gli impeti sanguigni.

 C’erano briganti, in quel mondo, agguati, lame che brillavano nella notte: ma quella “mitologia di pugnalate/ nell’oblìo lentamente si è disfatta;/ una canzon di gesta si è artefatta/ in poliziesche cronache slavate”.

Tutto cancellato, adesso. Eppure, “benché la daga ostile o l’altra daga,/ il tempo, li abbia stesi giù nel fango,/ ben oltre il tempo e la funesta maga/ oggi quei morti vivono nel tango”.

Il tango. Musica e movimenti, cadenze e gesti riesumano un’epopea. Non importa se ha tratti banditeschi e postribolari.  Importa che abbia avuto l’insegna del coraggio. Il tango è il duello, la sfida; la rappresentazione plastica dell’azzardo,  lo sguardo sprezzante,  l’attesa e la contesa, l’oltraggio e la morte corteggiata. Il tango parla di uomini che fanno l’amore e la guerra, di maschi e di femmine che scolpiscono le figure primordiali della voluttà. Il suo “turbine”, la sua “furia”, “agli anni affaccendati tiene petto”.

Ma l’uomo è “fatto di melma e tempo” e  la sua vita “dura meno di quel melodico strimpello”: dunque il tango è una illusione, una cerimonia, un rituale esorcistico. Sì, ma per Borges (si legga “Storia del tango” in “Evaristo Carriego”, 1930), questa illusione ha una sua eletta cifra segreta: “ si direbbe che senza i crepuscoli e le notti di Buenos Aires non possa nascere un tango, e che in cielo ci attende, noi argentini, l’idea platonica del tango, la sua forma universale (…), e che questa specie fortunata abbia, per quanto umile, il suo posto nell’universo”.

Profondamente argentino, dunque, il tango: ma è proprio il suo privatissimo alfabeto etnico, il suo geloso lessico familiare, che consentono di fruirne a tutte le latitudini. Infatti, sono sempre i tratti originali di un linguaggio quelli che maggiormente “comunicano”. Il tango ha un suo sapore, dunque una sua sapienza universale cui attingere. Ecco, la sua “fortuna” . E’ un ballo che ti libera e ti obbliga: per danzarlo devi essere capace di “modellare”. Di conoscere/ riconoscere. Ciò che fa, deve fare, il tuo corpo, se parla, se sa parlare, con il tuo cuore.

Questa,  la suggestione, preziosa, che ci dona, con elegante, svagata lievità, il volume “Dall’anima. Passi di tango”, danzanti pagine di variazioni sul tema, ospitate dalla elegante collana erotica “Le librette di controra” (Ar, pp.61,euro 10).

 L’autrice, “giovanissima e ardita, nonché l’esponente delle gambe fasciate di nero che trapelano talora tra le pagine” in ammiccanti fotografie, si occulta dietro un civettuolo pseudonimo “Belle époque”: Dudù. Ma il libro è, in realtà, scritto a quattro mani: dall’esordiente Dudù che mescola con grazia irriverente plurali tecniche letterarie (racconto, teatro, poesia) e da Anna K. Valerio, curatrice della collana, che, con intelligente disinvoltura, vagabonda dalla filologia classica e da Nietzsche alle contrade abitate dalla coppia genio e sregolatezza. Mostrando che le vere provocazioni erotiche sono anche folgorazioni intellettuali e nulla hanno a che fare con la porno-sciatteria coatta.

Ma torniamo al tango. Bene, qui lo troviamo variamente declinato e delibato. Segni rapidi, piccole folgori, ammicchi, paradossi, impertinenze. Spunti da appuntare. Ecco, ad esempio, quel che il tango,- “esteta dell’impossibile, stilista del sogno, signore dei sensi”-  “non è”: “ Non è sfrenato e bestiale come i balli caraibici, non è sciocco come il boogie-woogie, non è meccanico come il rock’n’roll, non è svenevole come un valzer viennese, né accalorato come un flamenco andaluso, né enigmatico come una danza etnica slava, né ridicolo come un twist, né languorosamente femmineo come i balli iranici, né rurale e terragno come le ritmiche esultanze dei gauchos’. Non ha la pesante malia del ballo tribale negro”.

E’ il tango: “ Il maschio quasi rigido: non deve flettersi, deve solo assicurare alla donna l’equilibrio. Potrebbe, al limite, pure stare fermo. E lei agile e perditrice come lingua di fiamma. Serpente nelle braccia, farfalla nei piedi, tigre nel viso, gatta nel dorso: una chimera, transfuga da chissà che leggende”.

Tango,criminale e leggendario. Svela chi sei. Se lo sei. Poi, c’è anche il “dover essere” delle sale da ballo dove, il sabato o la domenica, si cerca uno spazio, che si vorrebbe sacro, tra “gioco di ruolo” e“second life”. Appropriarsi del tango, riappropriarsi del corpo e del cuore: mica facile. E c’è la tv che “rilancia” l’argentinità nei suoi “balli con le stelle”.

 Ma è possibile cogliere i segreti codici di questo “oltraggio” danzante nel pur piacevole sperpero massmediatico, tra la Milly “sempre ridens et triumphalis” e gli improvvisati “tangueros” che sciabolano sguardi sensuali e maschie movenze seduttive, alla ricerca del passo perduto e che mai, mai potranno trovare

Mario Bernardi Guardi , Liberal, 25 marzo 2009


Viva il tango, dio degli abbracci

Nella collana “Le librette di controra” un'appassionata ode al sensuale ballo argentino.

Dell'autrice di Dall'anima. Passi di tango, a parte lo pseudonimo Dudù non si conosce neanche il vero nome.Ma bastano le splendide gambe ritratte dalle foto in bianco e nero che punteggiano i capitoli, a rivelarci tutto il necessario su di lei… 

«Che cos'è per lei il tango, Signora?». «Una discreta obiezione alla luce; il delizioso ricamo del nulla».

Con questa frase di Anna K. Valerio si chiude Passi di tango, e c'è da dire che tra le tante definizioni e interpretazioni della musica da ballo argentina questa è non solo la più appropriata, ma anche la più poetica. Il volume in questione fa parte delle “Librette di controra” (www.lelibrettedicontrora.it), collana di letteratura erotica ormai di culto presso i numerosi conservatori libertini della penisola; e a pubblicarlo non potevano che essere le edizioni di Ar di Padova, che da oltre trent'anni si dedicano a sondare, con i loro preziosi volumi, le più svariate declinazioni della spiritualità antica e moderna, orientale e occidentale. Perché non c'è alcun dubbio che l'erotismo sia un'alta attività spirituale, aveva anzi ragione Jean Baudrillard a definirlo «un rituale sacro, che si svolge in un sotterraneo».

L'uomo contemporaneo si aggira sgomento tra le macerie del sesso, reso noioso e banale dalla pornografia diffusa, che ha insinuato nelle menti un progressivo calo del desiderio. Risultato di tutto questo è il patetico fenomeno del turismo sessuale verso Paesi dove ancora vige il tanto vituperato “comune senso del pudore”, e di conseguenza il desiderio gode ancora di ottima salute. Qui da noi invece, per dirla con Michel Houellebecq che sull'argomento la sa lunga, «ormai anche gli omosessuali più che a far sesso si dedicano ai corsi da sommelier e alle degustazioni di vino in campagna».

C'è insomma un gran bisogno di rieducazione all'erotismo autentico e soprattutto, come andiamo predicando da anni, di pervenire a forme inedite di oscurantismo, oscurantismo glam e fetish; come si dice nella frase citata innanzi, «una discreta obiezione alla luce»: l'illuminismo ha progressivamente portato il bagliore dei riflettori ovunque - ma sono il segreto, il mistero, l'ambiguità a generare qualsiasi forma di fascinazione erotica e il tango contiene in sé tanti elementi di tale fascinazione. Esso è armonia di opposte pulsioni dello spirito come marzialità e lascivia, dominio di sé e oblio - ma soprattutto oblio, come ci dice ancora la Valerio: «Il tango è oblio. Sfugge a ogni assillo, sfugge a ogni costanza, sfugge a ogni peso, a ogni dover essere, modo smodatamente alato di traversare la vita, impertinente, ozioso, bel sognatore all'ombra di un sigaro, di un sorriso a metà, di un cenno, di un'iride umida, di una gamba di donna che si stende e indica dove la notte si fa abisso - e non si può più parlare…».

Come tutti ben sappiamo, il tango (che nel libro è chiamato tra l'altro: esteta dell'impossibile, stilista del sogno, signore dei sensi, stella dei trivi, infero paradiso) è tornato prepotentemente di moda anche in Italia; non c'è città che non abbia i suoi club di appassionati, che promuovono concerti e innumerevoli corsi di ballo. Crediamo però che un notevole contributo a questo revival l'abbia dato il successo del gruppo musicale “Gothan Project”, che  ha contaminato con ottimi esiti il tango con l'elettronica più pop e accattivante. Antesignana di questa tendenza era stata la leggendaria Grace Jones negli anni Ottanta con il brano Libertango (cover da Astor Piazzolla). A ben vedere, è un po' il meccanismo che presiede a tutto il fenomeno della musica etnica o world music: contaminare la tradizione folkloristica con l'elettronica - ma com'è ovvio non sempre i risultati sono all'altezza delle aspirazioni.

È difficile negare la lontana parentela del tango con il flamenco e la corrida, ravvisabile perfino nella scenografia: saloni dai vistosi arredi, costumi sgargianti al limite del pacchiano (ma l'arte non è - come diceva Picasso - continua lotta contro il buon gusto?). Le movenze serpentine della donna che balla, il tango «farfalla nei piedi, tigre nel viso, gatta nel dorso», non rimandano forse a quella mescolanza indissolubile di grazia e alterigia, tenerezza e malinconia, così propria del matador? E che dire dell'indiscutibile somiglianza tra il suono del bandoneón, «pensiero triste di uno strumento - lama, che, invece di torturare, piange», e la straziante melodia del cante hondo nel flamenco, che più che un canto è un pianto modulato?

Passi di tango è un libro praticamente scritto a quattro mani: il testo principale è dell'esordiente Dudù, che mescola diverse tecniche letterarie (racconto, teatro, poesia); interessante il personaggio del prete che va a ballare il tango di nascosto, mascherato. Una volta scoperto da un sottoposto, formula una poetica ipotesi del tango come musica sacra, il cui ritmo è una preghiera e un sacramento. Dudù è anche il soggetto delle belle foto in bianco e nero - veramente sexy - che corredano il testo. “Preludio” e “Rapsodia” sono invece a carico di Anna K. Valerio e, come abbiamo detto, costituiscono una filosofia del tango di notevole profondità e acutezza. D'altronde, è il minimo che ci si poteva aspettare da questa misteriosa femme fatale da anni oggetto delle più diverse curiosità metapolitiche, metamondane. 

Valerio Zecchini , in "Area" di Dicembre 2008


A suon di Tango l'eros sposa la morte

Il Tango bacia Regina, la morde, la fa gemere; lo aiuta il Bandoneon, vecchio Signore un po' satiro e un po' santo, docile come un cane da grembo ma capace di ogni perfidia. È la sfida più sensuale, il mistero di un suono che è gioia e morte, carne e sogno, Lucifero e Cristo. Dall'anima. Passi di tango (Le librette di controra, pagg. 61, euro 10) è il pamphlet provocante e provocatorio della misteriosa Dudù (di cui ammiriamo la forza narrativa e le belle gambe fasciate di nero fotografate qui e lì) che racconta il fascino di una musica, splendore del popolo, nell'epos di due donne; l'una estrema signora delle passioni, l'altra, vergine, ammalia persino Belzebù, che la invia sulla Terra a trovare l'immortalità ballando e rigenerandosi con i fluidi maschili.

Antonio Lodetti, in "Il Giornale" del 10 agosto 2008


Mario Mariani il precursore di "Lolita"

"Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della mia lingua compie un percoso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo.Li.Ta" Alzi la mano chi non ricorda questo incipit. Povero prof. Humbert Humbert innamorato pèrso di una dodicenne, fascinosa e sciocchina! Ma ben prima che Vladimir Nabokov si abbandonasse a trasalimenti estatico-libidinosi dinnanzi alle acerbe grazie della sua incantatrice ("Lolita" fu pubblicato nel 1955) e prima che l'estro italico si scatenasse con le seduttive ninfette cinematografiche (icona per eccellenza del proibito e del peccato anni sessanta una giovanissima Catherine Spaak con film di culto come "I dolci inganni" e "La voglia matta"). A seminare scandalo ci aveva pensato Mario Mariani.

Giornalista, scrittore ed alfiere del libero amore. Nonché feroce avversario di quei moralisti, "imbecilli" e "cattivi" che costringono "meravigliose bambine a consumare in smanie solitarie infiniti tesori di piacere che potrebbero, senza danno alcuno, godere e profondere". Lui, invece, alle "bambine" dei suoi ricordi così si rivolgeva: "voi vivrete ancora, creature d'antelucane, rose in boccio, aliti marzolini, rugiade d'aurore. Porterete per il mondo le vostre trecce annodate, brune e bionde, i vostri grandi occhi dolci, socchiusi, pieni di desideri insoddisfatti, le vostre caviglie sottili e nervose provocanti, più delle caviglie delle eterèe bellissime, i vostri corpi elastici e snodati dalle movenze precocemente voluttuose, i vostri seni ancor saldi, i soli seni saldi e piccoli che stanno in una mano e sono tepidi e freschi e hanno la pelle fina e vellutata come petali di gardenia". Pedofilia d'antan visto che queste prelibatezze erotiche sono targate 1920, dunque con un bell'anticipo sulle lolitesche imprese raccontate da Nabokov? Di sicuro lo scandaloso Mario Mariani si beccò fieri cipigli censori, quando, per l'appunto in quell'anno "ruggente", dette alle stampa "Le adolescenti" (ora riproposto da Ar nella collana "Le librette di controra", pp. 192, euro 19,00), offrendo al suo pubblico, lo stesso che si deliziana dinnanzi a languore e voluttà del dannunziano Guido da Verona, il serto di teneri fiorellini letterari di cui vi abbiamo fatto sentire il profumo.

Infatti, la ottava Sezione del Tribunale Penale di Milano lo condannò per il reato di offesa al pudore a quindici giorni di reclusione e a 100 lire di multa. La stessa sanzione venne inflitta ad Icilio Bianchi, editore del pruriginoso volume, e a Renzo Ventura, raffinato illustratore con compiacenze osé. Perché, c'è poco da dire, qui l'osé lo si spande a piene mani, e con dichiarato intento provocatorio. Non solo, infatti, il libertario e libertino Mariani elegge a protagonista delle sue storie maliziose fanciulle in fiore - Maria, Rosella, Nella, Gina - ma lancia polemici appelli alla liberazione della donna. Da che cosa? ma dai ceppi del moralismo borghese, s'intende. Attenzione, però: nello spudorato Mario Mariani, non c'è nulla di ideologico, nulla che puzzi di femminismo militante, e di sciamannati uteri autogestiti. Qui siamo di fronte alla pagana, dionisiaca ebrezza di un anarchico che con fervore ribellistico - futuristico - anticlericale rivendica i diritti della carne, se ne va in Brasile quando il fascismo sposa la borghesia e, tornato nel dopoguerra in Italia, spara irriverenze contro i piagnoni Diccì e Piccì.

Mario Bernardi Guardi, in "Libero" del 2 gennaio 2008


Sofri, Freda e la sua Musa

Che dire di una ragazza bionda con gli occhi azzur­ri penetranti che ama Pla­tone e Nietzsche, legge e traduce classici, fa figli e fi­lologia classica, allatta an­cora il suo ultimogenito all'età di quasi tre anni, ama l'eterea Cristi­na Campo e cura letteratura erotica; che si definisce boreale e coltiva il pathos della distanza (liebe der terne, diceva Evola) e conversa con un linguaggio per­fetto, armonioso e colto, ironico e urani­co ed è perfino dolce e attraente? Che non esiste, direte voi. E invece esiste, ha ventott'anni, vive a Padova e collabora col diavolo in persona, fino a essere la sua Musa e la sua collaboratrice princi­pale. Coetanea di coatti e sgallettate, di veline e bamboccioni, viene da un'altra galassia e giudica un complimento esse­re poco umani. "Onore ai differenti". Si chiama Anna K. Valerio, è di origine friulana ed aveva qualche ritrosia la pri­ma volta che la vidi, a incontrarmi nei paraggi della stazione di Padova, abitata ormai quasi esclusivamente da immi­grati clandestini e neri. Mi disse testual­mente: "sono una fanciulla di spiccate fattezze boreali, eviterei di spingermi in stazione dove si aggirano troppi ceffi".

In effetti, soprattutto la sera, alla stazione di Padova sembra di essere in Namibia. Ci siamo rivisti una sera nella piazza della stazione padovana, all'ingresso, di un hotel che si chiama Grand'Italia ma che in quel contesto sembra una battuta iro­nica e quasi il consolato di una nazione straniera. Se vedi un connazionale ti viene quasi voglia di abbracciarlo, come ac­cade tra compatrioti in paese straniero. Ad Anna K. Valerio in fondo non di­spiace sentirsi straniera, nel luogo e nel tempo in cui vive, coltivando l'amore per la lontananza e il gusto aristocratico dell'Inattuale. Scrive libri, tra cui uno as­sai recente, di feroce eleganza, di pun­tualizzazioni e stroncature, intitolato In­fierire. Ed uno dedicato a Nietzsche, in­titolato "Per grazia, con grazia". E cura, anzi trascrive i testi di una misteriosa si­gnora, forse pugliese, Fiammetta Oselladori. Alcuni sospettano che sia un suo noni de plume, come quando si firma Arianna de Giorgio; invece lei giura sull'esistenza reale benché nascosta della Mitica Scrittrice, definendola una chimera che usa i suoi polpastrelli; insomma lei traduce in pagina la fonte mi­steriosa. Cura libretti ricercati, a volte un po' esoterici, che trascorrono dalle dovi­zie erotiche del corpo alla filosofia pu­gnace di Nietzsche, dall'Evola più tosto, quello di Vita Italiana, alla narrativa più inconsueta, passando per gl'Iperborei e gli indoeuropei. L'ho scoperta per un in­fame equivoco.

Conoscevo una sua omonima pugliese e pensavo che fosse lei; melo confermava il titolo della colla­na che dirige, le librette di controra, che pensavo alludesse alla mitica controra pugliese, di cui ho scritto anche su Libero. Ovvero l'ora della siesta, il pomerig­gio incantato del nostro sud. E invece la pennica non c'entrava affatto, il sud nemmeno, e la curatrice era boreale, al­tro che meridionale. Ma gli errori, a vol­te, sono sms degli dei. Ma io sto girando intorno a un Mostro che non vi ho ancora nominato. Il suo Maestro e Ispiratore, l'uomo che nulla ha di umano, come lei dice con celeste ammirazione. Insomma, il diavolo di cui vi dicevo. È Franco G. Freda, che è il suo editore, che viene letto e magari plagiato di nascosto da lettori ed editori raffinati. Le mitiche, temibili edizioni di Ar, che sono un po' come l'Adelphi in tenuta militare. Edizioni di gusto e di disgusto verso l'umanità, nemiche dell'egualita­rismo e del gregge, animate da uno spie­tato e anticristiano aristocratismo, che sconfina nella riscoperta del tabù più tremendo della nostra epoca, la Razza. Ecco, sono arrivato fin qui per proporvi un enigma della sfinge o un giochino, fa­te voi. Vi propongo un identi-kit: "Fiero e altero leader dell'estremismo radicale in lotta contro il sistema, colto e carismati­co, autore di scritti e curatore di iniziati­ve editoriali, finito in carcere per diversi anni per un crimine infame degli anni di piombo, non si piegò mai a chiedere la grazia o il perdono e non ha mai dato segni di pentimento". Domanda: parlia­mo di Adriano Sofri o di Franco G. Freda? Di ambedue.

Vite parallele, anche se agli antipodi. Ma uno è diventato un eroe e un mae­stro, celebrato, corteggiato e ospitato nei media, sconfinante da sinistra a destra, da Repubblica al Foglio; l'altro è un ma­ledetto, felicemente emarginato. E dire che il primo fu condannato in via defini­tiva per l'assassinio Calabresi; il secon­do, benché abbia scontato ben 15 anni di galera, invece fu scagionato per la strage di Piazza Fontana. Fu poi dura­mente condannato per un suo iperminoritario movimento, il Fronte naziona­le, in virtù della legge Mancino che colpi­sce i reati d'opinione, con motivazioni filosofiche, ontologiche e misteriche che l'avvocato Carlo Taormina che lo difen­deva, tuttora ripete sbigottito. Non co­nosco di persona Freda e mi sarebbe fa­cile sottolineare la lontananza dalle sue idee; ma sarebbe scontato e poco ele­gante, vero ma vile. Vedete in che antro ci ha condotto la sua Ninfa, Anna K. Valerio. Siamo partiti da una fanciulla boreale, letterata e filo­loga, che allatta ancora la sua creatura di tre anni, e siamo arrivati all'inferno. Ma come dice un aforisma di Gomez Davila, che lei m'ha offerto in anteprima: "Chi non mira le stelle si perde nella storia". Per chiudere con una citazione da Niet­zsche o dal Tribunale: e il caos nero della stazione di Padova partorì una stella.

Marcello Veneziani, "Libero" del 5 dicembre 2007


Un amore in guerra.

Esperienza dei sensi, guerra levatrice di uomini impreparati all'orrore, follia e riscatto di eroi anonimi o allo sbando: tutto è concretamente reale in queste pagine di Bacchelli, forse le migliori mai scritte sulla ritirata dell'esercito italiano da Caporetto al Piave (1917). "Un amore in guerra" è anche una lezione di stile, un piccolo capolavoro se confrontato, oggi, con le migliaia di volumi scribacchiati spesso senza cuore, senza arte, senza coraggio. Lui è fra i più fecondi letterati italiani. Dopo aver disertato gli studi accademici, fece fino in fondo la Prima guerra mondiale, come ufficiale volontario.
"Scrosciavan le mazze sugli elmetti leggieri dei nostri, e rompevano elmi e capi; la baionetta cercava i visceri dei tedeschi. Si formò un groviglio furioso, un risucchio di uomini (…) Rantolavano, bestemmiavano, si prendevano per il collo. Un tedesco altissimo e membruto levava a due mani su De Nada sommerso nel groviglio fino alla cintura una mazza spropositata. Nel-l'atto alzava il mento, e sotto la visiera la luna gli scopriva il riso a denti stretti (…). Scopriva il collo, e lì gli sparò a bruciapelo il fiorentino, afflosciandolo giù. (…) De Nada si storse per gettare un grazie al compagno, e non lo vide mai più". I tempi cambiano, la lingua evolve e in pochi racconterebbero - adesso - la morte in battaglia con tanto accanimento stilistico e rigore formale. Tuttavia, quella mischia, densa di ritmo, di grida e di rumori, sembra fatta apposta per il cinema. Quel tedesco smisurato, fermato un attimo prima di calare la sua poderosa arma di morte, non è un nemico qualsiasi, ma un gigantesco guerriero che semina terrore, come un Achille omerico o il Golia biblico. Carne e sangue del nostro passato. Il semidio pare invincibile, ma basta uno spiraglio di vulnerabilità - il collo scoperto - affinché la pallottola di un piccolo soldato fiorentino lo faccia precipitare nel freddo mondo degli uomini.
La guerra di Bacchelli, autore de "Il mulino del Po", opera che ha un posto di rilievo nella storia della letteratura italiana, non è però una morbosa collezione di valorosi, ma la poetica trasformazione di una tragedia in esperienza umana, salvata dall'oblio. Non vi è dunque alcun compiacimento nella descrizione delle sassaie del Carso, dove ogni tanto "soffia un vento di cimitero", dei pensieri che mostrano "l'osso del teschio", o di un grappolo d'uva strappato al tralcio durante una pausa dei combattimenti, poiché rappresenta la "disperata soavità d'autunno e d'abbandono di quella campagna prostrata sotto il cielo stanco, sotto la sconfitta e la sorte avversa della patria". Resta, infine, solo la promessa di un "amore in guerra", di una donna incontrata per caso, simulacro di pace in mezzo all'orrore.

Bruno Pampaloni, "Il Foglio" del 28 maggio 2007


LA COSACCA DEL BARONE VON UNGERN.

Lui, il soggetto del ritratto, è il Barone Nero, il Barone Pazzo, il Barone Sanguinario. Il nobile baltico Roman Fiodorovic von Ungern Sternberg: di stirpe germanica, di sangue vichingo e magiaro, di fasto e ferocia barbarica. Di una fede monarchica e zarista decisa dagli accidenti della storia, professata per una più oscura vocazione teocratica, affermata in missione controrivoluzionaria nell'Eurasia del primo dopoguerra.
Lei, l'autrice del ritratto, è una figlia "del fiore dei popoli russi": una cosacca. "Bianca! Bianca! Bianca!", esulta lo scrittore Mario Appelius, viaggiatore avventuriero nell'Oriente degli anni Quaranta, che ce la presenta con il nome di Olga. Bianca come l'esercito di cui il suo eroe, luogotenente al servizio dell'atamano Semenov nella fase guerreggiata della rivoluzione sovietica, guidò la divisione asiatica di cavalleria per difendere la Siberia e la Mongolia contro le armate rosse di Blücher. Arrossisce appena del suo biancore la ragazza mentre si spoglia degli stracci e le pellicce che goffamente la vestono e si infila in una tinozza piena d'acqua sotto gli occhi di Appelius che la osserva. Ma il rossore basta a far avvertire la sottile vibrazione erotica che percorre tutto il suo racconto. Potentemente erotica è, infatti, la figura del guerriero esaltato e spietato di cui dice.
Divorato - ne scrisse Julius Evola - "da una passione che ne bruciò ogni elemento umano". Ed è figura sovrumana, fantastica, epica quella che si staglia negli occhi di Olga e di Appelius. O dell'ingegnere Ferdinand A. Ossendowski: ministro delle Finanze nel governo di Kolcak e autore dell'inquietante "Uomini Bestie e Dei" che di von Ungern profeticamente raccontava. In lui ciascuno di loro riconobbe il profilo del cavaliere spirituale obbediente al Re del Mondo, dedito al culto del Sole e sceso in campo controsole per imporre al mondo il suo progetto mistico e grandioso. Lo aveva concepito come un "mandala celeste" e immaginava di proiettarlo sulla geografia terrestre compattando in un blocco i tre imperi - russo, mongolo-manciù e cinese - perché montassero di guardia "in Asia e in Europa alla civiltà umana contro l'Occidente corrotto e avvelenato". Mito, leggenda, sogno o follia, il progetto (e il fantasma) del Barone - che fu catturato e fucilato nel settembre del 1921 - ebbe in tutti i casi i suoi ritorni e i suoi avatar.

Alessandra Iadicicco, "Il Foglio", 21 maggio 2007


IL BARONE NERO.
CACCIA ALL'ARMATA ROSSA NELLE STEPPE DELLA MONGOLIA.

Esce la biografia di von Ungern, capo dell’esercito russo controrivoluzionario.Un personaggio leggendario che ha ispirato anche romanzi e fumetti d’autore

[...] Viene evocato, per bocca di una nobile cosacca sfuggita ai rossi, un tipo “estremo” come Roman Fiodorovic von Ungern Sternberg. Alias, il Barone Nero: crociato antibolscevico nell’Eurasia del primo dopoguerra, combattente feroce e spietato, mistico e visionario. Il suo suggestivo ritratto ci viene ora riproposto nelle ‘Librette di controra’ delle Edizioni Ar (Mario Appelius, “La cosacca del barone von Ungern”, pp. 58, euro 10).
Ma che ci fa il Barone Nero in una, sia pur raffinata, collana di letteratura erotica? “Come tutti i guerrieri con intenzione, von Ungern è una figura in sé erotica”, spiega la curatrice Anna K. Valerio. Beh, di sicuro sprigiona fascino da tutti i pori, proprio per la sua straordinaria irregolarità. Nasce a Graz, in Austria, nel 1886, da una famiglia di tedeschi baltici. Ma nelle vene gli scorre sangue magiaro e vichingo. Cresce a Tallin, in Estonia, che fa parte dell’impero zarista, e frequenta la Scuola militare di San Pietroburgo. D stanza in Siberia, rimane affascinato dallo stile di vita nomade dei Mongoli e dei Buriati. Durante la Grande guerra, combatte valorosamente sotto le insegne dello Zar in Galizia e in Volinia, conquistando onorificenze come la Croce di San Giorgio e la Spada d’Onore.
Allo scoppiare della rivoluzione bolscevica, raggiunge l’atamano Semenov nei territori orientali della Siberia, tra il Baikal e la Manciuria, diventando capo di stato maggiore del primo esercito “bianco” e organizzando una divisione di cavalleria, composta da mongoli, buriati, russi, cosacchi, caucasici, tibetani, coreani, giapponesi, cinesi. Il suo ardire è senza limiti come lo sono la sua crudeltà e il suo carisma. I nemici lo chiamano “Barone sanguinario”; i seguaci, il severo “Piccolo padre” (come lo Zar). [...]
Il Barone, nemico non solo del bolscevismo, ma di tutte le ideologie moderne, accarezza il disegno di una grande reazione politica e spirituale che si fondi sulla restaurazione della monarchia e su una santa alleanza tra imperi: quello russo, quello mongolo-manciù e quello cinese. Contro il comunismo e contro “l’Occidente corrotto e avvelenato”. [...]

Mario Bernardi Guardi, Libero, 11/01/2007

 

RITORNO ALL’EROS.

Era ora che qualcuno si prendesse la briga di rispondere ai racconti fintamente erotici di Melissa P., tornando a chiarire la dimensione vera di un eros ormai decaduto a biologia d’accoppiamento. Nello splendido Metafisica del sesso, Julius Evola, nel 1958, con rara lucidità indicava la via della decadenza che le cose dell’amore stavano imboccando nel mondo occidentale, divise tra i pianti da soap opera e la pornografia dilagante, il tutto condito da remore protestantistiche. Ora, la giovane Anna K. Valerio, direttrice de Le Librette di controra, ritorna su questi temi cruciali, a mezzo della forma agile del pamphlet, lanciato come un macigno contro Melissa P., «uno scherzo dei tempi, una fumigazione delle coscienze, un frammento di omelia recitato a luci rosé» (p. 11). Con un incantevole favellare, e sulla scia di Dante ed Eliot, la Valerio afferma che un «sentimento non lo si deve raccontare. Occorre descrivere cose che lo suscitino, intentare situazioni oggettive che lo evochino, incollanare suoni che lo ricordino, segnare atmosfere che lo impongano. […]; ma il corpo, la carne, il sussulto, il soprassalto, il sollievo, non possono essere né biascicati, né urlati. Vanno evocati, narrati: creati» (pp. 14-15).
Questo ciò che Anna K. chiede ad un bravo narratore erotico, perché «ci infastidiamo di fronte all’eros insano, contromoraleggiante; all’eros dei rimorsi: all’eros «malriuscito». Quando incontriamo i semi della pura gioia nell’aura di un amplesso narrato è per noi scoprire un’oasi di delizia» (p. 19). Invece, la letteratura erotica contemporanea si divide tra il surrealismo immaginifico e i manuali di anatomia; così, per trovare qualcosa di buono è necessario tornare ai classici, agli scrittori latini e medievali. Un po’ come in tutte le arti e le scienze? Forse…
Le quaranta pagine, poco più, della Valerio non sono però solo un attacco alle intimorite Melisse, pronte a farsi violare e a pentirsi, in un gioco letterario noioso e per nulla stimolante. Tre le cose che ci spingono ad inserire questo testo nel piccolo olimpo della nostra rubrica. In primo luogo Anna K. compie un vero e proprio esercizio di stile; in questo senso ricalca il narrare del Vate, luogo dove nessuna parola “accade” per caso, tutto è ritmo e armonia; il fatto di essere uno stile pone di certo l’Autrice dove deve essere, tra coloro che scrivono per davvero. Secondo punto: la Valerio non si limita ad una critica ironica e sferzante, ma risistema dopo aver demolito tutto a colpi di mitraglia; dalle rovine di Melissa P. sorge una nuova luce per chi volesse ancor raccontare eros. Infine: la scrittrice cammina nel solco di una Tradizione, sulla via di chi ha sempre voluto affermare che l’eros «può farsi, nei suoi esiti più alti, sacramento, mezzo per raggiungere il sacro: ‘grazia’» (p. 41).

Carmelo Ferlito, “Vademecum” – rubrica dell’Università di Verona – luglio-agosto 2006.

 

INTERVISTA CON ANNA K. VALERIO

Come nasce l'idea della collana “Le librette di controra”?

Nasce dall'intenzione di coltivare un campo fecondo, come quello dell'eros, con gli umori e le parole che più gli si addicono. E da una felice casualità, che mi ha fatto incontrare le fantasie narrative di Fiammetta Oselladori, l'audacissima autrice con cui abbiamo inaugurato la nostra collezione.

Quando si è accostata alla letteratura erotica?

Leggendo il Fedro di Platone: al liceo.

E' ormai storia la sua polemica contro Melissa P.: come è iniziata?

Cento colpi di... rappresenta per me il compendio di tutto ciò che un libro erotico non deve mai essere: tristezza, moralismi dissimulati, fiumi di lacrime. Un'erotica giusta, le lacrime deve trarle da altra fonte che gli occhi superiori, se mi si concede la metafora...

E' ancora di questo parere?

Purtroppo il mio disprezzo per Melissa P. ha avuto modo, non già di smorzarsi, ma di aumentare.

E perché, secondo lei, un romanzo come 100 colpi di spazzola ha colpito così tanto l'opinione pubblica; per i contenuti o per l'età dell'autrice?

Com e tutte le trovate furbette, ogni ingrediente di quel composto ha fatto la sua parte. Ma, soprattutto, ciò che ne ha decretato il successo è la sua capacità di chiamare in causa il lettore chiedendogli compassione. Non la passione, la compassione!

Ma esiste davvero un erotismo di destra e uno di sinistra? Qual è la differenza?

Io mi arrischio a dire di sì, che esiste eccome la differenza. L'eros ‘di sinistra' è più tristemente materialistico, più moderno (nel senso peggiore che questo aggettivo possiede), più tendente al basso, all'abbruttimento. L'eros ‘di destra', il nostro Eros, vuole invece ricordarsi e ricordare continuamente di essere un dio.

Quali sono le caratteristiche che rendono uno scritto o un autore pubblicabile da “Le librette di controra”? Seguite delle linee giuda nella scelta dei testi?

Di solito, consideriamo gli scritti per la qualità letteraria che esprimono, o per il potenziale provocativo che possiedono, o per la capacità fantastica che rivelano. In genere, non ci piace il piagnisteo, né il sentimentalismo esasperato da diario adolescenziale, né la sciatteria.

Secondo lei, da cosa è determinato questo alone di sensi di colpa che gravita attorno all'erotismo in It alia? Disinformazione o retaggio culturale?

Direi da quel tossico che Nietzsche chiamò “moralina”. La morale, questa beffa millenaria, questa falso millenario, rovina tutto ciò che tocca. E la gente, ahimè, subisce la sua impostura in tutti gli àmbiti - scuola, cultura, giornali -, fino a perdere completamente la propria libertà e a farsi opprimere dalla preoccupazione per la disapprovazione possibile.

Lei ha solo 27 anni: cosa fa oltre a scrivere libri ?

Allevo i miei due esigentissimi figli.

Per l'imminente futuro de “Le librette di controra”, cosa bolle in pentola?

Due novità di tono diversissimo. Un libro-intervista dove mi trovo a sottoporre a inquisizione un sagace libertino fino a strappargli le formule essenziali della caccia erotica. E il romanzo meravigliosamente saporoso e terragno di Giuseppe Costantino Budetta, Vento di terra : una vera fantasmagoria sensuale.

Area 51 Magazine, aprile 2006

 

EROTISMO CON CLASSE, CONTRO MELISSA P.

Anna K. Valerio con la collana “Le librette di controra” (edizioni Ar) ripropone classici e novità della letteratura erotica.

Parrebbe quasi una storia d'oggi, visto quel che circola nel mercato del porno. Dunque: un uomo si imbestia e si trasforma in asino, una vogliosa femmina si accende di bestiali voglie per il mammifero, viste e ben ponderate le “proporzioni” del ragliante, i due, ebbri di goduria, si abbandonano ad erotici furori, ma ecco che lui, diventato bestia per un prodigio, da un altro prodigio è restituito ad umane fattezze, e la donna, anziché mostrare il suo apprezzamento per il bel giovanotto, non solo fa la bocca storta di fronte ai ridotti ammennicoli, ma, indispettita, lo scaccia. Perché, non immemore delle asinine prodezze, sa che da quell'eccitato ragazzetto potrà ricavar poco. Sì, il tutto potrebbe esser anche utilizzato per un filmetto "hard", ma la storia è di antica e nobile fattura. Infatti, l'ha scritta Luciano, nato a Samòsata, nella pianura dell'Eufrate, nel 120 a .C. e morto sessant'anni dopo. Un porno-autore ellenistico? Tutt'altro.
Perché fu abile avvocato ad Antiochia, brillante retore in Grecia, Italia e Gallia, acuto filosofo sofista ad Atene dove dimorò per venti anni, valente funzionario imperiale in Egitto, legato alla corte di Lucio Vero. Nonché autore di più di ottanta opere, soprattutto dialoghi e saggi, dove riversò sapienza e irriverenza, crudezze realistiche ed estri fantastici, con beffe e sberleffi a iosa contro la società del suo tempo. Nulla risparmiando a nessuno, soprattutto agli intellettuali, ai politici, a quelli che predicano bene e razzolano male. Insomma, Luciano fu uno scettico e un moralista, che vide, visse e descrisse, con disincantata eleganza. E proprio perché aveva raffinata cultura ed era avvezzo alle umane cose, seppe mescolare gli ingredienti del mito con quelli di un realismo nudo e crudo che non esita di fronte a descrizioni a tinte forti. Dove l'orrido e l'osceno – dunque, purtroppo, il troppo umano e cioè il bestiale, con tanto di aberrazioni zoofile – la fanno da padroni.
Come, appunto, in Lucio e l'asino, l'aurea operetta lucianèa, che, affidata alla cura di Eugenio Corinaldi, viene ora riproposta nelle Edizioni Ar. E, per essere più precisi, nella collana erotica "Le librette di controra", diretta da Anna K. Valerio, filologa classica di rara competenza e lettrice di Nietzsche, animata da sacro zelo per l'indagine testuale ma da altrettanto sacra vocazione per le extravaganti scorrerie intellettuali (si veda il suo Per grazia, con grazia, firmato con lo pseudonimo Arianna De Giorgio).
Decisamente provocatoria l'idea della fascinosa Anna (così ce la mostrano le foto che la effigiano) di contrapporre ai tranci di carne un tanto al chilo-tette, chiappe, con venusiano pelame e vulveschi itinerari – della corrente pornografia, patetica anziché no, noiosa e tristolina anziché no, marchettistica e macchiettistica anziché no, tra mosce lascivie tartufesche e maleodoranti perversioni da latrina; di contrapporre, dicevamo, a tutto questo squallore di onanistiche turbe, una raccolta di pagine dichiaratamente lussuriose nella loro allegra opzione dionisiaca, nel loro irriverente libertinismo, nel loro eros così sfrontato da apparire innocente. Ma già ci par di udire acute strida, alti lai, aspri rimbrotti. È la Destra ben pensante che insorge. E ha pieno diritto di sparare raffiche di "vade retro Satana" contro la sinuosa e insinuante Anna, e contro il suo appello alla sediziosa gioia dei sensi. I ben pensanti tengano però conto che esistono e sono attivi da sempre circuiti mentali e circoli intellettuali "alternativi" in cui lo “scandalo” non diventa mai moneta corrente, spicciolo massmediatico, esibito consumismo trasgressivo, ma si propone/contrappone in termini di orgogliosa separatezza, rivendicata distanza, elegante spezzatura (usiamo il termine nell'accezione che gli dava l'impavida cattolica tridentina Cristina Campo) per tutto quel che passano conventi e mode.
I libri pubblicati – da circa quarant'anni a questa parte, se non andiamo errati – dalla Casa Editrice Ar sono i segni visibili e tangibili di un aristocratico sentire che, proprio perché tale, ha in gran disdegno la volgarità di tutti i conformismi e, proprio perché tale, non fa proselitismo. Casa editrice di nicchia per lettori eletti, Ar va fiera della sulfurea aura che spira sul capo del suo ideatore, Franco Giorgio Freda, e che dunque traspira dai libri che pubblica e dai messaggi impolitici o transpolitici che lancia a chi ha orecchi per intendere. Splendido isolamento di luciferini Narcisi? Vero, ma fino a un certo punto, visto che alcune iniziative di Ar hanno trovato sostegno in settori accademici che, evidentemente, non temono il contagio. O che amano sfidare l'avversario. In questa dimensione dell' “azzardo” – divertito e colto – si pongono "Le librette di controra". Preso alla sprovvista da quest'insolito nome di battesimo, sgomento dinnanzi al lessico raro e prezioso, il lettore tace turbato, immerso in «quella parte bianca del giorno che da noi chiamano la controra, l'ora avversa, quando il sole ha appena cominciato la china». L'inquietudine aumenta dinnanzi al malizioso avviso: «La controra è, nella giornata, l' “hora lasciva”, avversa alla progressione faustiana del lavoro, ora ideale e ideativa, è l'ora morbida (morbosa?), panica, misteriosa e misterica, dove tutto è ebbro e inebriante». Noi abbiano dato qualche cenno dell'operetta di Luciano compresa nella collezione (al lettore che ne traesse diletto, suggeriamo di confrontar “L'asino” di Luciano con quello di Apuleio e magari col Pinocchio-asino di Collodi, inconsapevole collezionista di simboli), ma val la pena di leggere anche le altre "Librette". A partire da Contro la P. Melissa, con cui Anna K. Valerio smonta la fanciullina fornicatrice, «nutrita a lacrime e cannoli siciliani», «panetto australe di carne appena tornita», «scherzo dei tempi», «fumigazione delle coscienze», «frammento di omelia recitato a luci rosé», massacrando con garbo feroce un altro bel po' di tenere scrittrici viziosette dispensatrici di gemiti e guaiti per l'immaginario erotico odierno. Decisamente sottosviluppato, tra abbecedari porno e complessi di colpa ricorrenti. E forse bisognoso di ben altri suggerimenti: perché l'eros ha bisogno di eleganza, di lieve e lieta grazia, di ammiccante leggiadria: decisamente, insomma, il peccato non è cosa democratica. E allora – e proprio perché "suggerisce"– anche il linguaggio deve essere suggestivo. I sensi hanno bisogno di parole acconce perché si crei l'incantamento; il giuoco sottile del detto e non detto rinvia a uno "stile" mai dismesso né dagli accorti amanti né dai tessitori di letterarie malìe; la giostra delle allusioni/provocazioni vede la conquista dell'ambito trofeo come opera dell'intelletto che ha dato alla passione le giuste armi. Insomma, nelle " Librette di controra " non c'è posto per la cafonaggine sguaiata. E sì che in queste letture c'è di tutto e di più, si scherza con i fanti e con i santi, non si alza mai il cartellino rosso per sanzionare ed espellere un desiderio che ti accende. Apologia dell'amoralità? È quel che ti offre una novellatrice saporosa di Boccaccio, Aretino, d'Annunzio, Guido da Verona come Fiammetta Oselladori (Il sorriso di Lulla o del peccato della carne, I cinque sensi o le cinque forme di piacere). O un esoterista della sensualità come Mauro Meriggi (Kâma-Loka)?
E sono incontinenti ebbrezze, libidici trasalimenti, voli e disvelamenti di sensi, raffinatezze tattili con simbolici ammicchi, quelli di Valeria Incantalupo ("Lievemente") e Corinna Furlanis ("I canti del desìo")?
Se colpa v'è, è colpa di natura, della controra e del suo languore.

Mario Bernardi Guardi, L'Indipendente, 9/03/2006.

 

IL TEMPO DELL’HORA LASCIVA

«LA CONTRORA è, nella giornata, l’hora lasciva, avversa alla progressione faustiana del lavoro, ora ideale e ideativa, è l’ora morbida (morbosa?), panica, misteriosa e misterica, dove tutto è ebbro e inebriante». La controra e le sue librette invitano a lasciarsi andare e a concedere del tempo alla morbidezza dell’erotismo.
Il tempo necessario per non accontentarsi del sesso spicciolo di Melissa P., alla quale Anna K. Valerio ha dedicato una delle librette più note: Contro la P. Melissa. Elogio e invettiva. Nota per l’immediata risposta polemica dell’autrice siciliana, messa spalle al muro da una critica brillante. Nella piccola collana dalle copertine di colore pastello Fiammetta Oselladori (nom de plume di una misteriosa giovane autrice) ha pubblicato I cinque sensi o le cinque forme del piacere, Sclip. La prigione del vizio, e Il sorriso di Lulla o del peccato di carne: «Qui, si respira e si impara l’eros. All’ombra di temerarie
fanciulle in fiore, o dalla sapienza di sacerdoti ispirati da una musa pagana. I tabù del nostro tempo, le tentazioni e i tentatori meno confessabili: finalmente trovano le loro parole di seduzione». Di Mauro Meriggi, studioso di esoterismo e religioni pagane, è Kama-Loka, un romanzo nato dalla curiosità di sapere quale romanzo avrebbe mai partorito una Liala proprio audace che avesse letto Evola e Eliade.

M.G., L'Indipendente, 26/02/2006

 

 

A CHI L'EROS DIONISIACO? A NOI

L’eros è di destra o di sinistra? Secondo il Secolo d’Italia è possibile fare una netta distinzione, almeno per quanto riguarda la letteratura. In più, ci sono buone notizie: infatti si può dire basta all’eros «piagnone e pentitista», come sostiene Gabriele Marconi nell’intervista uscita ieri ad Anna K. Valerio, direttrice editoriale delle “Librette di controra”, collana erotica delle edizioni “Ar”. Per la sinistra, spiega Marconi, l’energia liberata dall’eros dionisiaco è uno choc insopportabile. Così l’erotismo slitta nella pornografia senza la dignità del porno dichiarato, e con il sovrapprezzo di una cura psicanalitica comminata da un ibrido mostruoso: Savonarola allievo di Freud. Al contrario, «questo nuovo ozio editoriale», come lo chiama la Valerio, vuole celebrare il trionfo del buon gusto sopra il buon costume. Per esempio, i primi tre volumi della collana dell’autrice che si firma con lo pseudonimo Fiammetta Oselladori hanno intrecci molto scabrosi ma non sono «manuali anatomici della scopata seguiti da confessione e penitenza, come un dessert andato a male». Studiosa del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, la giovane scrittrice friulana, fa tesoro della sua esperienza di filologa per dar voce a una letteratura che in Italia ha di solito poca visibilità, cercando di contribuire alla liberazione dei sensi di colpa non solo di un genere letterario ma anche della gente. Già il nome “Le librette di controra” riecheggia una morbida eleganza e abbandoni d’istinto arcaico. «Chiamare libri i nostri testi di indole e aspetto così femminile, maliziosi, ammiccanti, non era possibile». Per cui sono diventate librette. Controra «è quell’ora in cui la luce del sole filtra da persiane accostate». Il termine evoca il momento del piacere che non è visto fermo come un’estasi ma lento, suggestivo e vibrante. All’iniziativa non sono mancate le critiche che però vengono respinte in quanto espressione di bigottismo e di fondamentalismo marxista. Eros di destra o di sinistra? Come diceva Gaber: «Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra».

Ilda Bassi, Corriere della Sera, 6/01/2006

 

LETTERATURA ED EROS

A "Le librette di controra" ho già dedicato qualche post, compresa un'intervista a Anna K. Valerio. Adesso è giunto il momento di una piccola recensione. Piccola perché il libretto, così com'è giusto e com'è dichiarato, è effettivamente di dimensioni inferiori a quelle di un A5 ed è di sole 55 pagine. Già alla prima lettura - avvenuta sfogliando il libretto in un'osteria padovana - ero rimasto piacevolmente colpito dai contenuti di questo "I canti del desio" di Corinna Furlanis. Non racconti erotici, così come si potrebbe immaginare, bensì sonetti amorosi. Cinquanta, per l'esattezza. Corinna Furlanis non esiste, o meglio non esiste un riferimento certo su chi sia effettivamente l'autrice. Si ignorano il nome, il periodo nel quale visse "e come e dove trascorse la propria esistenza. Conosciamo soltanto la grafia impetuosa ma composta con cui la Signora fissò sulla carta i cinquanta sonetti". Così, almeno, è scritto nel risvolto di copertina.
Leggendoli, l'impressione è quella di essere trasportati in un ottocento manierato e composto che a sua volta fa riferimento a un tardo duecento e a una lezione - quella del Dolce Stil Novo - assorbita e assimilata con amore e dedizione. Non so se effettivamente sia così - o se si tratti di una grande capacità di imitazione - fatto sta' che ogni sonetto esprime con parole lievi e rigorose tanto uno stato amoroso quanto una pulsione più ampia verso l'ignoto. Il Cosmos, per intenderci. E questi sono temi perfetti per un riscontro con le poetiche di Guinizzelli, di Cavalcanti o di Alfani.
Eccone, per il permesso di Anna K. Valerio, un esempio.
XIV
(Dove l'io raggiante si sente parte dell'ordine del cosmo, e sente quasi di sancirlo egli stesso)
No, non è un caos l'universo, vivo
è il suo sordo, eterno movimento,
che come fonte gaia, come rivo -
non come l'imprudente, inutil vento -
sempre si sa se scende o se risale.
Io l'ho compreso alfin, quando, sognando,
entro la notte mulinar di ale,
con tutta la coscienza vaneggiando,
mi colse amor di un sì acuto fiotto
che dirlo non so più senza tremare,
e quello ch'era sopra e quel che sotto
intorno a me scandiva il proprio stare:
regola a ognun pel mio dolce male,
tornita perla al filo universale.

www.macadam.splinder.com, 13/12/2005

 

INTERVISTA AD ANNA K. VALERIO.

Qualche tempo fa, avevo ricevuto una curiosa newsletter de "Le librette di Controra". Ne avevo già parlato qui. Ho avuto recentemente il piacere di incontrare di persona Anna K. Valerio per fare qualche chiacchiera assieme e da quella discussione ne è nata l'intervista che, di seguito, vi riporto.
MacAdam: Perché sono nate 'Le librette di controra'?
Anna: 'Le librette di controra' sono nate, si parva licet, come la filosofia secondo Aristotele: dalla meraviglia. In questo caso, dalla mia meraviglia nei confronti delle audacissime novelle di Fiammetta Oselladori, autrice della trilogia con cui abbiamo inaugurato la collana. Ho sentito la necessità di contribuire a rendere pubbliche, a offrire al lettore, le scritture di questa autrice e l'impressione che mi comunicavano: di un eros del tutto diverso da ciò che attualmente si trova sugli scaffali delle librerie, nei loro lubrichi Enfers. Un'erotica priva di grevità moralistica e di introflessioni autodenigratorie, scritta in modo calligrafico (per riferirsi agli organi del piacere la Oselladori dispiega una varietà di immagini tale che varrebbe la pena farne un repertorio: anzi, una 'rubrica'); un'erotica schietta e sana e lucente. Ho voluto definirla, con formula di ascendenza nietzscheana, la gaia erotica.
M: Che cosa significa 'controra'?
A: Per noi: l'hora lasciva. 'Controra'è voce tipica delle regioni meridionali. Sancisce il momento che segue al pasto del mezzodì e si esaurisce intorno alle cinque di sera con il riprendere delle attività lavorative. E' un tempo estatico, di sospensione. E' il fervore 'bianco' di una luce 'che abbaglia', eppure è anche 'l'ora avversa, quando il sole ha appena cominciato la china': il punto più metafisico del giorno.
M: Che senso ha una letteratura erotica a tutt'oggi?
A: Quello di confermare, suggerire, plasmare i motivi per cui eros merita di essere celebrato.
M: Cos'è per te la letteratura?
A: Domanda infinita (o indefinita?). Potrei rispondere con trasporto personale: uno dei migliori motivi per agire in un certo modo, anzi per agire in assoluto. E' la letteratura che ci ha abituati ad ammirare la buona riuscita, l'eccellenza, a pensare alle cose come a possibilità di un intreccio narrato, a far sì quindi che tutto ciò che attraversa le nostre vite possa (o debba) desiderare di essere parte di un buon racconto. Naturalmente, qui intendo per eccellenza anche un ramo di glicine, o un lampo di rotaia.
Tutto ciò che ci capita abita una sua storia. L'autore è colui che la capisce. Il lettore è colui che la sa leggere anche quando l?autore nomina soltanto un ramo di glicine, o un lampo di rotaia.
Letteratura è, perciò, il luogo delle parole che raccontano anche dove tacciono. Tanto più un autore riesce a raccontare, pur tacendo, tanto maggiore e migliore è la sua qualità letteraria.
M: Erotismo e impegno culturale si conciliano?
A: Si integrano e si rispettano, e anche si compenetrano. L'erotismo, per gli umanisti del Quattrocento, era un esercizio di stile naturale. Se si pensa: quale più grande sfida, per uno scrittore, che evocare degnamente la carne lieta? Non capisco perché un filone che, fino a non troppo tempo fa, raggiava di sontuosi esempi di ottimo stile dovrebbe vedersi ridotto a ricettacolo di piagnucolii e mugolii e sospiri. Io intendo questo genere letterario appunto come una provocazione al virtuosismo dell?espressione. Nei miei fantasticari di novizia del mestiere, immagino la storia dell?ultima letteratura italiana spogliata del pudore...

www.macadam.splinder.com, 5/12/2005

 

«MELISSA P.» REGINA DEGLI INCASSI.
Ma è polemica sul lancio tv e una «rivale» denuncia l'autrice

Tutti pazzi per Melissa. Melissa P. s'intende, il film di Luca Guadagnino ispirato al libro-scandalo di Melissa Panarello, Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire. Opera prima di una diciassettenne siciliana che vi racconta le sue precoci e autobiografiche (?) esperienze erotiche. E poiché Melissa non si nega niente, dalle orge con gli sconosciuti ai rapporti omosessuali e sadomaso, eccola diventare la Lolita del nuovo millennio. Meno maliziosa ma più trash. Perfetta per vendere libri persino agli adolescenti e mandarli al cinema in tempi in cui il grande schermo sembra faticare sempre più a catturarli. Così, ai primi turbamenti anglosassoni del maghetto Harry Potter, i ragazzi nostrani preferiscono di gran lunga lei, la sporcacciona Melissa. Che, nella prima settimana di uscita nei cinema subito conquista la vetta della classifica Cinetel con un incasso nel weekend di 1.844.256 euro e la più alta media per sala (6.231 euro.)
Scodinzolanti dietro di lei i pinguini imperiali di Luc Jacquet. Il documentario La marcia dei pinguini totalizza 1.087.654 euro realizzando anche la seconda media più alta per sala (3.475 euro), mentre al terzo posto rimane stabile La seconda notte di nozze di Pupi Avati (729.629 euro).
Un successo inatteso, che riporta un film italiano ai vertici del box office, e che lascia prevedere una serie infinita di epigone: Vanesse, Luane, Samanthe. Tutti rigorosamente con diari niente affatto segreti da spifferare. Tutti rigorosamente con l'iniziale del cognome puntato. Che fa tanto proibito. La torbida «O» dell'Histoire scandalo anni '50, insegna.
Ma, proprio mentre Melissa ascende ai vertici del box office, la sua autrice, la birichina Panarello si guadagna una querela. Altro grasso che cola nel battage pubblicitario. A citare in tribunale Melissa è l'Antimelissa, al secolo Anna K. Valerio (anche lei con una lettera puntata, e che lettera), 26enne autrice di un pamphlet emblematico fin dal titolo Contro la P.Melissa. Elogio e invettiva. Panarello contro Valerio, P. contro K.
K. accusa P. di aver dato alle stampe un erotismo pieno di pruderie moralistica di stampo cattolico. P. ribatte sul sul blog che K., almeno per la foto del risvolto di copertina del suo libro, sembra un viado e dunque come fa a parlare di erotismo al femminile? E aggiunge perfida giocando sempre sul cognome: Valerio è la sua vera identità. Se si guarda bene la foto si ha l'impressione di guardare un viado e non una donna che si ritiene custode suprema dei piaceri e dispiaceri dell'erotismo»
«Ma se avevo scelto quella foto proprio per la sua austerità che faceva da "pendant" agli argomenti scottanti del mio libro...», ribatte Valerio, furiosa anche per altre accuse, stavolta dell'autore del blog, Emiliano Bugatti, di essere di destra dato che la casa editrice dove lavora è di proprietà di Franco Freda.
E alla fine, per smentire ogni sospetto «en travestì», K. Valerio allega sul blog una sua foto molto molto femminile, che la ritrae mentre allatta uno dei suoi due bambini. Meno viado di così. Tra le due litiganti, intanto gode la produttrice di Melissa, Francesca Neri: «In cuor mio me lo aspettavo, anzi ne ero abbastanza sicura. Anche se non è stato facile ? dice a commento del successo del film ? A vedere Melissa sono andati i ragazzini ed è quello che volevamo. Un pubblico dai 14 ai 25 anni». Avete persino battuto i pinguini... «Sì ma è diverso - ribatte Neri - . I pinguini avevano un altro pubblico. Noi abbiamo preso i giovani». Più qualche altro esemplare di età un po' più avanzata come quel tizio beccato in sala a far cosacce e denunciato per atti osceni.
Infine, altra raffica di proteste e polemiche congiunte dal Moige, l'osservatorio tv del Movimento genitori, dal senatore Bonatesta di An e da Antonio Marziale, presidente del comitato scientifico dell' Osservatorio sui Diritti dei Minori. Tutti concordi nel deplorare la scelta di promuovere il film-scandalo in quel contenitore per famiglie che è «Domenica In» e per di più proprio nella giornata dedicata ai diritti dell'infanzia. Replica di Mara Venier: «L'intervista a Francesca Neri era delicata e garbata. Sul film si è parlato pochissimo e senza toni scabrosi». Ma come avrà fatto?

Giuseppina Manin, Corriere della Sera, 22/11/2005

 

KÂMA-LOKA, O DELL’EROS PAGANO

Premessa redazionale. Nel mese di Aprile - romanamente mese di Venere - nella collana di scrittura erotica Le librette di controra (www.lelibrettedicontrora.it), diretta da Anna K. Valerio e promossa dalla Libreria Ar, è stato pubblicato il romanzo breve Kâma-Loka, scritto da un nostro saltuario collaboratore, Mauro Meriggi. Definito da Pietrangelo Buttafuoco su “Panorama” (n° del 30 giugno 2005, p. 67) “il libro dell’estate rorida”, ci è sembrato il caso - anche per la presenza in questo stesso numero dell’elogio di Eros scritto da Alfonso Piscitelli - di dedicare qualcosa di più di una recensione al bel volumetto di Meriggi, per cui abbiamo chiesto ad un altro Mauro, Curcuruto, il nuovo grafico de “La Cittadella”, acuto ed ironico esploratore di testi letterari, di svolgere per noi il ruolo di Lettore di Kâma-Loka, che forse è l’unico romanzo pagano di questo 2005.
***
Il Lettore predilige la lettura della Poesia, e quindi parte sfiduciato. Gli è stato chiesto addirittura di scrivere del Kâma-Loka, e la sfiducia così è duplice.
“Sai - lo si è avvertito -, è stato pubblicato per una collana di letteratura erotica, Le librette di controra…”. Ah, quantomeno in questo libro si scopa! Parte in quarta, anzi dalla quarta di copertina per capire cosa significhi il titolo. Roba indiana: “Il regno del desiderio sensuale”.
Stefania, la protagonista, è una specie di suora laica presso una missione nel Sud dell’India. Ma prima faceva l’archeologa e ha smesso il suo sogno di scavaruderi e pure un poco la sua femminilità, poiché affetta da una ‘dubbia’ dermatite che la chiazza di rosso se un maschio si provi a toccarla. Una rude e virginea bellezza da ‘soldato Jane’, insomma. Poi, una notte, sogna di essere letteralmente fagocitata dal Vesuvio, o meglio dall’umore bollente e vischioso del vulcano.
Il Lettore non mette in dubbio che Shiva, il Dio che la fa da padrone nel primo capitolo, sia spaventoso come vien detto, ma non lo conosce, e non dà quindi importanza ai titoli divini. Frattanto che si aggira diffidente tra le pagine della missione indiana, arrivano frotte di miliziani indù sulle tipiche (dunque topiche) jeep, pronti all’assalto della missione. In men che non si dica la missione è compiuta, anzi ‘fatta’. Violenze e violazioni a destra e a manca, neanche le suore meno avvenenti vengono risparmiate… Povera suor Emily (madre superiora) pensa il Lettore, ma il karma è karma, e senza alcuna karma (siciliano = calma) i guerriglieri ‘tridentini’ procedono tra grida e ‘strap!’ di vesti religiose. Intanto nel silenzio dell’infermeria Stefania, da dentro a un armadio, ascolta incapace.
Qui succede qualcosa, qualcosa che il leggituro non si aspetta: Stefania ricorda quanto accaduto alla mistica tibetana Yeshe Tsogyel (donne, leggete!) durante il suo stupro brigantesco, episodio che le ingenera una calma improvvisa e totale. Spalanca dunque l’armadio, spalancando così le sue porte più segrete. Eppure, prima che i turgidi rostri dei miliziani la ghermiscano, entra in scena il capo della falange indù, rigorosamente bello e misterioso come un Sandokan. I quattro rinfoderano le armi e a teste basse escono di scena.
Il Lettore è assalito da una sensazione lieve, di rigonfiamento del lingam, che in codesto e in quel preciso punto lo prende, lo prende e non lo lascia intanto che in Stefania si compie una rivoluzione. Lei ora incarna la Passività dice Meriggi, che con molta creanza, e non senza gli opportuni particolari, racconta la ritualità di quell’amplesso. E il Lettore ora non è più diffidente, ma non sa che valore attribuire a quel ‘rigonfiamento’ del lingam: positivo, ossia il romanzo funziona, negativo ergo il romanzo è ‘fallace’…
“Ma il medico […] vide sul seno e sulle cosce di Stefania i cinque segni d’unghia lasciativi dal suo defloratore. Vi riconobbe quello che il Kâmasûtra chiama il ‘pegno del ricordo’. Capì che Stefania era stata amata come una dea”.
Stefania ritorna in Italia, dove nei seguenti cinque capitoli si susseguono una serie di eventi all’insegna della vitalità e di “un desiderio di gioire con tutti i sensi”. Eventi legati a viaggi e a scopate mitiche (anche nel senso dell’abbraccio col mythos) che si concluderanno con un incontro che, richiamando enigmaticamente il primo (quello indiano), chiude ad anello il romanzo.
Ora il Lettore comincia a capire. Collega e colloca e giustappone le tessere del “mosaico cittadino” (Stefania è di Palestrina ed è vissuta nell’incanto del suo mosaico egizio) e comprende di non essere per nulla di fronte al romanzetto erotico che per accattivare vuol far rima con esotico. Piuttosto emergono, e senza che la lettura ne risulti appesantita, figure e concetti che fanno di Kâma-Loka una libretta originale e godibilissima. Meriggi ha il pregio di una prosa piana e pertinente, dissimula per evitare la volgarità vestendo il racconto di immagini punzecchianti e consone, e il suo è un libro che non avrebbe potuto trovare collocazione migliore della nuova, raffinata collana di Ar. Kâma-Loka è un libro che riesce a trattare con una semplicità sconcertante temi che non lo sono per nulla, come ad esempio: il divino, che si manifesta nel e per l’uomo come forza vivificatrice, quell’eros che diventa chiave unica e totale per la comprensione di se stessi e delle leggi del mondo. E poco importa che sia Shiva o Priapo o Dioniso il nome del Dio evocato: esso funziona e agisce a prescindere. Per Meriggi il ricorso -fin nel titolo- alla religiosità indiana ha senso perché essa fa da discrimine tra Occidente e Oriente:
“Ma Dioniso per gli occidentali non era più che una voce del vocabolario erudito, roba per mitografi, studiosi delle religioni e delle arti figurative. In India, invece, Shiva era una presenza e una potenza divina, visibile e invisibile”.
L’Occidente è incapace di parlare a se stesso, di far parlare quel fondo mitico che ‘funziona’ infallibile e preciso nella realtà. Ma Stefania, grazie all’India, trova poi proprio nel suo ritorno in patria l’Occidente perduto, sommerso, come il Mitreo sotterraneo dell’ultimo capitolo, dal trionfo del cristianesimo a-mitico e sessuofobico.
Il topos del viaggio assai bene s’intona con l’iniziazione di cui Stefania fa esperienza. I luoghi sacri (dalla Pompei misterica ed erotica alla Sardegna nuragica, dai Monti Sibillini al Lazio segreto) usati come costituenti la trama del racconto, sono i luoghi sacri del passato remoto (pozzi, scavi archeologici, antri), e vanno appunto a tessere la trama mitica del narrare e del viaggiare. È proprio grazie all’aver vissuto carnalmente quei luoghi che in Stefania avviene la metamorfosi e il raggiungimento della coscienza dell’io (Shiva e/è l’autocoscienza).
Scelta indovinata quella del tempo della narrazione: il presente. Meriggi, infatti, non si rifugia nel tempo passato, e ciò è indice di una precisa volontà, quella di dimostrare che nel tempo presente il sacro e il mito vivono. E poi, egli ci offre il piacere del racconto schietto nella lingua e nella forma, ma pertinente, scorrevole e per nulla sofistico e/o sofisticato. Borges nel suo testamento spirituale dice: “Quanto alle teorie estetiche, torno a ripetere […]: quali teorie avevano gli Indiani, i Persiani o gli Arabi che scrissero le ‘Mille e una Notte’? Una sola, principale e fondamentale idea […] chi ha scritto le ‘Mille e una Notte’ si è semplicemente abbandonato al piacere di raccontare”. Il Lettore di Kâma-Loka ci ha sentito lo stesso piacere e trovato conferma al motto che la Curatrice ha dato alle sue Librette: “Era ben dolce il far quella novella”.
C’è un senso, profondo e mitico nelle cose lette, una trama ordita non dalle circostanze, né tanto meno dai luoghi in quanto tali. I luoghi che la ‘goduta dea’ visiterà sono luoghi originali ed originari, siti archeologici e di culto e perciò sacri. In Kâma-Loka si sostanzia un’Italia infera (nel senso di non emersa), assai più sacrale per i pozzi e per i suoi archeositi che per le cose emerse: bel colpo Meriggi! Il Lettore sa ora pertanto quale valore attribuire al rigonfiamento di cui sopra: questo è sì un romanzo che fa gonfiare il cazzo (gli sia consentito nominarlo, ché Meriggi riesce a non farlo mai), ma in senso erotico, bello.

Mauro Curcuruto, La Cittadella, n. 18

 

99+1 BAGNINI & BAGNINE

Intellettuali, politici, giornalisti, imprenditori, divi e starlette, sacerdoti... Saranno i 100 protagonisti della lunga estate italiana. Alcuni, inevitabilmente, si presteranno volentieri agli obiettivi indiscreti dei paparazzi da spiaggia. Altri, più schivi, cercheranno rifugio in luoghi remoti. Ecco i vezzi, i vizi e le manie dei personaggi di cui si parlerà nei prossimi mesi sotto gli ombrelloni.
BARBARA D'URSO
Scollata, ciaciona, tutta da ciaciare, ornata di sorriso matriarcale, D'Urso è ruscellante nel corpo, e la verità fotografica la rende primordiale. Se l'estate la libera dall'orrore del «Grande fratello», con le sue apparizioni cartacee nel recinto dei veramente famosi farà valere nella controra, nell'hora lasciva del Kama-Loka buddista, quando il desiderio libera gli eserciti del suo regno, l'allucciolio dei sensi. Finirà che scriverà una libretta di Controra.
MELISSA P.
Non ci fu ombrellone senza Cento colpi di spazzola, il barone Titta Rosso, comodo tra i dolci flutti mediterranei, ne fece glossa su glossa, e così non ci sarà sdraio senza L'odore del tuo respiro. Tutti vorranno leggere il nuovo libro della Brancati al femminile, nella copertina la signorina Panarello ha voluto far mettere una specie di zanzara modello elicottero e i suoi fan, obbedienti, non s'ungeranno d'alcunché, si faranno punzecchiare e suggere da calabronesse, zanzaresse, mosche e vespe, pur di aderire ai desideri della maliziosa scrittrice.
L'erotismo tira sempre, specie se con varianti di pallida innocenza, non vorremmo comunque risultare fissati, sempre contro Melissa P., ma il libro dell'estate rorida è Kama-Loka di Mauro Meriggi, edizioni di Ar, Le librette di Controra.

Pietrangelo Buttafuoco, Panorama, 27/6/2005

 

L'EROS A PROVA DI SENSI DI COLPA

La riscoperta della letteratura erotica, raffinato espediente letterario che racconta la gioiosità e la libertà del sesso visto come un incontro privo di costrizioni e di inibizioni, passa attraverso le opere di una giovane scrittrice friulana, Anna K. Valerio. Direttrice della collana dedicata alla letteratura erotica “Le librette di controra”, Anna K. Valerio è nata a Gemona nel 1979, ma in Friuli la sua opera è pressoché sconosciuta. Il suo “pensiero dominatore” (parole dell’autrice), finora, è stata l’opera del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, cui ha dedicato uno studio critico “Per grazia, con grazia. Nietzsche: una forma di lettura” (Edizioni di Ar, 2004), pubblicato con il nom de plume di Arianna De Giorgio. Per ribadire i suoi amori filosofico-letterari, ha inoltre curato, insieme a Franco G. Freda, il volume de “L’anticristiano” di Nietzsche con testo originale a fronte (Edizioni di Ar, 2004).
Scrittrice poliedrica e affascinante, con le “Librette” Anna Valerio vuole dar voce a una letteratura che in Italia ha di solito poca visibilità, fatta eccezione per pochi casi commerciali e magari anche di dubbia qualità. Come il caso letterario di Melissa P. e del suo “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire”. La scrittrice friulana, invece, non punta a creare “casi” ma, attraverso la letteratura erotica, vuole dimostrare come sia possibile contribuire alla liberazione dai sensi di colpa e dai complessi d’inferiorità non solo di un genere letterario, ma anche della gente.
- Lei mette sotto accusa la letteratura erotica moderna criticando apertamente il “caso” Melissa P., adolescente giunta al successo con un romanzo in cui l’eros è ancora una volta dipinto come una malattia dell’anima. Cosa contesta di questo tipo di letteratura erotica?
“La mancanza di innocenza e la cattiva scrittura. Il dire tutto con voce querula...”.
- Chiariamoci subito: che differenza c’è tra eros e pornografia?
“La pornografia è una vivace provocazione fatta attraverso l’esibizione dei luoghi organici del piacere. L’eros, l’erotismo, è una provocazione al desiderio molto più alta, che però non si limita alla sfera fisico-sessuale. Può venire da un gesto, da uno sguardo, da una voce, da una voluta di fumo o di parole, da una voluta di pensieri. Perciò lo amiamo. L’erotismo precisa un sentimento del mondo fondato sulla naturalità (e la naturalezza), sull’istinto, sulla massima del piacere, che in se stesso prova se stesso.”
- Lei ha parlato di una distinzione tra eros di sinistra ed eros di destra. Il primo sarebbe caratterizzato da un senso di colpa frustrante e l’altro libero da pregiudizi e creativo: è questa la differenza?
“La differenza che io ritengo di conoscere è più ipotetica che altro. In un clima dove si vanno sopendo quasi tutte le contrapposizioni, volevo saggiare il tono delle categorie di ‘destra’ e ‘sinistra’. Resistono, anche se estenuate. Neanche un mese dopo che avevo lanciato la mia sfida è infatti venuto fuori che in America c’è chi la pensa come me: Michele Zipp, l’ex direttrice di ‘Playgirl’, ha dichiarato che i repubblicani sono ‘più sexy’ dei democratici. Comunque: i postulati tipici della sinistra sono la vanificazione delle differenze, dei privilegi, un pensiero ‘debole’. Al contrario, gli istinti della destra sono (o dovrebbero essere) robusti, vigorosi, acuti. Parlando di ‘eros di destra’, io pensavo a Marte che fa i complimenti a Venere...”.
- In che misura l’impostazione cattolica, o più in generale religiosa, influisce sulla sessualità e sulla concezione peccaminosa del sesso?
“La moralina cristiana è un tossico per il gioco dei sensi. Ma di buono c’è che esalta, in chi sa compiacersene, il gusto del peccato”.
- Nel ventunesimo secolo esistono ancora molti tabù legati al sesso che si riflettono anche sulla letteratura erotica, rimasta “di nicchia”. Pensa che l’esplosione di casi commerciali possa nuocere ad un genere letterario raffinato e, per certi aspetti, elitario?
“L’eccessiva popolarità è sempre pericolosa. Per incontrare i gusti delle masse bisogna spesso rinunciare alle migliori qualità. ‘Uno di noi’ è la formula con cui la gente ama salutare e scegliere i propri beniamini. Ma un vero autore non è ‘uno di noi’. E’, invece, chi sa scrivere come gli altri non sanno ancora scrivere, sentire ciò che gli altri non sanno ancora sentire, vedere ciò che gli altri non hanno ancora visto. Un grande autore è necessariamente impopolare. Qualunque sia l’argomento che tratta”.
- In Friuli lei è quasi sconosciuta. La sua è una scelta voluta o è la conseguenza del fatto che, forse, nella nostra regione l’argomento sesso è ancora tabù, ancor più se scritto da una donna?
“Certo: è una scelta di discrezione (anzi, di pudore...). Credo che quello che faccio e che dico, se vale, possa prescindere da me che lo dico”.
- Da osservatrice esterna, come valuta il rapporto dei friulani con l’eros e la propria sessualità? La nostra regione sarà anche la capitale dei sexy shop, ma si ha l’impressione che ci sia una concezione del sesso “a porte chiuse”, ancora estremamente riservata.
“I friulani hanno una qualità, secondo me, meravigliosa: la selvatichezza, il riserbo, la sicurezza di chi le cose proprie le vuole fare in modo proprio. Vede? Sono riusciti a puntellare la loro regione di sexy shop senza che, in Italia, quasi nessuno indovinasse i loro gusti privati. Da invidiare!”
- A cosa sta lavorando adesso?
“Un pamphlet che ha da essere scritto. E poi, insieme a un amico e a un manipolo di amatori (del buongusto), desideriamo mettere mano a un libro in cui si compia davvero il periplo dei confini dell’eros”.

Marta Rizzi, Il Friuli, 17/06/2005

 

ME NE FREGO DEL PECCATO.

[…] All’insegna del che-palle-non-ce-la-facciamo-più-conquesta-lagna, le Edizioni di Ar di Giorgio Freda hanno dato voce ispirata all’eros che piace a noi. Lo hanno fatto con una nuova collana, “Le librette di controra”, che fin dal nome riecheggia eleganze morbide e abbandoni d’istinto arcaico… Perché la controra è “quella parte bianca del giorno”… “l’ora avversa, quando il sole ha appena cominciato la china” e le convenzioni borghesi si addormentano e allentano la loro presa sulla modernità obnubilante… quell’ora in cui la luce del sole è un bagliore che filtra da persiane accostate, riacquistando la consistenza della penombra di boschi antichi, dove l’odore di Dioniso cacciatore è tanto forte da annullare quello della vergogna. Quell’ora che introduce a un tempo torrido, lento, sensuale… a una chiave che apre porte altrimenti sbarrate…
“Questo nuovo ozio editoriale”, come lo ha chiamato Anna K. Valerio, studiosa di Nietzsche e direttrice delle Librette, vuole celebrare il trionfo del buon gusto sopra il buon costume. Tant’è che i primi tre volumi della collana – novelle e racconti scritti, si dice, da una giovane autrice che si nasconde sotto lo pseudonimo spiritoso di Fiammetta Oselladori – sono ricchi di intrecci scabrosissimi, allo stesso tempo espliciti nell’immaginazione e solo metaforici nell’esplicitazione dell’immagine. Non manuali anatomici della scopata seguiti da confessione e penitenza come un dessert andato a male… Gioiose calligrafie erotiche, invece, libere davvero, eleganti e selvatiche anche nello stile, al modo di Apollinaire e della Nin, dove la curiosità archetipica di Ulisse è magnificata dalla voglia di scoprire l’altro… in tutti i sensi e per tutti i sensi… anche il più irraggiungibile. Un viaggio arditissimo dal quale si può tornare perfettamente innocenti.
Eros senza peccato e senza rimorsi. Non per indifferenza incosciente, quindi, ma per cosciente differenza.

G. M., Area, Maggio 2005, n. 10

 

ANNA KAPPA E SPADA .

Ventisei anni, solida cultura classica, una passione per Nietzsche e una sincera vversione per l'erotismo colpevole di Melissa P.

L’invettiva è un genere semidimenticato. Perché rispolverarlo, con toni così colti, contro un’operazione furbina come il libro di Melissa P.?
Per le stesse motivazioni che mi hanno spinta a scrivere il libro. Sono da sempre innamorata della parola e della letteratura, del loro potere. Provo per la parola una vera attrazione. Non riesco ad accontentarmi. Vedere assurgere a caso di erotismo letterario un libro moralista nei toni e sciatto nel linguaggio mi ha portato a reagire con un’invettiva, scritta in un soffio. Non pensavo di attirare l’attenzione: una studiosa di Nietzsche che guadagna notorietà per un pamphlet contro Melissa P… Qualcuno si indignerà.

D’altra parte il sesso tira. Specie di questi tempi. A proposito: come mai?
Siamo in uno dei periodi più caotici della Storia. Una deriva nella politica e nei costumi cui però corrispondono la continua promessa del migliore dei mondi possibili e una continua provocazione erotica che si ferma sempre sulla soglia, al guardare e non toccare, non a caso funzionale alla società dell’immagine.

Ma il tuo libro attacca soprattutto il livello scadente dell’erotismo letterario. Del sesso in serie di tv e cinema, del sesso banale dei video musicali o delle hotline non parli. Né di Internet. Niente sesso tecnologico.
Un po’ è per deformazione professionale: mi intendo di parole scritte, rimango in quel campo. Ma poi, da un libro mi aspetto di più. Un libro è più organico rispetto a uno spot pubblicitario, al baluginìo di provocazioni provenienti da altri mezzi di comunicazione. Proprio perché deve raccontare più compiutamente, ha capacità di suggestione molto maggiori. Certo, l’immagine ha impatto immediato. Ma il potere di penetrazione della parola si insinua nel fondo dell’anima e sconvolge. Nietzsche diceva: “Non definire sapiente una persona che non ti abbia turbato”. Ed io sono convinta che un libro possa turbare mille volte più di un’immagine. L’immagine ha una data di scadenza, tant’è che l’erotismo su pellicola risulta spesso datato. Il libro invece non si colloca in un tempo preciso. Se è un libro che vale, s’intende. Invece Melissa e i suo diario pieno di lacrime sono la punta dell’iceberg di un erotismo raccontato con intenti moralistici, col senso di colpa sempre in agguato, la punizione inevitabile tipica della cultura religiosamente e ideologicamente corretta dominante in Italia.

Quindi ci sono altri esempi?
Parecchi. Si va dal disagio di Porci con le ali a una recente raccolta di racconti di 14 autrici, alcune anche piuttosto note, pubblicata da Einaudi: si intitola Ragazze che dovresti conoscere. Non so come gli sia venuto in mente il titolo: sono ragazze che il lettore preferirebbe non conoscere affatto. Lo schema è sempre quello: una morbosità continua e autopunitiva, nevrotica. Invece l’eros è una forza solare, nonostante si esprima – o proprio perché si esprime al meglio – la notte.

Allora che libri consigli?
Elogio delle donne mature, dell’ungherese Stephen Vizinczey. Un libro del 1965 gioioso e affascinante, in grado di coinvolgere veramente i sensi di chi legge.

Ma forse è giusto confrontare Melissa e le altre con libri recenti, e scritti da donne. Che tra l’altro, sono quelle con maggiore visibilità, come dimostrano i successi de Il macellaio o Diario di una ninfomane.
In effetti negli ultimi anni tutti i best seller erotici sono firmati da donne. O da uomini con pseudonimo femminile, per vendere di più. La donna che confessa la propria vita intima è ancora un fatto inaudito, attrae. Io consiglio la francese Sarah. Il suo libro ha la leggerezza e il candore del sesso vero, e si intitola, semplicemente, Ho goduto. Ma troppi libri sono solo civettuoli, arrivano a un passo dal dunque, poi ti lasciano insoddisfatto.

Perché, secondo, te oggi il sesso ha tanta visibilità, mentre prima era nascosto? Non sarà per tenerci tutti allo stadio adolescenziale?
Bella ipotesi. Forse sì. Però nel ragazzino c’è un impeto sano, naturale verso le questioni erotiche, che nei ringiovaniti a forza non ci potrà mai essere.

A un certo punto del libro dici che solo lo zòon erotikon, l’animale erotico ci potrà salvare. Esattamente di chi stai parlando?
E’ una mia invenzione, derivata dall’animale politico di Aristotele. “Animale” è inteso come “dotato di anima”, non certo in senso bestiale.

Da cosa è riconoscibile un animale erotico?
Intanto, dalla voce, elemento di sensualità sottovalutato. Esteticamente è piacevole ma non un bambolotto. Deve farti pensare che entrare in confidenza con lui dischiuda esperienze illuminanti, mondi che non conosci, cose che vanno oltre la realtà ordinaria per arrivare all’ignoto. Poi, una libera sensualità si esprime apertamente, non in forme nascoste e magari sadiche - uno che gode frustando è per lo più uno zòon nevrotikon.

Fai dei nomi. Tanto per dire, la tv ha eletto ad animale erotico Costantino.
Bell’animale, sì… ma lasciamo perdere. Tra gli idoli attuali non amo Brad Pitt, troppo bambolotto. Nemmeno Johnny Depp, se non nel gitano senza complessi e inibizioni di Chocolat. Né George Clooney, con quella sua aria beffarda e compiaciuta. Mi vengono in mente Richard Burton in Cleopatra e poi, accidenti, Marlon Brando… Brando nei panni di Napoleone in Desirée e in Ultimo tango a Parigi. In Italia, imprevedibilmente, ha recitato in modo sensuale Diego Abatantuono nel Testimone dello sposo. Di cinema mi intendo meno che di libri, quindi mi vengono in mente molte scene sensuali, ma non erotiche. Così su due piedi citerei alcuni momenti di Lezioni di piano, che però ha un finale lugubre che suggerisce un legame negativo con l’eros.

Musica ad alto tasso erotico?
Direi il tango argentino. Non tanto la musica, quanto il gesto, il ballo, l’abbraccio. Ma a parte il ballo, come canzone potrei citare una ballata di Leonard Cohen, intitolata Tonight will be fine, ha una cadenza di ninna-nanna ma un argomento “sensuoso”. Il cantante italiano più sensuale, da quando non c’è più Fabrizio De André, è Vinicio Capossela. Mi piace la sua sfrenatezza, consiglio l’ascolto di brani come Ultimo amore o Rosamunda.

Torniamo alle immagini: la pittura?
Io ho una passione per gli ex libris, e uno dei più evocativi l’ho usato come copertina del mio libro: una fanciulla morbidamente nuda vista da dietro, un’anti-Melissa che si pettina davanti allo specchio. Altrimenti, certi dipinti di Klimt, alcune ragazze in atteggiamento di esplicito autocompiacimento. La pittura ha vita più facile nel rappresentare l’erotismo: il libro, forse per esigenze di trama, deve contenere delle svolte. E alla fine va contro la sensualità delle pagine precedenti. Un pittore non può pentirsi verso la fine del quadro.

Parliamo di Sex and the city… C’è una città che ha una particolare carica erotica?
La mia graduatoria è: Napoli (non fosse altro che per il clima), Milano (non fosse altro che per l’ostentazione della propria “urbanità”, così decadente), Torino (una Signora che sotto l’abito di broccato nasconde la guepière), Bologna (abitata da gente di elettrizzante amabilità, con quelle nebbie che fanno da mantello di Don Giovanni).
Aggiungo, tra le città che conosco meglio, la bella Verona, le riviere di Padova e, se si ha il gusto dell’intrigo, Trieste. Ma preciso subito che sono ritrose: rivelano la propria anima solo quando le si attraversa adeguatamente ispirati da un amante al fianco…

Ultima curiosità: il tuo editore è Franco Freda. Accusato di diversi reati, tra cui la strage di piazza Fontana, per la quale è stato assolto.
E’ una persona molto diversa da come è stata dipinta, che ammiro immensamente. E’ un estremista rigorosissimo – estremista di parole e di pensiero, non di ideologia. Personalmente, credo che senza estremismo non sia possibile fare niente di buono.

Paolo Madeddu, Urban, aprile 2005 n. 37

 

I CINQUE SENSI
di Fiammetta Oselladori.
Edizioni Ar, Salerno, 2004.
Collana “Le librette di controra”, pagine 96, euro 7,00.

La controra è quella parte del giorno in cui il sole inizia appena la sua china. Richiama assolati e oziosi momenti nella calura pomeridiana, quando il pensiero vaga e s’insinua in ambiti morbosi. Detto questo giusto per definire il nome della collana in cui escono le novelle di Fiammetta Oselladori raccolte in questo volumetto, in libreria per i tipi delle Edizioni Ar di Franco G. Freda.
***
I cinque sensi o le cinque forme del piacere: una scrittura piacevole, dai toni “passati” dove si evita di chiamare le “cose di sesso” con il loro banale nome, ma si coniano suggestive metafore e allusioni.
Una stesura felice nella forma, quella di Fiammetta Oselladori, che denuncia preparazione e cultura pur senza “appesantire” mai la narrazione. Un raccontare con onestà di fantasie, soprattutto laddove si avventura nella malizia adolescente.
Storie non sulla realtà, ma in una irrealtà possibile... O almeno immaginabile. Nella tradizione erotica classica. Non diari e prese dirette di avvenimenti come pare ovvia moda in tanta letteratura odierna, ma discorsi, fantasie e ingenuità fuori dal tempo.
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Cinque novelle come cinque i sensi.
La prima dedicata alla vista: “Bocche di lupa”. Due ragazzini spiano da sotto la grata di bocche di lupo le grazie delle passanti: «C’erano quelle con le autoreggenti, le fanciulle più alla moda, a volte fin troppo polpose, con gambe come colonne e carni che debordavano intorno alla fascia elastica di pizzo. E poi quelle che portavano il reggicalze. Gli occhi dei due amici si precipitavano sul lembo di pelle, sull’isola nuda, tra l’inguine e la coscia inguainata. Riuscivano anche a intuire il gonfiore del boschetto, e a indovinare il suo colore da quei peluzzi che fuoriuscivano dalle mutandine».
L’udito in “La caduta del muro”. Chiara vive nel nuovo miniappartamento e, al di là della parete, abita un ragazzo con le sue conquiste: «Sera dopo sera, settimana dopo settimana, Chiara apprendeva varianti nuove. “La cicetta... la novellina... la bietolina... el momòn... il nervo... il barone”. Spezzoni di parole ardenti continuavano a sfregolarle la carne».
“La lingua batte” tratta il gusto come non si immagina subito. Semìra deve prepararsi agli esami di maturità. Il suo insegnante la conduce nei meandri più morbosi della lingua latina: «Per comprendere, e quindi apprendere, una lingua, è importante avvertirla come cosa viva, percepirla, gustarne i sapori».
Il tatto in “La via della mano sinistra”, dove la massoterapista Sophie ha una strana particolarità nel lavoro, non usa mai la mano sinistra: «La mano di Sophie, intanto, studiava il suo dorso e gli cingeva il collo non più dolente. Sempre una sola, la destra».
Infine l’olfatto. In “Il fratello di Dio” c’è suor Adele, l’unica delle cinquanta suore dell’abbazia di clausura a conoscere antiche ricette medicamentose, segreti decotti, infusi, essenze e pregiati nettari aromatici.
«Sognò i campi attorno al convento e la strada bianca che tagliava i frutteti. Lei la stava percorrendo e gustava una nespola sugosa. Intorno, il tripudiante frinire dei prati. Il caldo la indusse a cercare riparo all’ombra di un faggio. [...] Sollevò le sue vesti. Inspiegabilmente, era nuda, sotto la gonna nera, e non faceva nulla per coprirsi. [...] Le farfalle bottinavano i fiori. Una si posò sul pistillo del suo fiore roseo. Con la proboscide sottile, l’essere alato batteva ritmicamente, dandole una voluttà soffocante».

Silvio Andrei, 23/3/2005

http://www.numagazine.it/phpversion/viewrecensione.php?id=179)

 

L'EROS (DALLE NOSTRE PARTI)

"C'è un eros di sinistra, pieno di rimorsi, e uno di destra, pieno e
innocente". Lo scrive Anna K. Valerio, giovane scrittrice di Gemona del
Friuli che dirige la collana Le librette di controra delle Edizioni di
Ar, dedicata alla letteratura erotica.

La collana nasce, spiega Anna nella pagina di presentazione del sito Web www.lelibrettedicontrora.it,
"A che l’eros non sia più il campo cui il grande scrittore si avvicina
malvolentieri - o addirittura, per pudore, non si accosta proprio - ma
divenga qualcosa da coltivare come un lievito dell’avventura umana". E
continua spiegando come nelle librette vi siano: "Più eleganza e meno
sguaiatezza nello stile, più ‘zoiosità’, più levità, più grazia negli
intrecci, più malizia nell’alludere, e, d’altra parte, più sicurezza
nell’infrangere luoghi comuni e abitudini". Una letteratura, quindi,
opposta a quella vasta e diffusa in cui la dissoluzione, l'umiliazione
dell'uomo, la sessualità autodistruttiva vorrebbero rappresentare
l'eros essendone, invece, la negazione.

La trasgressione, quella autentica (e non quella che il Leviatano
vorrebbe far credere che sia tale), continua da decenni ad essere
tratto distintivo della casa editrice del reggente del Fronte
Nazionale. La neonata collana erotica, in una società in cui eros e
sensualità sono stati vinti dalla pornografia, conferma tale tendenza.
È una notizia che accogliamo con gioia.

P. P. 16/3/2005

http://www.ilcannocchiale.it/blogs/style/acquario/dettaglio.asp?id_blog=5248


INTERVISTA DI ANNA K. VALERIO AD ALESSANDRA MUGLIA, PUBBLICATA SUL SITO DEL CORRIERE DELLA SERA

Anna K. Valerio contro Melissa P.: perché?
Per vari motivi. Essenzialmente, una divergenza di stile. Mi sento contraria allo sdilinquimento emotivo di cui abbonda il testo di Melissa, contro quel tono pieno di rimorsi - che li dichiara o li lascia sottintesi -, contro il senso di cristianesimo, molto cupo, molto moralizzante, che traspira da quelle pagine. Pur volendo risultare provocanti, sottintendono appunto una forma di pentimento continuo. Contro questo tono, prima di tutto. Noi ci sentiamo molto più vicini a ciò che definiamo, con formula nietzscheana, la “gaia erotica”: l'erotica compiaciuta di sé, fiera, metaforica nei suoi toni però esplicita nei contenuti e negli intendimenti. In ogni caso, innocente. Questo è il punto fondamentale su cui discordiamo. E poi contro un eros che in fin dei conti sa di poco. Ci azzardiamo a dire che la figura stessa che traspare dal testo di Melissa P. è una figura di bambinetta che ancora deve acquisire i suoi sapori. E crediamo pure che gran parte della sua fortuna venga dall'aver posato da bambinetta fin dal titolo, da fanciullina quasi che invitava a essere violata, in tutta la sua verde innocenza.

Eppure piace tanto: come mai, secondo lei, è un fenomeno letterario?
Secondo me, c'è sopratutto un punto che gioca a suo favore e cioè quello di ostentare il sentimento, di dichiararlo talmente tanto che uno in fondo si trova a dire “Ma pensa un po' quanto è palpitante questo cuore!”. Perciò c'è una sorta di compassione; ma non di passione, e questo per l'erotica mi pare sia sminuente.

Lei ha parlato di eros ‘di destra’ e ‘di sinistra’, quindi ha contrapposto l'eros di Melissa come eros ‘di sinistra’ e il suo come eros ‘di destra’. Ma veramente esiste questa differenza?
È essenzialmente una provocazione. Uno può anche dedurre una differenza tra erotica di sinistra ed erotica di destra, ma rimane sempre più una provocazione che una verità effettiva. Non esistono categorie ontologiche per cui c'è ‘l'erotica di destra’ e ‘l'erotica di sinistra’. C'è una divergenza di stile.

Secondo lei, c'è qualche personaggio che incarna oggi l'erotismo ‘di destra’ e invece qualcun altro che incarna quello ‘di sinistra’?
Che incarni l'erotismo di destra, per ora, potrei citare una mia buona amica che scrive per pseudonimo novelle veramente squisite: Fiammetta Oselladori. Nella collana ‘Le librette di controra’ delle Edizioni di Ar (dove è apparso anche il pamphlet a mia firma), abbiamo pubblicato una trilogia di novelle sue.
Per l'erotica di sinistra, si può prendere un testo fondamentale che è Porci con le ali, del quale io ho una certa simpatia (non la nascondo nemmeno nel pamphlet). Si tratta di un’erotica molto più sapida, tra l'altro, di quella della Melissa P., però con sempre questa mania dell'autodenigrazione, del tendere al basso. L'erotica di destra dovrebbe invece poter tendere all'alto, addirittura alla sacralità, ai suoi vertici, ma non necessariamente.

Ma cos'ha ‘di destra’ la sua erotica?
Da un lato, il pretendere uno stile conforme a certi canoni del buon gusto. Soprattutto il buon gusto che trionfa sul buon costume. E poi sfrenatezza negli intrecci, provocazione estrema in certe situazioni che vengono proposte (per esempio, nelle novelle che citavo poco fa, ci sono delle vicende veramente scabrosissime, che farebbero inorridire i benpensanti). Noi crediamo che sia dovuto da parte di un autore che si confronti con il genere erotico trattare anche di argomenti estremi, come possono essere la sensualità delle giovinette, delle fanciulle in fiore. L'importante è usare il tono giusto, lo stile adeguato: uno stile più metaforico, meno anatomico, pieno di nuance, però esplicito, e soprattutto senza la mania di pentirsi subito dopo di quello che si è fatto o si è raccontato. Questa è la differenza. Si potrebbe definire ‘calligrafia erotica’ quella che noi sosteniamo essere la scrittura dell'eros ‘di destra’, o ‘da’ destra. Per cui, un'erotica nichilistica, sulla traccia segnata da Nietzsche.

Lei è un'appassionata di Nietzsche: al filosofo tedesco lo scorso anno ha dedicato un libro a firma Arianna De Giorgio. Ma qual è il suo vero nome?
Il mio vero nome è Anna Valerio. La “K” non c'entra: è un secondo nome che mi è stato regalato e che io, per gratitudine, conservo sotto forma di iniziale. Sottintenderebbe un nome greco.

Arianna De Giorgio chi è?
Arianna De Giorgio è uno pseudonimo che mi sono scelta, uno pseudonimo nietzscheano. Arianna era una figura molto presente nella mitologia di Nietzsche.

Come mai questo sdoppiamento?
Credo che sia una forma di coerenza. Non mi dispiace, una volta che si cambi genere letterario, mascherarmi di una identità diversa. Usare lo stesso nome per trattare della Melissa P., o di Nietzsche, mi pareva non conforme, anche se alla fine l'ho fatto. Ultimamente, è uscita una nostra versione de L'anticristiano di Nietzsche, fatta con estremo rigore filologico, che io firmo appunto come Anna K. Valerio. Si potrebbe rimanere smarriti di fronte a interessi così apparentemente divergenti. In realtà, c'è appunto, come accennavo prima, una specie di naturale conseguenza. Da Nietzsche all'erotica si può arrivare senza nemmeno chiedere aiuto a Bataille o ad altri esegeti nietzscheani che già hanno fatto questo percorso.

Lei ha ventisei anni: che cosa fa oltre a scrivere libri?
Ne ho venticinque: non li ho ancora compiuti. Per ora, scrivo libri e dirigo questa collana. Adesso sono sommersa da manoscritti da valutare, da profferte di collaborazione, e dato che abbiamo fatto questo proclama per cui vogliamo che il nostro sia un erotismo canonico, sono molto severa nella selezione: cerco di escludere gli scritti che non siano in linea con certi canoni di stile e con certi nostri intendimenti. Ultimamente, ho avuto modo di valutare le scritture autobiografiche di un individuo che si è trovato a fare esperienza del mondo della prostituzione. Nonostante non ci sia nulla di edulcorato, provo una notevole ammirazione per il suo genere di scrittura, che non ha niente di metaforico e molto poco sottintende, ma che racconta senza rimorsi e senza piagnistei, senza lo sdilinquimento sentimentale tipico della giovane Melissa.

Il suo editore è Franco Freda, imputato nel processo di Piazza Fontana e poi assolto. Capisce più di politica o di libri, secondo lei?
Prego? Beh, di libri senz'altro ne capisce: ne capisce anche molto più di me. Direi che è un editore straordinario. Collaboro con lui da tre anni e ne ho imparati di trucchi del mestiere - di qualità, soprattutto, del mestiere -, da lui. La mia gratitudine certamente va al suo magistero.

Come vi siete incontrati?
Io sono una lettrice e una ammiratrice di Nietzsche da sempre e così anche per lui. Per cui, casualmente. Il testo cui prima accennavo, la versione de L'anticristiano, l'abbiamo curata insieme, io e lui.

Alessandra Muglia, 11/3/2005

L'ESPERTA DI NIETZSCHE SCRIVE DI MELISSA P.

Donna di inaudita audacia è Anna K. Valerio. È una giovane signora padovana, è bionda, è spiritosa, è ornata di riflessi sulfurei, giusto sùffuru, professa la dottrina pagana, abita in centro tra il Bo e il Santo, e ha scritto un libro che non va contro Melissa P. piuttosto Contro la P. Melissa (titolo del libro). Della P., infatti, Anna K. Valerio, che traffica con una prosa degna dell’ozio editoriale (e del vizio), ha fatto un elogio e un’invettiva: ne ha lamentato il gusto ordinario, il perdersi nella routine, e ne ha elogiato il tentativo di trovare una chiave all’erotismo. Ma sono i pagani gli unici che possono rivolgersi all’eros liberi da sensi di colpa e da complessi di inferiorità, specie in ambito letterario, perciò nulla può il consumo pornografico, anche se rigirato in salsa cinematografica: povera P., inutilmente M.
Filologa classica, direttore di Le librette di controra che sono perle del catalogo Ar, il gioiello di Giorgio Franco Freda, Valerio dà da assaporare ciò che ogni lettore non osa prendersi.
La signora, che ha curato con Freda una delicata edizione di Der Antichrist, «L’Anticristo», è infatti tra le più attrezzate conoscitrici di Friedrich Nietzsche, ha pubblicato uno studio critico sullo stesso, Per grazia, con grazia, se non è dionisiaca lei, chi altri? Solo la signora con la sua K. inquietante sa spargere sulle diagonali della bianca controra gli uncini del desiderio o di ciò che si descrive come deliquescenza. Poi arriva un prete e vi mette mano per portare pace a un gorgo senza misericordia. E poi dice che uno si butta su Nietzsche.

Pietrangelo Buttafuoco, ‘Panorama’, marzo 2005 n. 12.

 

MELISSA P.: IL FILM DELLA NERI MI OFFENDE

[…] Ma la stessa Panarello è stata a sua volta oggetto di un’altra invettiva: Anna K. Valerio, già esperta di testi erotici, ha scritto un pamphlet intitolato proprio Contro la Melissa P. , edito da AR di Franco Freda, sottolineando che nel romanzo della catanese «c’è sempre un moralismo piagnucoloso, un tono dolente, pieno di rimorsi, una sorta di erotismo confessionale che non si esaurisce nell’appagamento dei sensi: nel suo libro, insomma, si vive l’erotismo come una colpa»[…]

Emilia Costantini, Corriere della Sera 9/3/05

 

Parla l'autrice di un pamphlet contro il libro erotico della Panarello
«LA GAIA EROTICA VS QUELLA CUPA DI MELISSA»
Anna K. Valerio: «C'è un eros di sinistra, pieno di rimorsi, e uno di destra, pieno e innocente»

MILANO - «C'è un eros di destra e uno di sinistra come quello di Melissa P». Giorgio Gaber non l'aveva considerato quando cantava che «fare il bagno nella vasca è di destra far la doccia invece è di sinistra, un pacchetto di Marlboro è di destra di contrabbando è di sinistra». A sostenerlo è Anna K. Valerio, giovane scrittrice friulana: nel suo pamphlet di fuoco («Contro la P. Melissa. Elogio e invettiva», edizioni Ar, pp.45, 6,50 euro) punta il dito contro il libro erotico di Melissa Panarello, il best seller «100 colpi di spazzola prima di andare a dormire», da cui è tratto il film «Melissa P.». Un film che fin dal primo ciak nei giorni scorsi ha sollevato polemiche: la Panarello ha protestato contro la produzione, che «ha stravolto la sua storia e il suo personaggio» (critiche rinviate al mittente dai produttori Francesca Neri e Claudio Amendola).

«GAIA EROTICA» - Poi sono arrivati gli strali contro l'«erotismo confessionale e piagnucoloso» di Melissa firmati dalla Valerio. Un erotismo di sinistra, lo definisce lei, perché la «trasgressione è vissuta solo come anticonformismo ed è piena di rimorsi».E aggiunge: «In questo libro si vive l'erotismo come una colpa. Tanto di cappello se parlasse di certe cose e non avesse poi tanta voglia di pentirsene». Per la Valerio, l'eros è autodenigrazione anche in un libro di culto della sinistra degli anni Settanta, «Porci con le ali», che peraltro, per la Valerio, è «mille volte meglio di Melissa».
Tutt'altra esperienza ovviamente l'eros di destra: «Pieno e leggero perché si esaurisce nell'appagamento dei sensi, pagano perché non ha il senso del peccato» spiega. La giovane scrittrice parla di «Gaia erotica», parafrasando la «Gaia scienza» di Nietzsche, autore di cui è grande appassionata (lo scorso anno ha scritto due saggi dedicati al filosofo tedesco).

Un gioco e una provocazione: perché anche quando si parla di eros, per dirla con Gaber, cos'è la destra e cos'è la sinistra? E comunque, a questo punto, si cercano sostenitori dell'eros bipartisan.

Alessandra Muglia, Corriere.it (Corriere della Sera), 11/3/2005

 

PAMPHLET CONTRO FILM DI MELISSA P. La scrittrice Anna K. Valerio parla di 'erotismo colposo'

'Contro la Melissa P. Elogio e invettiva' e' il pamphlet della scrittrice Anna K. Valerio sul film '100 colpi di spazzola' di Melissa P. Nessun tono moraleggiante da parte dell'autrice, anzi le accuse rivolte a Melissa sono proprio di troppo moralismo piagnucoloso.'In lei c'e' sempre un tono sofferente, pieno di rimorsi, un erotismo confessionale che non si esaurisce nell'appagamento del sensi', spiega Anna K. Valerio. 'In questo libro si vive l'erotismo come una colpa'.

Agenzia Ansa del 8/3/2005

 

UN FILM SU MELISSA P. E IN LIBRERIA UN PAMPHLET 

 Partono le riprese di 'Melissa', quasi una consacrazione
cinematografica del best-seller '100 colpi di
spazzola prima di andare a dormire' a firma di Melissa P., ma
c'e' chi non riesce proprio a sopportare la ragazzina siciliana
e lo stile dei suoi racconti erotici. E cosi', come ha fatto
Anna K. Valerio, mette mano alla penna e scrive un pamphlet
'Contro la P. Melissa Elogio e invettiva' (Edizioni Ar, pp.45,
E. 6,50).
 Ma nessuno si aspetti toni moraleggianti da parte
dell'autrice, anzi le accuse rivolte a Melissa sono proprio di
troppo moralismo piagnucoloso. ''In lei c'e' sempre un tono
dolente, sofferente, pieno di rimorsi, una sorta di
incristianamento, un erotismo confessionale che non si esaurisce
nell'appagamento del sensi''.
  Insomma, spiega Anna K. Valerio: ''In questo libro si vive
l'erotismo come una colpa. Tanto di cappello se parlasse di
certe cose e non avesse poi tanta voglia di pentirsene''. La
fortuna di questa ''fanciulla scrivente viene dal fatto che
rappresenta una giovane illibata e in questo senso è
un'istigazione alla pedofilia. E questo fin da titolo 'Cento
colpi di spazzola' che sa tanto di bambinetta in fiore''.
 Tra le altre accuse del pamphlet che traccia, al di la' di
Melissa P., un excursus sull'erotismo pagano, il fatto che alla
ragazzina manca ''una sana, sugosa e appagante erotica, senza le
inibizioni del buon costume. Vi si trova invece una neu-erotica,
ovvero un erotica piena di nevrosi, che non tiene conto del buon
gusto, ma solo del buon costume''.
 Anna K. Valerio, che è anche la curatrice de 'Le librette di
controra', testi erotici pubblicati sempre dalla Ar di Franco
Freda, in questo sostenere l'erotismo di destra, quello pagano
senza il senso del peccato, un po' a sorpresa una forma di
ammirazione ce l'ha per un testo della modernita'. E anzi per un
libro di culto della sinistra degli anni Settanta come 'Porci
con le ali'.
 ''Porci con le ali indica una buona educazione sensuale,
mille volte meglio di Melissa P.. C'e' un erotismo piu' pieno,
piu' sapido, piu' avvincente''. Ma quello che manca all'erotismo
di sinistra: ''E' che resta solo anticonformismo, mentre quello
di destra e' rivoluzionario ed aperto al trascendente, al dio
Pan, alla vegetazione, agli odori del muschio''.

Agenzia Ansa del 7/3/2005

 


LIBRI: ARRIVANO L'EROS DI DESTRA E UN ANTI-MELISSA P.

(ANSA) - ROMA, 29 GEN - (di Francesco Gallo) Arriva
l'erotismo di destra. Quello pagano, quello orfano del senso del
peccato cristiano, quello che faceva ''dire di si' alla vita''
al malinconico Nietzsche. E' una collana con gia' tre titoli
pubblicati dalle Edizioni di Ar di Franco Freda a firma di
Fiammetta Oselladori, nom de plume di una venticinquenne che
vuole restare anonima, e che prepara un phamplet anti-Melissa
P., considerata la piu' becera rappresentante dell'eros
contraffatto da pruderie.
  Gia' in libreria si trovano, per la nuova collana, 'Le
librette di controra': 'Il sorriso di Lulla o del peccato di
carne', 'I cinque sensi o le cinque forme del piacere' e 'Scilp.
La prigione del vizio', dedicata alla letteratura erotica.
  Autrice di queste tre opere dallo stile settecentesco e colto
appunto una giovane esordiente che, spiega la direttrice della
collana, Anna K. Valerio, sua coetanea e amica, ha un background
di ''cultura classica e uno stile elegante, retro', ma non
retrogrado''.
  Erotismo di destra? ''Certo, e' quello senza il senso del
peccato, quello che nega alcuni aspetti della morbosita'
cristiana come quelli del contrasto tra anima e corpo, mentre un
corpo felice ospita sempre un'anima felice''. Insomma l'esatto
contrario di Melissa P., la ragazzina siciliana che ha sbancato
le librerie con i suoi '100 colpi di spazzola prima di andare a
dormire', diario delle sue spregiudicate avventure erotiche per
lo piu' con  uomini maturi.
   Contro quel tipo di erotismo e quello che rappresenta, spiega
Anna K. Valerio, ''sto scrivendo per la stessa collana un
libretto dal titolo 'Contro la P. Melissa. Elogio e invettiva'
perche' e' davvero insopportabile il suo stile confessionale che
ricorda il cristianesimo piu' ammorbante''.
  E di questo libretto che non fara' piacere alla ragazzina
siciliana ecco un breve estratto dedicato alla forma diaristica
utilizzata da Melissa P.: ''Non serve più il prete con le sue
fragranze e i suoi luoghi: al posto del prete inquisitore c'e'
il Diario - inquisitore sommo perché proviene da te, depositario
autentico del costume morale - collettore dello sconforto, dei
'mi sento così rovinata, ora che mi sono concessa!' (al
travestito, alla lesbica, al sado e al maso, al giovane e al
vecchio: chissà perché...). Pettiniamoci, allora, i lunghi
capelli, e ritorniamo le principesse che fummo. Le fatine buone
dei cartoni animati. Perché Melissa ha una intenzione precisa,
mentre compila il suo Diario. Desidera trasmettere di sé una e
una sola immagine. Si propone come il surrogato della bambina.
Piacerebbe, sennò? Non è appetitosa, non è sapida, non è niente:
è una bambinetta, appunto, verzura da serra... Questa piccola
bread-and-Butterfly, con il suo musetto imbambolato, ne ha
alimentate di fantasie. Lo diciamo senza indignazione, però va
detto: la bambolina Melissa è quasi una istigazione alla
pedofilia...E tu, Maschio, come hai potuto essere così crudele
con lei? Lei che, sì, che ti si concedeva: ma sperando
l'Amoreþ''.

Agenzia Ansa del 29/1/2005 - 13:11

 

 

L'EROS DI DESTRA PROPOSTO DALLE EDIZIONI DI FRANCO FREDA

(ANSA) - ROMA, 28 GEN - Le Edizioni di Ar, di Franco Freda,
hanno appena inaugurato, con la pubblicazione di una trilogia di
Fiammetta Oselladori, una nuova collezione editoriale, 'Le
librette di controra' ( www.lelibrettedicontrora.it
<http://www.lelibrettedicontrora.it> ), dedicata
alla letteratura erotica. L'iniziativa - spiega un comunicato -
intende rappresentare i toni e i modi dell'eros di destra.
   La collana, curata da Anna K. Valerio, non ospita testi di
repertorio, ma inediti, a cominciare da quelli scritti da questa
giovanissima autrice che, per ora, vista l'audacia del
contenuto, preferisce lo pseudonimo.
    I tre volumi della trilogia della Oselladori, dal nome
evocativo, sono: 'Il sorriso di Lulla o del peccato di carne',
novelle che sono, come le presenta l'editore, ''una esortazione
come poche al gusto del proibito. Scritte in uno stile sensuoso
ma lieve, audacissimo ma elegante, inaugurano una erotica
lucente, dove non trova spazio la grevita' del dubbio morale,
del rimorso'' - 'Scilp, la prigione del vizio' racconta di ''una
ricca e raffinata signora della Repubblica calvinista ginevrina,
estenuata dalla fiacchezza degli amanti della sua classe, che un
giorno esclamo': Solo i criminali sanno fare l'amore!. Di che
altro si nutre, infatti, eros? Se non di coraggio, di orgogliose
passioni, di lieta incoscienza? Una prigione che vibra di
sensualità fa da sfondo a questo racconto lungo e... criminale,
in cui la satira sociale duetta con la celebrazione del gioco
lascivo'' - 'I cinque sensi o le cinque forme del piacere'
raccoglie un racconto per ciascuno dei cinque sensi. L'autrice
ci mostra, con la mediazione di due giovani maschi nascosti
sotto una grata a guardare i tesori delle femmine, la potenza e
la seduzione della vista; in una studentessa stordita dai
dialoghi erotici del vicino di casa, che le giungono attraverso
la parete, l'imperio dell'udito, e cosi' via.

Agenzia Ansa del 28/01/2005 - 15:44

 


DESTRA EROTICA

Una signora della Repubblica calvinista ginevrina, stremata dalla mollezza dei suoi amanti, decide di darsi ai criminali. Un sacerdote, ispirato da una musa pagana, esorta i fedeli alle pratiche di piacere. La falce che ammicca, come metafora del delta di Venere. Eccoli i toni e i modi dell’eros di destra, secondo gli intenti delle Edizioni di Ar di Franco G. Freda, che ha appena lanciato una nuova collana editoriale intitolata “Le librette di controra”. E che propone, contro l’impoverimento dei sensi dell’uomo democratico, letture audaci per la “controra”: l’ora avversa, quando il sole ha cominciato a declinare. Autrice dei primi tre volumi Fiammetta Oselladori, nome de plume di una scrittrice esordiente (www.lelibrettedicontrora.it).

L'Espresso, 27/01/2005

 

 

LIBRETTE DI CONTRORA

«Le librette di controra, questo nuovo ozio editoriale dedicato alla letteratura erotica, vogliono non essere solo una collezione di buoni libri e di buone scritture, ma contribuire a che un tale genere letterario si liberi da sensi di colpa e complessi di inferiorità verso dimensioni artistiche più ‘rispettabili’. A che l’eros non sia più il campo cui il grande scrittore si avvicina malvolentieri - o addirittura, per pudore, non si accosta proprio - ma divenga qualcosa da coltivare come un lievito dell’avventura umana.
Più eleganza e meno sguaiatezza nello stile, più ‘zoiosità’, più levità, più grazia negli intrecci, più malizia nell’alludere, e, d’altra parte, più sicurezza nell’infrangere luoghi comuni e abitudini: quella che si chiama ‘trasgressione’ è, nelle librette, esaltata. Si tratta di pagine ricche di pregio letterario e piacevolezza, ma pure di notevole, inaudita persino, audacia.»
 
Questo scritto di presentazione de Le librette di controra - una nuova, seducente, iniziativa editoriale - possiede la forza espressiva di un manifesto. E noi, persuasi da una tale dichiarazione di intenti, siamo andati a indagare…
 
Abbiamo rivolto alcune domande all’ideatrice del progetto, Anna K. Valerio, e al responsabile della Libreria Ar di Salerno, Pietro Carini, che si occupa della distribuzione dei volumi.
 
 
1. Le librette di controra: un nome che suona esotico e arcaico allo stesso tempo. Che cosa L’ha spinta a scegliere questa denominazione per la Sua nuova iniziativa editoriale?
 A.K. Valerio: Come sempre, le parole non si scelgono solo per il loro significato semplice, ma per un aroma, un sapore cui rimandano. Chiamare ‘libri’, al maschile, i nostri testi di indole e aspetto così femminile, maliziosi, ammiccanti, non era possibile. Così, sono diventati ‘librette’, voce informale e segreta: perciò più intima.
E ‘controra’, negli idiomi del Sud, è quell’ora che è sottratta al tempo: l’ora meridiana del sole che trepida ma comincia il declino, delle cicale ebbre, che il poeta Sinisgalli chiamò: “bianca”. Il momento del piacere, così come ce lo raffiguriamo noi, è torrido e sospeso: non fermo come un’estasi, ma lento e suggestivo e vibrante.
 
2. Quale rotta seguiranno le Sue librette nel burrascoso mare magnum della letteratura erotica odierna? Riusciranno a stare a galla? O già si trovano in profondità, come tesori sommersi?
 A.K.V.: Più che ‘burrascoso’, direi che il mare magnum della letteratura erotica di oggi è – salvo rare, preziose eccezioni – monotono, prevedibile. Si ripetono le cose di sempre, si ricreano gli intrecci di sempre, con un linguaggio più smozzicato e triviale. Tutto qui. Salvo – lo ripeto – casi particolari. Noi, con le ‘librette’, abbiamo voluto procedere al contrario: presentando situazioni erotiche assolutamente inaudite, e cesellando all’infinito le parole per descriverle. Si prenda uno qualunque dei nostri testi, e si può collezionare un intero repertorio di varianti per gli stessi gesti, per le stesse forme dell’anatomia. “Il dito della fanciulla schiuse l’occhiello delle mutandine, e fece trapelare l’asola di Venere…” Non si era già sentito: vero?
 
3. Può presentare i primi volumi freschi di stampa e svelare qualche dettaglio delle prossime uscite? Quali sono i criteri che determinano la scelta delle opere pubblicate?
 A.K.V.: Abbiamo inaugurato la collezione con una trilogia di Fiammetta Oselladori, giovane autrice che si vela di uno pseudonimo ‘parlante’. Finora, sono uscite due sue raccolte di novelle: Il sorriso di Lulla o del peccato di carne e I cinque sensi o le cinque forme del piacere. Seguirà, sotto Natale, un racconto lungo: Scilp. La prigione del vizio. Difficile descrivere i testi della Oselladori: sono beffardi ma gentili, divertiti e perversi, di sapore antico ma straordinariamente nuovi. Riprendono un po’ il tono della novellistica boccaccesca, dove tutto, ogni connubio, ogni voglia, veniva presentato in innocenza. Ma cosa non succede negli intrecci! Si può imparare, davvero, l’arte del piacere senza freni.
Giusto per stemperare un po’ la tensione, la trilogia oselladorica verrà seguita da una raccolta di poesie: I canti del desio, di Corinna Furlanis. Sonetti di sapore arcaico, dove l’io, il tutto, il desiderio, si confondono.
Immediatamente dopo, Elena Gualdana illustrerà la sua Educazione sensuale. Catechismo erotico per fanciulle in fiore, una specie di manuale di seduzione per lo spirito e per il corpo.
Questi testi non sono, in realtà, il frutto di una selezione: sono nati prima loro. Poi, il carattere che dimostravano ci ha spinti a costruirvi intorno una casa editrice.
 
4. Quale tipo di lettore si aspetta per i Suoi testi? E quali lettori desidererebbe avere? A chi sono rivolte le librette?
 A.K.V.: Tutti. Non sono alla cerca di un particolare lettore. Queste scritture possono piacere al letterato e all’uomo di scienza, alla ‘giovin principiante’ (che così prende coraggio) come al libertino consumato.
 
5. Oggi assistiamo al verificarsi di quella che può essere ben definita ‘pandemia sessuale’: chi vive nel mondo occidentale si trova sommerso da una sovrabbondanza di riferimenti espliciti alla sfera sessuale. A ciò corrisponde, secondo me, una diffusa incapacità di vivere in modo consapevole il rapporto tra i sessi. Può, secondo Lei, una certa letteratura erotica contribuire a invertire questa tendenza? Oppure è destinata esclusivamente ad accelerare ciò che è già in moto?
 A.K.V.: Sul carattere educativo della lettura non posso essere né troppo ottimista né esageratamente pessimista. Diciamo che un libro non cambia il mondo: sennò tante volte già lo avrebbe dovuto trasfigurare. Ma la lettura può ben ispirare singole condotte di vita, può mostrare la via al lettore che ne sia destinato, può folgorare a talune scelte piuttosto che ad altre. Certo è che uno che legge Il sorriso di Lulla lo ama – cioè, lo assume come modello –, oppure, altrettanto drasticamente, lo condanna.
 
6. Platone insegnava che Eros, figura demonica intermedia fra gli uomini e gli dei, aspira alla vera Bellezza. A che cosa aspira l’eros delle librette? Tende a una pienezza illimitata? Esiste un afflato mistico che pervade le esperienze dei personaggi?
 A.K.V.: Appunto alla Bellezza. Attraverso la mistica del corpo e dello spirito, di sensi e sentimenti.
 
7. La Libreria Ar è specializzata in testi che riguardano esoterismo, religione, filosofia, storia, cultura politica. Signor Carini, come si diventa distributori di una casa editrice che si occupa di letteratura erotica?
 P. Carini: Non mi sembra che vi siano incompatibilità tra i settori di cui ci occupiamo da quasi due decenni e questo nuovo impegno (o diletto?) che ci vede partecipi. Sono evidenti, anzi, le correlazioni dell’erotismo con l’esoterismo e le religioni, e, per alcuni aspetti, con la filosofia. Ma, al di là delle coincidenze di ‘settore’, la cosa più importante a me sembra un’altra. Le ‘Librette’ usano l’erotismo come un campo di applicazione della ‘bella scrittura’; in questo campo, l’erotismo è il seme, e la scrittura il frutto. Il seme – l’erotismo – è la zattera che si usa per attraversare, per evitare di rimanerne sommersi, il mare inquinato da due millenni di morale e di tristezza; la bella scrittura è quella che cattura il lettore, lo rapisce, gli restituisce lo spirito allegro, leggero, naturale... lo disintossica... Non Le sembra che a un libraio questo possa bastare per aderire a tale proposta?
 
8. Quanta importanza ha la provocazione in una iniziativa come la Sua? Secondo Lei è possibile veicolare contenuti alti attraverso un genere come quello proposto dalle librette?
 P.C.: La provocazione sembra tale solo se ci si fa imprigionare nel gioco delle parti, che oggi vige in molti dei campi della vita. Le librette di controra sono una provocazione se osservate dal punto di vista della morale dei cristiani; altrimenti, si tratta di una delle applicazioni più nobili della scrittura, cui tutte le grandi civiltà del passato hanno dato il loro contributo.
Se Lei mi parla di ‘veicolare’ contenuti, non sono d’accordo... Le Librette trasmettono un metodo: la scrittura; e attraverso di essa contribuiscono a mantenere vivo il patrimonio della fantasia – della immaginazione creatrice – che appartiene all’uomo (come promessa di superamento del suo stesso essere uomo). I libri hanno una funzione troppo importante per limitarsi a trasmettere contenuti.
Indirizzo ufficiale della casa editrice: www.lelibrettedicontrora.it

Recensione apparsa su: http://www.clubghost.it/clubghost/articoli/dati/incontri/l/librette,a cura di Antonio dall'Igna, 28/01/2005

 

 

L’EROS TRA RACCONTI LICENZIOSI E SONETTI ANTI-EDUCANDE

In principio furono i “Carmina Priapea” che molti attribuiscono a Petronio (quello già incline nel “Satyricon” al gusto per il licenzioso). Poi vennero racconti e novelle, quartine e sonetti, dal “Decamerone” di boccaccesca memoria alla sfrenata filosofia del boudoir di cui il Marchese de Sade fu profeta incontrastato.
Tra crapule e velluti, incesti e incensi, osannazioni del vizio e denigrazioni dell’educanda virtù, il partito degli autori e dei consumatori della letteratura erotica sembra non aver mai conosciuto periodi bui. E l’unica oscurità, ben lontana da quella della crisi editoriale, è stata semmai regalata dal carattere sotterraneo di certe pubblicazioni.
Oggi, in un clima di liberalizzazione da discount, l’eros torna prepotentemente a rioccupare gli scaffali delle librerie. Con pubblicazioni che, senza inciampare nel volgare, offrono al partito dei vouyeur letterari, lavori nuovi o vecchi cult rivisitati.
[…] Il filone fa proseliti e così anche Pietro Carini della Libreria Ar di largo Dogana Regia (Salerno, n.d.r.) ha deciso di investire energie. Lasciati a riposo, temporaneamente, Evola e Guénon, i librai–editori del centro storico si rimboccano le maniche per diffondere, sul territorio nazionale, una nuova collana editoriale della padovana Anna K. Valerio, “Le librette di controra”. Il primo volume, “Il sorriso di Lulla”, di Fiammetta Oselladori (nome de plume di una misteriosa scrittrice italiana) arriverà a breve sugli scaffali. “L’eros è stato spesso trattato in modo approssimativo da un punto di vista stilistico e paradossalmente, in maniera poco spregiudicata nei contenuti – commenta la Valerio – Noi abbiamo deciso di invertire la rotta”. In pentola bolle anche una raccolta sui cinque sensi e, della stessa autrice, un romanzo breve ma focoso ambientato in carcere. A seguire, cinquanta sonetti di Corinne Furlains, dalla metrica petraccesca ma dai contenuti decisamente hard ed un catechismo erotico per fanciulle in fiore che fa il verso a Flaubert ed alla sua educazione sentimentale. […]

Barbara Cangiano, la Città, 1/10/2004

 
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